RIFLESSIONI SULLA DEMOCRAZIA E SULLA SUA FINE

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Re: RIFLESSIONI SULLA DEMOCRAZIA E SULLA SUA FINE

Messaggio  Davide Selis il Lun Set 12, 2016 11:22 pm

Come si è rimarcato più volte, questo forum non è più tale, non essendo più una sede di dibattito ma un ambito di marca soltanto soggettiva: in questa connotazione supera perfino la maggior parte dei blog. In un blog infatti i lettori di solito intervengono con i loro commenti, ed impegnano l'autore in un confronto, cosa che qui di fatto non avviene [per fortuna!] anche se i canali permangono aperti per la possibilità del dialogo e del contraddittorio.

Questa chiusura in noi stessi è però solo parziale e solo apparente, perché vi sono alcuni amici dotati di spiccato senso critico che ci seguono con passione e ci esternano in privato i loro commenti e le loro osservazioni su quanto scriviamo. Ma la principale garanzia di criticità e di non-soggettivismo per il presente tema, come per tutti gli altri che in “VIVA I BIDELLI” vengono sviluppati, è data dalla personalità stessa dell'autore di queste note. Chi scrive in queste pagine telematiche infatti ha acquisito nella adolescenza, e mai ha abbandonato, una particolare tendenza quasi ossessiva a ricercare, per ogni frammento del proprio pensiero, ogni possibile antitesi, e ad arrovellarsi a lungo nel confrontare ogni termine concettuale con il suo contrario, anzi con i suoi contrari, e con i suoi possibili correttivi. Non sarebbe serio dedicare una pubblicazione al culto del relativo, come qui si è fatto, senza vivere il dramma del relativo nella propria esistenza, da sempre.

Scusatemi se adesso mi esprimo in prima persona, come faccio in particolari momenti: sarò io stesso il principale avversario di Davide Selis, come già è successo tante volte, ed esporrò quegli argomenti ostativi al discorso fin qui condotto, che mi hanno dato un po' di tensione quando li ho intuiti e messi a fuoco (come succede ad un giocatore di scacchi quando esamina tutte le possibili contromosse del suo avversario, per pararne i colpi).

In un altro topic di questo “forum” si è richiamata una canzone degli ultimi anni '70: “Cuba” di Eugenio Finardi. Quel testo rappresenta con efficacia il dubbio che in quell'epoca vissero coloro che in precedenza avevano incarnato l'idealità rivoluzionaria sessantottina, l'ideologia marxista-leninista applicata alla realtà italiana. L'autore del testo, dopo aver ammesso il dubbio che covava in lui e nella sua gente, di aver sbagliato tutto, rassicurava che la fede politica professata negli anni della contestazione non era stata “una utopia”, e che il “crollo del mondo” addosso alle speranze di quegli anni, era solo una apparenza momentanea, era solo “un gioco dell'economia”.
https://www.youtube.com/watch?v=ab9_5G8fowE

Mutatis mutandis:  e se oggi come allora, la caduta dell'ideale politico professato (nel nostro caso, soltanto e modestamente la “democrazia”, perché le idealità più robuste che un tempo animavano l'impegno politico, il “pensiero forte” e le forti speranze di allora, sono DAVVERO tramontati, alla faccia di Eugenio Finardi) fosse solo “un gioco dell'economia” ovvero la sovrastruttura, cognitiva e di sentimento, di una crisi economica, di una involuzione produttiva, di una recessione? Se, tramontato l'ideale comunista, almeno quello democratico fosse destinato a salvarsi e rigenerarsi, e  stesse subendo soltanto una momentanea eclissi per poi tornare a splendere, più lucente di prima perché culturalmente vincitore?

Se le cose stessero solamente così, perderei ogni ambizione di portare molta acqua al mulino della Verità. Quell'acqua che il valoroso Gaetano Mosca aveva portato tanti anni fa, pur rimanendo ignoto alle masse, con la critica teoretica al concetto di democrazia, affogando e disgregando questo concetto, questo falso assoluto, con l'immersione nel fiume, nei canali e nei rigagnoli del Suo illuminante pensiero... quell'acqua che pure scorse invano, per la concezione e per il sentimento comune... quell'acqua "veritiera", sarebbe da me aumentata di un solo bicchiere, al massimo di due. Avrei un minuscolo merito teoretico, nella filosofia politica, nella storia del pensiero, laddove Mosca è stato un gigante. Nel migliore dei casi, sarei citato a caratteri piccoli da qualche estensore di manuali generoso o bendisposto.

