In favore delle gabbie salariali

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In favore delle gabbie salariali

Messaggio  nebbia il Ven Set 25, 2009 5:41 pm

Ho scelto un titolo volutamente chiaro per questa discussione, per evitare equivoci. Io sono nettamente ed inequivocabilmente favorevole alle gabbie salariali ( o “salari localmente differenziati”, o come vi va di chiamarle, basta capirsi) e voglio spiegare perchè, sentendo anche i perchè di chi non la pensa come me.

Non voglio provocare travasi di bile a nessuno e per questo ho aspettato che la discussione a livello nazionale si affievolisse (molto più logico per Repubblica parlare di diciottenni e festini che delle tasche degli italiani...) e gli animi si calmassero. Quando la Lega ha lanciato il sasso, infatti, c'erano state levate di scudi pazzesche da parte sindacale e se avessi detto la mia allora su un qualsiasi forum sindacale, come minimo mi avrebbero cancellato il messaggio, bannato e ricoperto d'insulti. Ed allora eccomi qui, in un forum “minore” e a bocce ferme, nella speranza di fare una discussione serena e pacata sull'argomento.
Non sarò assolutamente breve, perchè voglio affrontare la questione in modo serio e approfondito. Siete avvisati.

nebbia

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Re: In favore delle gabbie salariali

Messaggio  nebbia il Ven Set 25, 2009 5:41 pm

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Il problema riguarda sia chi lavora nel pubblico che chi lavora nel privato, ma il problema è più forte per chi è nel pubblico.
Perchè sì alle gabbie salariali? Io ribalto la domanda: perchè no? Dove vivo io la vita costa il doppio che nella stragrande maggioranza d'Italia. Allora perchè devo prendere lo stesso stipendio di chi vive là dove la vita costa la metà?

Si dice: a lavoro uguale, salario uguale. Ma sant'Iddio, è PRECISAMENTE per questo che servono le gabbie salariali! Adesso il mio salario reale NON è uguale a quello di un collega che so, pugliese, o napoletano, calabrese ecc. Nominalmente sì, lo è, ma realmente no. Sulla carta è identico, nei fatti io prendo la metà.

Per capirci, da me 1 litro di latte (scremato e a lunga conservazione, che fresco e intero costa ben di più) costa 1,68 euro. Un kg di pane (al supermercato) il mese scorso l'ho pagato 6,20. Una pizza margherita e birra al tavolo in genere costa 15-20 euro (solo il coperto 2 euro). Per un mazzolino di rapanelli al mercato la scorsa settimana mi han chiesto 3 euro. Posso continuare all'infinito.
Al sud (e in alcune zone del nord, certo) i prezzi sono molto ma molto inferiori. Lo so per averli visti coi miei occhi e per le parole di amici, conoscenti e colleghi del sud. Ogni volta che un amico di giù viene a trovarmi resta sconvolto da quanto è cara la vita qui e invariabilmente mi chiede “Ma come fate a sopravvivere con sti prezzi?”
Col mio stipendio nella mia città posso comprare faccio per dire, 100 kg di pane, 20 litri d'olio e 500 kg di patate. Con lo stesso stipendio un collega che so, di Crotone ci compra 600 kg di pane, 50 litri d'olio e 1500 kg di patate. Io il ristorante, il cinema, i divertimenti non so cosa siano. Lui può permetterseli. Non tutte le sere, certo, ma molto più di me.
E mi venite a dire che abbiamo uno stipendio uguale? Non è uguale, perchè il mio tenore di vita è nettamente inferiore a quello del collega. Nei fatti è come se io a parità di lavoro prendessi meno soldi.

A lavoro uguale, uguale stipendio REALE! E' una questione di giustizia, di equità. Poi se non si ha un'uguaglianza perfetta pazienza, l'importante è che si riduca la differenza che c'è adesso che francamente è davvero troppa!


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nebbia

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Re: In favore delle gabbie salariali

Messaggio  nebbia il Ven Set 25, 2009 5:42 pm

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Ho sentito sindacalisti dire: non s'è mai visto che lo stesso lavoro sia pagato in modo diverso dalla stessa azienda. Ma a parte che c'è GIA' differenza, nello stipendio reale, dicendo questo mentono spudoratamente.

