BETTINO E GIANFRANCO

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BETTINO E GIANFRANCO

Messaggio  Admin il Dom Set 27, 2009 5:06 pm

Quando Bettino Craxi governava in Italia e nel suo partito, ed era ancora saldo in entrambe le selle, un mio autorevole amico politologo, al quale ho fatto più di un riferimento in altri post, mi offrì una delle sue sentenze illuminanti. Questo amico era cattolico, aveva fatto la Resistenza e suppongo che fosse pure intimamente socialista, un socialista di vecchio stampo (ma questo non l’ho mai appurato).

Mi disse più o meno il mio autorevole amico: “A me non piace questo modo di governare, di interpretare l’azione politica, non mi piace la mentalità né lo stile di Craxi. Bettino è tutto proteso a cogliere i bisogni, le richieste più immediate del popolo, ad ascoltare per così dire “la pancia” della gente, e quindi ad esaudire questi desideri immediati, immediatamente.

Ma le nostre “coccinelle” (credo che si chiamassero così le ragazzine equivalenti ai “boy scout”, comunque intendo riferirmi a loro) non sono immediatamente contente quella volta che le facciamo alzare presto per portarle a vedere il sole che sorge. Dopo aver fatto questa esperienza, però, sono molto contente, e preferiscono di gran lunga di averla fatta, a discapito della primitiva preferenza immediata, che era quella di restarsene a dormire.”
(Continua)


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Re: BETTINO E GIANFRANCO

Messaggio  Admin il Lun Set 28, 2009 7:05 pm

Progettando di scrivere questo post, ho contattato quel mio vecchio amico per avere da lui qualche esempio della sua tesi. Gli ho chiesto cioè di farmi almeno due esempi di casi storici concreti in cui Bettino Craxi si fosse comportato nel modo criticato dal mio stesso amico tanti anni prima, nel nostro dialogo coevo.


“E’ difficile per me risponderti”, mi ha detto il mio politologo, “perché io non ricordo un solo caso in cui Craxi si sia comportato diversamente” ovvero non abbia privilegiato la pancia del popolo, il suo impulso più immediato, la richiesta “hic et nunc”, a discapito dei bisogni più nobili, etici, di cui il popolo pure è portatore, quelle istanze che spesso richiedono un poco di aiuto da parte di una guida politica, per emergere, pervenire alla luce della coscienza e quivi rinsaldarsi.


Certamente non tutto l’operato di Bettino fu disgustoso, nemmeno per i suoi critici più intransigenti. Scrisse Giuseppe Salvadore che egli apprezzò il “Craxi di Sigonella”, ed io condivisi questo giudizio. Io metto in elenco un altro passo quasi eroico di Bettino, sul quale Giuseppe non è d’accordo: apprezzai e tuttora apprezzo il Craxi di S.Valentino, quello che concordò con la CISL e con la UIL una certa misura di contenimento della scala mobile.


Ma si tratta di comportamenti positivi che non eludono la critica più sopra formulata: il Craxi di Sigonella fece pur sempre una mossa popolare, e quello di San Valentino ne fece una che la maggioranza della popolazione avrebbe poi mostrato di preferire.


Aggiungo: nel Craxi di Sigonella non palpitava un cuore etico o nazionalistico o sociale, la scelta fu dettata da una esclusiva valutazione politica o politicistica, di convenienza politica interna.


Il Craxi di San Valentino non era animato dalle nobilissime spinte ideali e sociali di Tarantelli, Carniti e Benvenuto, ma da una fredda valutazione di opportunità politica. E forse anche politicistica, se può essere rivoltata contro Craxi l’accusa che il campo “socialista” di allora rivolse ad Enrico Berlinguer: l’accusa di voler usare la “clava” della scala mobile per abbattere Craxi. Forse, era *pure* vero il contrario: che Bettino volesse usare la scala mobile per infliggere una pesante sconfitta al PCI.
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Re: BETTINO E GIANFRANCO

Messaggio  Admin il Gio Ott 01, 2009 4:40 pm

Continua:

L’ipotesi di lavoro che ho assunto, di una persistente demagogia nell’operato politico di Bettino Craxi, necessiterebbe di essere corroborata da un congruo numero di esempi concreti, per cessare di essere una ipotesi e divenire una tesi.