Ma la mia ambizione, la mia speranza era un'altra, molto più pratica. Era la speranza di suonare lo svegliarino ad una collettività che dorme e nel sonno vive un incubo, si agita nella ricerca di far quadrare i conti laddove non è possibile. Speravo e spero ancora di accelerare i tempi di un lutto e di un funerale, a livello di mentalità condivisa, perché la massa dei cittadini pensanti sia libera di partorire tutti insieme una nuova ideologia, adatta ai tempi attuali.

E qui sarà la storia a dirci come stanno le cose nel momento presente: se la democrazia, che non è mai esistita ma è sempre stata solo una illusione e una mistificazione, debba tornare  ad essere la stella polare dell'umanità che pensa, progetta e si muove politicamente, o se questa “stella” debba tramontare ed essere sostituita.

La mia intuizione non mi lascia alcun dubbio nel merito di questo dilemma, un dilemma che considero possibile soltanto come astrazione: in un mondo che sta esaurendo le risorse fin qui impiegate per la sopravvivenza e lo sviluppo del genere umano, la democrazia è un lusso (se mai fosse possibile). Occorrerà nel prossimo futuro un leader energico, ed una forza di élite compatta e forse perfino violenta, che imponga scelte drastiche. Ve lo immaginate, mentre una nave affonda, un gruppo di “democratici” che metta in discussione i tentativi di salvataggio del comandante e dell'equipaggio, che li indebolisca con critiche che seminino dubbi nella ciurma o nei passeggeri, o che li ritardi per il semplice gusto del contraddittorio? Fighetti “democratici”, svegliatevi: il mondo ed il genere umano stanno andando a schifìo. Svegliatevi e fatevi da parte.
(Continua)            