Solo per restare nel settore pubblico, sapete se i pochi e fortunati ricercatori italiani che lavorano in laboratori esteri (ma restando in carico agli enti di ricerca italiani) prendono uno stipendio uguale a quello che prenderebbero facendo le stesse attività in Italia? Se non lo sapete ve lo dico io: no. Prendono un quid in più per compensare l'eventuale maggior costo della vita che c'è nel Paese dove vanno a lavorare. Sapete se i dipendenti del Ministero degli Esteri prendono uguale sia in Italia che in ambasciata all'estero? No, chi va all'estero prende di più se il costo della vita in quel Paese è maggiore (e non da ieri, ad es. guardate questo decreto del 1998 http://www.esteri.it/MAE/normative/dlegge27.2.98.pdf). Potrei continuare.
Le normative che prevedono stipendi maggiori dove la vita è più cara sono chiarissime in proposito: “L'indennita' di servizio all'estero non ha natura retributiva essendo destinata a sopperire agli oneri derivanti dal servizio all'estero ed e' ad essi commisurata. … I coefficienti di sede sono fissati … sulla base del costo della vita”
E non sto a scomodare i tristemente famosi vigili di Campione d'Italia... (vedi Report)

Tutto questo avviene con il pieno avallo dei sindacalisti di quei settori, ben lieti di dare di più a chi deve pagare di più per vivere. Allora perchè tanta ipocrisia? Perchè si dice che è uno scandalo pagare in modo differenziato lo stesso lavoro, se in una città lo stesso stipendio non garantisce lo stesso tenore di vita che in un'altra?
Perchè qui non c'è di mezzo un confine? Ma è un confine tracciato per terra che fa la differenza, o il principio di giustizia che fa da guida, che è sempre “uguale lavoro, uguale tenore di vita?”


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Re: In favore delle gabbie salariali

Messaggio  nebbia il Ven Set 25, 2009 5:43 pm

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Si dice: le gabbie salariali non van bene perchè si creerebbero cittadini di serie A e di serie B. Questo argomento mi manda in bestia perchè i cittadini di serie B esistono già! Sono quelli del nord che lavorano per lo Stato e il settore pubblico in generale. Il collega del sud fa il nostro stesso lavoro, spesso in uffici con l'organico ben coperto e si mantiene dignitosamente. Noi dobbiamo fare le stesse cose che fanno loro, lavorando in uffici con carenze d'organico del 30% e più, e prendiamo uno stipendio letteralmente da fame. Se non è essere trattati da lavoratori di seconda classe questo, non so cosa lo sia...


Ho sentito sindacalisti dire che quella delle gabbie è una boutade della Lega che crea problemi inesistenti e che nessuno pone. Ed è assolutamente falso. La Lega ha solo dato voce a una cupa protesta che montava, sempre più feroce, sempre più condivisa sebbene inascoltata, da anni.

Da sempre si sa che la vita costa di più al nord. Da sempre allo statale del nord non va giù di vedere il collega del sud che riesce a mandare tranquillamente la figlia all'università a Bologna o Milano e a mantenere la famiglia giù, mentre lui non riesce a fare altrettanto (se la figlia fa l'università fuori sede lui non riesce a pagare l'affitto). Da sempre si sa che lo statale al sud prende uno stipendio “da star bene” mentre quello del nord prende lo stesso stipendio, che però qui è “uno stipendio da pezzente”: quante volte mi sono sentita dire da amici operai che loro prendevano molto più di me, funzionaria di Soprintendenza?
Ma fino a prima della crisi questa situazione un po' si trascurava, un po' si riusciva a sopportare. I genitori, il coniuge, i figli che lavoravano, tutti davano una gran mano a raggiungere fine mese... dava fastidio che lo statale aiutasse poco il bilancio familiare, ma non era una tragedia. Lo stipendio del familiare statale era considerato quasi un di più, una ciliegina sulla torta: lo stipendio che dava da vivere era quello del familiare che lavorava nel privato e la cinghia la tirava solo la famiglia tutta di statali o lo statale single, loro sì se la vedevano brutta.
Ora con la crisi, i liecnziamenti, la cassa integrazione ci si rende conto che è una situazione assurda: c'è un familiare che lavora, in un posto fisso e sicuro, e prende quanto un operaio cassintegrato, una somma che basta a malapena a sopravvivere, mentre altrove con quei soldi ci campi degnamente! E la gente non ci sta più.
E prima che qualcuno insorga chiedendo “ma quando mai con lo stipendio da statale al sud si sta bene?” io dico venite a provare qui come si sta, facciamo cambio un mese e vedete che lì state bene eccome. Se poi vi trovate qualcuno che è stato a lavorare al nord prima di farsi trasferire, potete avere la riprova. Solo dal mio ufficio negli ultimi 10 anni sono andati giù in 4 “perchè a parte la famiglia vicina, giù almeno con lo stipendio ci vivo bene”.