Ma tentando di ripercorrere nella memoria la storia ancora recente, di Craxi prestigioso leader, non ancora disarcionato, mi ritrovo nello stesso imbarazzo in cui ho messo il mio autorevole amico che mi fornì tanti anni fa lo spunto di pensiero che qui ed ora tento di sviluppare. Non riesco a trovare un solo caso in cui Bettino sia stato ai miei occhi non demagogico, ma democratico e sociale, “socialista”.


Citerò solo i primi casi che mi vengono alla mente, in ordine sparso, ed attenderò poi altre citazioni di conferma, oppure confutazioni:
- Aver restituito la festività dell’Epifania agli studenti italiani, agli insegnanti, ai BIDELLI ed al personale amministrativo delle scuole, fu decisamente una mossa popolare. Entusiasmò non solo le numerose e folte categorie più sopra elencate, ma anche le loro famiglie.


Entusiasmò milioni di persone, senza scontentare quasi nessuno. Perfino io, che non sono più nel mondo della scuola da tanti anni, provai, a livello emotivo, una sorta di commozione. Era ancor viva nel “fanciullino” che c’è in me la ferita prodotta tanti anni prima da governi democristiani, che avevano deturpato le tradizionali lunghe vacanze di natale.


Ma il mondo cattolico più dotto ed illuminato storse il naso. Il dato a fondamento della festa dell’Epifania è noto in modo solo approssimativo all’opinione pubblica, pochissimi sono in Italia gli studiosi di questo tema. In ogni caso, l’Epifania come festa non era stata minimamente abolita dalla Chiesa, ma semplicemente trasferita alla domenica successiva. Il mondo cattolico non aveva nulla da chiedere al governo, nulla da rivendicare.


Che cosa fece Craxi ? Utilizzò una festa cristiana, la strumentalizzò per la propria gloria politica, per accontentare “la pancia” di molti italiani. Demagogia allo stato puro.(Continua)


Ultima modifica di Admin il Mar Feb 22, 2011 7:19 pm, modificato 2 volte

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Re: BETTINO E GIANFRANCO

Messaggio  Admin il Ven Ott 02, 2009 7:53 pm

Continua:

Una “perla” del comportamento demagogico di Bettino, demagogia allo stato puro, fu offerta dal nostro al di fuori del suo campo di attività istituzionale (ma si tratta pur sempre di un comportamento politico, in senso lato…).


In un gioco televisivo condotto da Enzo Tortora era impegnata, come ospite o come concorrente, una anziana signora molto lucida e brillante, la quale era divenuta la leader di un movimento di anziani non più autosufficienti e sistemati in case di riposo. Questa signora rivendicava l’impossibile: ragioni molto umane ma non sostenibili dal punto di vista economico. Pretendeva che al momento di ricoverare un anziano in un istituto apposito, lo Stato si facesse carico non solo di offrirgli una assistenza sanitaria ed umana perfetta e premurosa, affettuosa, ma anche di consentire a questo anziano ricoverato (e a tutti gli altri) di trasferire i propri mobili nella casa che lo avrebbe ospitato negli ultimi anni della sua vita.


Piombò a sorpresa come un falco Bettino, con una telefonata. Sostenne a spada tratta le ragioni della vecchia signora, ragioni umanamente ineccepibili ma inattuabili, ragioni che nessuno può realizzare nell’opera di governo ma che è facile strombazzare dall’opposizione. La leader degli anziani ricoverati in case di riposo non era nata ieri (!) e non ci cascò, non si fece ingannare dalla performance demagogica di Bettino. Lo inchiodò: “queste parole di solidarietà generica io le ho sentite tante volte, da lei non voglio parole ma FATTI”. Dopo qualche botta e risposta che lo vide sempre più annaspare, di fronte all’interlocutrice che continuava a rifiutare le belle parole e ad esigere i FATTI CONCRETI, a Craxi non restò altro da fare che ritirarsi, per nulla in buon ordine, con un ultimo commento, che suonava così “nemmeno io ho fiducia nel governo attuale, ma io non sono al governo”.


Io rimasi stomacato da questo comportamento di Bettino, e a quell’epoca non potevo conoscere ancora Cerasoli, il quale politicamente parlando non esisteva ancora. Oggi, ripercorrendo con la memoria questo ed altri episodi, mi viene in mente, come associazione immediata, il Gianfranco della riqualificazione: quel Gianfranco che la riqualificazione apparentemente non la voleva, e che ha lasciato che si sporcassero gli altri perchè era certo che gli altri lo avrebbero fatto, e poi ci ha lucrato politicamente al massimo, pur mantenendosi vergine e migliore agli occhi di chi gli crede.