Davide Selis

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Re: RIFLESSIONI SULLA DEMOCRAZIA E SULLA SUA FINE

Messaggio  Davide Selis il Sab Dic 03, 2016 12:21 am

Continua:
il secondo motivo di perplessità, e di imbarazzo a prima vista, che ho dovuto affrontare per  prevenire le critiche al mio pensiero, è più tosto ed insidioso, rispetto a quello che più sopra ho trattato (laddove ho trasposto un antico dubbio di Eugenio Finardi ai tempi nostri). Procediamo ancora una volta in ordine temporale: da alcuni decenni gli uomini della strada appassionati alla politica, come il sottoscritto, hanno cominciato a mangiare la foglia. Dai tempi della loggia P2, quelli come me hanno cominciato a capire quanto segue: NON È INTERNO ALLA POLITICA, IL VERO MOTORE DELLE SCELTE POLITICHE; ma è qualcosa che sta a monte della stessa politica, una forza che muove i politici, i quali poi muovono noi, che siamo semplici pedine sullo scacchiere in cui si gioca la partita del cambiamento epocale. E' da alcuni decenni che noi poveri diavoli appassionati alla cosa pubblica, abbiamo capito che dietro le quinte ci sono gruppi di potere nascosti, tutti protesi alla presa di un potere sempre maggiore; gruppi di potere o società segrete che tramano nell'ombra: essi decidono se convenga o meno per i loro disegni, iscriversi al vecchio PSI o alla vecchia Democrazia Cristiana, e quindi a Forza Italia o al PD, e quanti e quali debbano andare in questo o in quel partito, e come conquistarvi posizioni preminenti per condizionarne le scelte. Oppure, queste associazioni nascoste decidono ed attuano i modi per ricattare i capi politici. Alla faccia della purezza ideologica, ieri; della purezza ideale o di programma, oggi. L'uomo della strada come me ha nozioni molto vaghe circa queste entità nascoste che muovono i fili dalla politica. Si sono fatti nel tempo diversi nomi: la CIA, COSA NOSTRA, la MASSONERIA, il VATICANO, l'OPUS DEI, la COMPAGNIA  DELLE OPERE (COMUNONE E LIBERAZIONE)... per finire ai tempi attuali, in cui la forza del male viene identificata con la COMMISSIONE TRILATERALE e con il gruppo BILDERBERG.
Per intuizione, io ritengo che la forza nascosta che muove i fili della politica non sia una sola: credere questo sarebbe una elaborazione paranoica dei nostri lutti (uso quest'ultimo termine nel senso letterale, perché nella storia d'Italia recente si sono compiute delle stragi, nonché  assassinati dei galantuomini). Trovo persuasiva l'ipotesi o tesi di Giulietto Chiesa, circa l'esistenza di un “ponte di comando” (si veda “La guerra infinita”), ovvero di una oligarchia internazionale, prevalentemente ma non esclusivamente statunitense, tutta protesa al mantenimento di condizioni di benessere materiale per una minoranza privilegiata di persone. Un benessere che, per il venir meno delle risorse planetarie che lo hanno fin qui garantito e nutrito per molti, presto non sarà più a disposizione di quei molti (ovvero delle masse popolari che ne hanno finora goduto). Il “ponte di comando” sarebbe una convergenza (lo dico io, non Chiesa) dei gruppi di potere che tramano di nascosto. Ma oggi, si diceva più sopra, si parla quasi esclusivamente di COMMISSIONE TRILATERALE e di gruppo BILDERBERG. Se ne parla molto da pochi anni, da quando Mario Draghi scrisse quella famosa lettera al capo del governo (Berlusconi) ( http://vivaibidelli.forumattivo.com/t511-quella-terribile-lettera-della-banca-centrale-europea-datata-5-agosto-2011 ). Da allora Draghi è visto, non dalle grandi masse, ma nell'immaginario di schiere assai più piccole, definite “complottisti”, come un agente al servizio della cospirazione internazionale che vuole riformare la nostra costituzione per ridurre la democrazia, rendere il potere legislativo più “sbrigativo” e prono  ai  mercati e alla finanza, liberalizzare i servizi nevralgici  che sono ancora pubblici o non improntati a concorrenza, rendere più lontano l'accesso alla pensione per tutti i lavoratori, ridurre gli stipendi per i pubblici dipendenti, favorire i licenziamenti nei settori produttivi. E' noto che Draghi partecipa alle riunioni annuali, tenute rigorosamente a porte chiuse, del gruppo Bilderberg. Ma facciamo un apparente volo pindarico, all'indietro nel tempo. Recentemente è stato diffuso in facebook un estratto del “piano di rinascita democratica” sequestrato a Licio Gelli nel 1985 ( https://www.facebook.com/michelelabriola5s/photos/a.896632683765846.1073741828.896326560463125/1175841702511608/?type=3&theater ) . Una semplice lettura a prima vista dei due documenti che ho appena richiamato, ne coglie le impressionanti coincidenze, concordanze e convergenze; è questo un indizio che corrobora la tesi di una identità o convergenza   di programma, delle entità nascoste che sono impegnate a muovere i fili della politica.