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Re: In favore delle gabbie salariali

Messaggio  nebbia il Ven Set 25, 2009 5:43 pm

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C'è poi chi ha avuto il coraggio di dire che poiché il reddito pro capite al nord è molto più alto che al sud, ci può stare un costo della vita più alto a parità di stipendio. Ma come tutte le statistiche, sbaglia perchè generalizza. Che m'importa del reddito MEDIO? Io non ho un reddito medio! Ho un reddito BASSO da statale. Che m'importa se nella mia città il reddito medio è alto? Ci saranno degli imprenditori miliardari che possono -beati loro- permettersi di comprare i generi di prima necessitàanche dal gioielliere, ma io non sono loro. Ad Arcore vive la famiglia Berlusconi e il reddito medio lì potrebbe essere il più alto d'Italia, per quanto ne so. Ma non vuol mica dire che ogni abitante di Arcore -immigrati e neonati inclusi- sia milionario. E' come in quell'aneddoto sulla statistica: ci sono due persone e due polli. Una persona li mangia entrambi, per la statistica ne han mangiato uno a testa... ma uno ha la pancia piena e l'altro ha fame.
Il reddito medio al nord può essere alto, ma chi lavora per Stato, enti locali, poste ecc. non ha il reddito medio! Ha un reddito molto inferiore alla media (perchè come dicevo prima un operaio prende più di noi).


Altri dicono che non si devono fare le gabbie salariali perchè significherebbe abbassare lo stipendio ai colleghi del sud. Ma quando mai? Io non voglio assolutamente ridurre lo stipendio ai colleghi. Mi basta che pian piano, in occasione dei rinnovi, si aumenti in modo differenziato in base al costo della vita così da recuperare la differenza che c'è. E se la vita che so, a Salerno costa più che dove vivo io, mi sta bene che si aumenti di più ai colleghi di Salerno. Ma se costa di più qua, si aumenti di più a me.ad es. Se le risorse stanziate valgono diciamo 100 euro lordi a cranio, si possono dare 120 euro a chi vive dove la vita è più cara e 80 a chi vive dove il costo è inferiore. A prima vista può sembrare iniquo ma nei fatti se con quei soldi si comprano le stesse cose è un aumento uguale.


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Re: In favore delle gabbie salariali

Messaggio  nebbia il Ven Set 25, 2009 5:44 pm

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Altri ancora dicono che introdurre le gabbie significa reintrodurre la scala mobile. Ma perchè? Mica va fatta una revisione ogni anno! Si potrebbe fare una perequazione una tantum per ristabilire l'equità poi rivederla quando si fanno i rinnovi (che ormai sono triennali!), oppure recuperare le differenze solo in occasione dei rinnovi futuri. In ogni caso non sta scritto da nessuna parte che le gabbie devono per forza essere riviste in continuazione.


Gli industriali hanno lanciato la controproposta di legare gli aumenti non al costo della vita ma all'aumento della produttività e il sindacato si è dimostrato possibilista. Io trovo la proposta scandalosa. A parte che parlare di aumenti di produttività in epoca di crisi è uno stupidaggine (ed è per quello che gli industriali la propongono, perchè sanno che non si realizzerà), e chiedere più produttività in uffici e musei dove ormai si lavora letteralmente per tre è una vergogna, il punto resta sempre quello:

Se produco 20 e prendo 800 euro di stipendio come un collega che so, di Potenza, e con quegli 800 euro lui compra diciamo 200 kg di pane e io 100, perchè dovrei produrre 40 (semplificando ipotizzo un raddoppio di produttività e un raddoppio di stipendio per far capire meglio) per poter comprare gli stessi kg di pane che compra lui producendo 20? Perchè dovrei sgobbare di più per avere lo stesso tenore di vita che ha lui sgobbando meno?