(Continua)

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Re: BETTINO E GIANFRANCO

Messaggio  Admin il Mar Ott 06, 2009 8:40 pm

Continua:

Quanto vado a scrivere ora mi riapre una ferita, ma ritengo conveniente sopportare uno stato di disagio e di malessere pur di sviluppare la mia tesi, una tesi che (almeno io) ritengo importante svolgere e sostenere. La mia famiglia ere particolarmente affezionata al compianto Aldo Moro. Mio padre lo aveva ben conosciuto di persona, io e mio fratello lo ammiravamo come statista, io ne condividevo più di un passo e più di un pensiero e per molto tempo fui considerato un “moroteo” esemplare. Quando il povero Moro fu rapito, a casa mia furono giornate di angoscia. Mentre tutta l’Italia si divideva sulla questione nevralgica, se accettare o meno le condizioni dettate dalle brigate rosse, e se accettare o meno una trattativa con quella organizzazione, anche nella mia famiglia si era divisi (ma solo concettualmente). Mio fratello ed io eravamo, pur con molta sofferenza, per la linea intransigente adottata dal governo (= con i terroristi lo Stato non può trattare) e sostenuta anche dal PCI, il mio compianto genitore avrebbe voluto invece che quella vita in pericolo venisse salvata ad ogni costo.


La popolazione italiana a grandissima maggioranza, se io non ricordo male, condivideva la linea governativa della fermezza. Tutte le forze politiche che contavano erano per l’intransigenza, con l’eccezione del PSI di Bettino Craxi. Quest’ultimo sosteneva la possibilità di un patteggiamento, e di qualche concessione alle brigate rosse per salvare la vita di Moro.


Questa posizione non aveva a parer mio nulla della purezza motivazionale del mio povero padre e di tanti altri buoni italiani.


Craxi allora non era ancora al governo, e non credo affatto che se la stessa tragica vicenda si fosse svolta alcuni anni più tardi, quando egli era divenuto primo ministro, avrebbe assunto la stessa posizione “possibilista”.


Non mi convince la posizione di uno che sembrerebbe portare in politica una carica di “compassione” paragonabile a quella di Bob Kennedy, ma lo fa una volta sola, quando c’è da “fare cassa”.


Quante altre volte Craxi ha testimoniato una “compassione” in politica ? quante altre volte si è speso PER SALVARE UNA VITA UMANA A TUTTI I COSTI ? Se uno valuta tanto la sopravvivenza individuale, se la valuta al punto di abbassare la dignità dello Stato e la futura sicurezza dei suoi cittadini, se la valuta più di certi principi e valori che dovrebbero essere la spina dorsale di ogni parlamentare, questa SUPERVALUTAZIONE la si percepisce bene nel suo operato, nei suoi comizi, nei suoi programmi elettorali. In Craxi, questa mentalità nessuno mai la percepì, né PRIMA, né DOPO la tragica vicenda che stiamo rievocando con un filo di angoscia.


Sono convinto dell’ipotesi peggiore: Craxi “fece cassa” politicamente, si mise nella posizione felice per raccogliere le simpatie ed il consenso di una fetta considerevole della pubblica opinione italiana, senza nulla rischiare, perché era evidentissimo che la sua linea non avrebbe prevalso, e quindi nessuno mai gli avrebbe potuto rinfacciare conseguenze negative.


Politicismo squallidissimo, io ne sono del tutto convinto. E questa tattica craxiana mi ricorda quella cerasoliana sulla riqualificazione, criticata in precedenza. Il Bettino del caso-Moro mi richiama il Gianfranco della riqualificazione, ma anche il Gianfranco del Primo Maggio 2004 ed il Gianfranco del turno di notte di ieri e di oggi, nonché altri disgustosi Gianfranchi. Riprenderemo il discorso…
(Continua)


Ultima modifica di Admin il Mar Feb 22, 2011 7:25 pm, modificato 1 volta

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Re: BETTINO E GIANFRANCO

Messaggio  Admin il Gio Ott 08, 2009 6:57 pm

Continua:

I “disgustosi Gianfranchi”, sui quali si concludeva il post precedente, sono parecchi.