E adesso, un apparente volo pindarico in avanti, fino ai giorni nostri. Mentre scrivo, siamo alla vigilia del referendum sulla riforma costituzionale italiana, fortissimamente voluta dal governo Renzi. Molti si sono chiesti perché in tempi così drammatici per l'Italia, con il lavoro che manca e  lo stato sociale che sta andando a puttane, il capo del governo si batta alla morte per una riforma costituzionale. L'unica risposta attendibile a questo impressionante quesito l'ha data Raniero La Valle, e si è diffusa ancora una volta tramite facebook, canale tanto prezioso quanto frivolo (per quella eterna ambiguità e polivalenza delle cose umane, che è il nostro filo conduttore più fondamentale): https://www.facebook.com/ranierolavalle/posts/10202121565278020. Anche Renzi dunque sarebbe allineato e complice, o succube, di quei poteri che vogliono una Italia asservita ai potentati e alla finanza internazionale. E' noto che noi “bidelli” ci siamo schierati per il NO al referendum. Pare un paradosso: noi, con i paladini della Democrazia, come Marco Travaglio, che sta conducendo una lotta atletica quanto meritoria (il miglior Travaglio, decisamente, sempre coerente con le sue proposizioni citate all'inizio di questo topic) perché la riforma renziana venga bocciata dal popolo. Noi, proprio noi, ci siamo messi con gli ultimi, strenui, disperati difensori della democrazia. Noi, ai quali non dispiacerebbe affatto che tutti i poteri si unificassero per un certo arco di tempo, sotto la guida di una dittatura illuminata, per la salvezza del genere umano e del pianeta che lo ospita. Noi con i sognatori, noi con gli idioti. Perché? A carte scoperte, come sempre: la riforma renziana, un prossimo domani forse saremo noi a volerla, ed anzi a volerne un'altra ancora più spinta. Oggi, no. Oggi, è uno strumento utilizzato da forze mostruose, dai nostri nemici, non per la salvezza dell'umanità, ma per la salvezza dei privilegi dei potenti-egoisti. Oggi è un canale per l'umiliazione e l'impoverimento, la agonia e la morte dei poveri, dei deboli, della nostra gente, di coloro che noi amiamo, e che noi stessi siamo. Se esistesse, e fosse cresciuta una forza “buona”, “sana”, di potere occulto, come ipotizzava qualche anno fa il blogger Franz ( https://franzblog2.wordpress.com/2012/09/07/unonda-anomala/ ), se fosse cresciuta al punto da prendere il sopravvento sulle componenti negative del potere occulto, e fosse protesa  totalmente al rispetto dell'ambiente e alla salvezza del genere umano, noi non potremmo che assecondarla e promuovere una riforma ancora più “antidemocratica” di quella renziana, oggi voluta dai poteri forti europei e mondiali. Ma questa “massoneria buona”, se esiste, ancora non ha preso il sopravvento. La riforma renziana dunque diventerebbe oggi il canale per torbidi e perfidi interventi contro di noi e contro quelli che amiamo. Quindi, chiudiamo subito quel canale, alleandoci con Travaglio e con molti altri brillanti imbecilli.
Ma un punto mi preme chiarire: alle regole del gioco “democratico” sancite dalla nostra bella Costituzione, che è una meravigliosa poesia, io sono affezionato. Se fosse già presente sulla scena, o meglio “dietro la scena”, quella massoneria buona o salvifica di cui dicevo, non compirei il crimine di ostacolarla. Accetterei dunque una riforma costituzionale antidemocratica, per salvare l'uomo ed il pianeta. Ma la mia preferenza assoluta sarebbe mantenere la Costituzione attuale, che è tanto garantista per la povera gente e la sua dignità, integrandola con la “dittatura a termine”, una magistratura straordinaria conforme all'insegnamento degli antichi romani, nostri saggi antenati. Una “dittatura a termine” per tempi brevi, o comunque rigorosamente programmati: con la libertà non si scherza.
E' terribile l'equivoco dei tempi nostri attuali: nelle scelte da farsi “qui-ed-ora”, la democrazia si presenta associata ad ideali che noi stessi incarniamo, come la libertà, la socialità, la difesa dei poveri e dello stato sociale, un certo socialismo... Ma se fosse già presente come antagista dei potentati oligarchici mondiali, quella “massoneria buona” di cui dicevo, e fosse già molto potente, tanto potente da poter prendere il sopravvento sui nemici finanziari-capitalistici-egoistici-distruttivi, mi piacerebbe che nella partita a scacchi ideale, questa forza facesse una mossa audacissima: “OK, NO ALLA DEMOCRAZIA, SI ALLA COSTITUZIONE NUOVA”. Mi piacerebbe che lo scontro con i potentati globalistici fosse improntato ad altri valori, come la socialità e la qualità della vita del popolo, e non alla democrazia, che non potrà essere difesa all'infinito: è già in irreversibile agonia. Con buona pace di Travaglio, e degli arroganti fighetti del dissenso, brillanti e miopi come lui.

Davide Selis

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