Non potendo denunciarli tutti alla pubblica opinione di questo forum, ne sceglieremo uno emblematico, uno spettacolare. Per chi non avesse letto la parte che precede questa analisi retrospettiva del peggior Cerasoli, ripeteremo soltanto il concetto di fondo che introduce le presenti note: consiste in una tattica spregiudicata per acquisire vantaggi politici, il comportamento cardine che accomuna BETTINO CRAXI e GIANFRANCO CERASOLI. Questa prassi politica fu definita anche nei forum, se io non ricordo male e non ho frainteso certe critiche più o meno velate di alcuni oppositori, fu definita “il gioco del cerino acceso”. Si tratta di addossare alle forze politiche concorrenti la responsabilità di qualcosa che non piace, o non piace del tutto, o non piace soltanto, alla pubblica opinione. Fingere di volere il contrario, quando si vuole lo stessissimo esito che gli altri in maggioranza perseguono, e che sarà inevitabile. Lasciare che si sporchino gli altri, e rimanere puri e vergini, anime belle agli occhi della pubblica opinione.

L’episodio emblematico al quale mi riferivo più sopra, avvenne il PRIMO MAGGIO 2004.

Ripercorriamo gli eventi: siamo alla fine di marzo, si avvicina la festività del Primo Maggio che l’amministrazione vuole “celebrare” con una apertura al pubblico dei luoghi d’arte, realizzandola come progetto per remunerare i lavoratori della rinuncia al godimento di una festa tanto sentita.

Il tempo stringe, e l’amministrazione convoca le organizzazioni sindacali per concordare il progetto, che potrà essere attuato solo dopo le contrattazioni in periferia, nelle singole sedi di lavoro.

Nella riunione del primo Aprile, la UIl si dissocia dal progetto di apertura, come potete leggere nella circolare ancora reperibile nell’archivio del sito UILBAC.

Circolare N° 857.04

Del 01/04/2004

Copio ed incollo le motivazioni di questa scelta dal documento che ho appena citato:

DICHIARAZIONE UIL



La Uil Bac esprime tutta la propria insoddisfazione per la presentazione dei progetti relativi alle aperture museali serali perché ancora una volta l’unica proposta avanzata riguarda la mera apertura serale senza alcun collegamento con le altre strutture dell’amministrazione che avrebbe potuto dare il senso di una svolta alla proposta complessiva.

Inoltre la riproposizione delle aperture a soli 7 giorni dagli appuntamenti più vicini non permette lo svolgimento della consultazione dei lavoratori nonché l’effettuazione delle contrattazioni locali.

A ciò si aggiunge il fatto che a tutt’oggi sono irrisolti alcuni temi importanti nonché gli impegni assunti a seguito degli accordi del 16 aprile 2003 che per questa organizzazione rappresentano una priorità assoluta quali:

· Avvio delle procedure di stabilizzazione dei Giubilari e degli Atm

· Rispetto dell’accordo relativo al regime delle assenze del personale precario

· Rispetto dell’accordo relativo al pagamento dei compensi relativi agli interessi legali e rivalutazione monetaria ex l.312/80

· Rispetto dell’accordo dell’11 marzo 2002 con l’eliminazione delle differenze retributive tra i diversi dipendenti dell’amministrazione

· Modifiche del regolamento di organizzazione del Ministero che prevede l’affidamento di attività e servizi ai privati

· Grave carenza di personale per garantire le aperture ordinarie di Musei ,aree archeologiche,Archivi e Biblioteche per i giorni feriali e festivi

· Ritardi dei processi di riqualificazione

Per i motivi suesposti la Uil coerentemente al rispetto che porta verso i lavoratori non ritiene che ci siano le condizioni per poter firmare i progetti presentati dall’amministrazione.

Roma 1 aprile 2004

Gianfranco Cerasoli

Enzo Feliciani

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Re: BETTINO E GIANFRANCO

Messaggio  Admin il Sab Ott 17, 2009 4:14 pm

[size=18]Continua:

Ho fatto una ricerca nel pregevole archivio telematico della UILBAC, con particolare riferimento alle circolari emanate negli anni critici 2002, 2003, 2004.

Non è facile decifrare il linguaggio “sindacalese”, e soprattutto quando i documenti non sono più attuali, ed inoltre superati da eventi storici successivi. Ma, se io non ho preso abbagli, credo di dover concludere che LE PRINCIPALI RAGIONI RIVENDICATIVE, CHE DETERMINARONO IL RIFIUTO DELLA UIL A SOTTOSCRIVERE LE APERTURE PER IL PRIMO MAGGIO 2004, NON FURONO SUPERATE NEGLI ANNI SUCCESSIVI.

Allora perché nel 2005, NEL 2006, NEL 2007, NEL 2008 la UIL non fu contraria al super-progetto del PRIMO MAGGIO ?

Fino all’ottobre del 2007 i precari “giubilari” non vennero stabilizzati in ruolo, ed il dramma degli “ATM” ancor oggi non si è concluso. Gli interessi legali e la rivalutazione monetaria ex L.312/80 ancora non si sono visti. Circa l’affidamento ai privati di attività e servizi abbiamo fatto dei passi indietro, e riguardo alla “Grave carenza di personale per garantire le aperture ordinarie di Musei ,aree archeologiche,Archivi e Biblioteche per i giorni feriali e festivi”, pure su questo punto siamo peggiorati ulteriormente. Per quanto concerne i “Ritardi dei processi di riqualificazione”mi pare che ve ne siano ancora…

Perché la UIl si oppose al “progettone” nel 2002 e nel 2004, ma non negli altri anni ?

D’altra parte, non occorreva avere l’intelligenza politica di un Gianfranco Cerasoli per capire in anticipo che la sola UIL nel 2004 non sarebbe riuscita a fermare le aperture, tenendo conto della maggioranza numerica costituita dalle altre due sigle confederali coalizzate e considerando pure il fascino del “super-gettone” in gioco, per tutti i lavoratori interessati

Ora, se la motivazione di Cerasoli nel 2004 era un puro “sdegno morale”, se ne sarebbe vista traccia anche negli anni successivi al 2004. Se la motivazione invece era prettamente rivendicativa, ovvero sindacale, vi sembra un comportamento congruo combattere UNA GRANDE BATTAGLIA PER I TEMI PIU’ IMPORTANTI con una tattica che si prefigura PER NECESSITA’ PERDENTE ?

Per spiegarmi il paradosso cerasoliano del Primo Maggio 2004 io non so trovare altra chiave interpretativa, oggi, che il “gioco del fiammifero acceso” ovvero “scuola di Bettino”. Gianfranco si batté per la “chiusura” del Primo Maggio, ben sapendo che avrebbe perduto e confidando di perdere. I lavoratori interessati al gettone non lo avrebbero perduto, e quindi non vi sarebbe stato nessun prezzo politico da pagare, come malcontento della base. Gianfranco avrebbe intascato gratis, lui e solo lui, il consenso, entusiastico quanto immeritato, di alcuni idealisti ingenui come che scrive queste note, e soprattutto delle moltitudini di precari, molti dei quali lo vedono ancora come un santo protettore.

(Continua)

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Re: BETTINO E GIANFRANCO

Messaggio  Admin il Sab Ott 24, 2009 6:08 pm

Continua:

Ricapitoliamo:

La dirigenza della UILBAC, ovvero Gianfranco Cerasoli, tiene una linea rivendicativa che appare contraddittoria: nell’anno 2004 “boicotta” le aperture degli istituti in occasione della festa del Primo Maggio, denunciando certe gravi inadempienze dell’amministrazione o del governo. Negli anni successivi, senza che queste inadempienze siano venute meno, senza che siano venuti meno i motivi del disagio e della sofferenza dei lavoratori (che sono in certi casi addirittura aumentati), Cerasoli sottoscrive le aperture per il Primo Maggio e addirittura se ne vanta nel suo forum.

Qualcuno potrebbe dire che la mia accusa di politicismo, di “gioco del fiammifero” o tattica craxiana, non è dimostrata, e che si può pensare ad una azione sindacale diversificata, per tentativi, che non vuole chiedere ai lavoratori sempre lo stesso sacrificio, se oltretutto questo sacrificio è già stato vanificato una volta.

Ma c’è un altro tassello da aggiungere, per ricostruire la mia personale esperienza di questi fatti storici.

Ricordo che quando si fecero le trattative decentrate, a livello di singoli istituti, per realizzare le aperture straordinarie del Primo Maggio 2004 sotto forma di progetti finalizzati, la Uil si presentò gagliarda a tutti i tavoli, in tutti i territori, fiera del suo NO (ma confidando forse nella vittoria del SI).

Pure a Bologna la UILBAC disse NO, per bocca del suo/mio coordinatore territoriale, che è sempre stato coerentemente fedele alla linea ufficiale del sindacato, dettata dalla Segreteria nazionale. Ma qualcosa non andò per il verso giusto, a Bologna, e forse anche in qualche altro territorio. La seduta di contrattazione era stata convocata ed allestita troppo in fretta, perché il tempo stringeva, e vi furono dei difetti formali di procedura. A queste irregolarità si appigliò un funzionario ostile all’apertura del primo maggio, il quale poté facilmente far invalidare la riunione, che risultava illegittima. Non vi era più il tempo materiale per rimediare con una nuova convocazione delle parti, e quindi, in assenza di una adeguato accordo-delibera sul territorio, l’apertura del primo maggio 2004 per la Pinacoteca di Bologna non poté essere realizzata, benché riscuotesse l’assenso e la disponibilità della maggior parte dei lavoratori interessati.

Questi lavoratori interessati, visto il fallimento (del tutto a sorpresa) di una grande oppportunità di guadagno, ne ritennero responsabile l’unica forza che si era schierata ufficialmente contro l’apertura, ovvero la UILBAC. E fecero sentire il loro “malumore” al mio coordinatore territoriale, il quale in questo caso aveva l’unica “colpa”della propria fedeltà a Cerasoli.

Il coordinatore di cui trattiamo è un uomo che da giovane è stato un vero atleta ed ha praticato con successo diversi sport. Eccelse anche nel calcio, anche se non volle mai andare oltre il livello dilettantesco. Tuttavia, anche all’interno di questi limiti amatoriali, il nostro personaggio mai avrebbe rifiutato di vincere una partita importante per un caso fortuito, come ad es. un autogol degli avversari. In politica, dove non entrano in gioco i soldi ma il POTERE ed il PRESTIGIO, che sono molle motivazionali ancora più importanti (per quasi tutti gli uomini e credo anche per il nostro), questi sarebbe ancor meno schizzinoso e non disprezzerebbe di vincere una battaglia nevralgica anche per “un colpo di culo”. Questo era successo: a Bologna a sorpresa vinceva la UIL, benché non avesse la maggioranza dei consensi. Ma anziché inorgoglirsi e farsene un trofeo [proseguendo nella similitudine con il gioco del pallone, Helenio Herrera soleva dire che negli albi del calcio un giorno ci sarebbe stato scritto “INTER”, non “COME ( ossia come la vittoria di una importante competizione fosse stata conseguita)”], il nostro andò momentaneamente in crisi. Di questo stato d’animo di frustrazione, scoramento e stanchezza vi è traccia negli archivi del forum UILBAC, se gli amministratori di quel forum non hanno modificato il topic in questione. Ricordo che io confortai il mio coordinatore, con un post nello stesso topic che conteneva le sue esternazioni, rammentandogli che portava pur sempre a casa una vittoria. Io allora non capivo la causa dell’incrinatura del mio responsabile territoriale, oggi credo di capirla: LA UIL (nella cui tattica il nostro sindacalista era totalmente coinvolto per disciplina sindacale, come sarebbe capitato a me se fossi stato al suo posto) VOLEVA PERDERE, NON VOLEVA VINCERE. Voleva perdere per non dover render conto di nulla ai lavoratori incazzati per un mancato guadagno. La segreteria UILBAC volle tentare la tattica del fiammifero acceso, ed in questo caso si scottò il dito. Forte di questo insegnamento dell’esperienza, CERASOLI NON VOLLE MAI PIU’ TENTARE DI OSTACOLARE LE APERTURE PER IL PRIMO MAGGIO.

Sono consapevole che non ho dimostrato nulla, e so bene che il mio coordinatore territoriale non confermerà mai la mia dietrologia, e la commenterà, nel migliore dei casi, come una fantasticheria malata.

Questa mia tesi è una mia esclusiva elaborazione mentale ed è soltanto argomentata, non verificata. Ma è nei rischi della democrazia, nella quale tutti crediamo, è nei rischi della democrazia che molti credano a Cerasoli, ed anche che qualcuno si lasci convincere da Selis.

(Continua)


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