Tra l'altro, se anche lui aumentasse la produttività e producesse 40, si vedrebbe anche lui raddoppiato lo stipendio e potrebbe allora comprare 400 kg di pane mentre io ne compro 200!! Quindi paradossalmente con questo sistema aumentando lo stipendio al collega che vive dove il costo della vita è inferiore, si aumenterebbero le sperequazioni tra me e lui!

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Re: In favore delle gabbie salariali

Messaggio  nebbia il Ven Set 25, 2009 5:45 pm

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I sindacalisti hanno proposto la detassazione dei salari accessori per venire incontro alle difficoltà delle famiglie del nord, o il ricorso ai contratti d'area o di secondo livello ecc. Ma il contratto di secondo livello da noi è un'elemosina. Questo può funzionare nel settore privato, dove effettivamente a livello di singola industria ci può essere un buon budget in più da destinare a singole fabbriche o reparti o zone. La FIAT (come le banche) potrebbe farlo e forse già lo fa ma lo Stato? Dai, non raccontiamoci le favole! Il problema del diverso costo della vita è molto più serio per chi lavora nel settore pubblico che privato appunto perchè gli aumenti da noi sono un'utopia.
Scuola, Poste, Stato hanno contratti nazionali (non di sede) e molti più dipendenti al sud. Il che significa che la forza contrattual-sindacale “tira” verso il sud. Se anche sulla carta fosse previsto facoltativamente un contratto integrativo differenziato per sede o costo della vita, in concreto non sarebbe mai realizzato per l'opposizione sindacale. Se fosse realizzato sarebbe fatto in modo da dare i soldi a pioggia o comunque in modo da non dare un cent in più al nord rispetto al sud.

Ricordo benissimo che il contratto integrativo prevede già da anni un'indennità per gli uffici con carenza di organico, per sopperire al pluslavoro fatto da chi lavora lì. Quante volte sono stati trovati i soldi per questa voce contrattuale? UNA.
Una volta, anni fa, a Roma ho chiesto a un responsabile di alto livello della CGIL come mai, e mi ha risposto candidamente: “Ma perchè si darebbero i soldi solo al nord, che la carenza sta praticamente solo lì, mentre se facciamo altri progetti nazionali i soldi vanno a tutti, è più giusto” (col cavolo è giusto che io lavori per tre senza riconoscimento economico, ma è un altro discorso). E dovrei credere che se c'è la possibilità di dare più soldi al nord lo farebbero? Non sono così ingenua...


Concludo con l'obiezione più fantasiosa che ho sentito, su un forum: al nord avete le cose che funzionano, al sud abbiamo servizi inefficienti. In particolare la sanità, quindi quando parlate di costo della vita dovete includere anche il costo che le famiglie del sud sopportano per trasferirsi a curarsi al nord quando si ammalano. Ebbene, io ho avuto bisogno di un esame e mi sono trovata davanti così tanti meridionali che o aspettavo 9 mesi o andavo a pagamento e mi è toccato fare così... pagando 200 euro mentre chi mi stava davanti l'ha potuto fare gratis (anzi, pagando le spese di trasferta, poverini) gentilmente offerto dalle mie tasse. Facessero il piacere di starsene tutti zitti...

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Re: In favore delle gabbie salariali

Messaggio  Admin il Ven Set 25, 2009 6:36 pm

Apprezzo il tuo coraggio, in questo forum gli interlocutori coraggiosi sono sempre graditi, gli ipocriti mai.
La mia posizione su questo tema scottante è stata espressa nel topic "Scala mobile, amarcord...".

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Re: In favore delle gabbie salariali

Messaggio  leonardo il Sab Set 26, 2009 3:17 pm

Buona idea quella di parlare di gabbie salariali soprattutto se viene posta in una fase di crisi economica acuta come questa che ha impoverito enormemente le famiglie di operai ed impiegati.

Bella trovata affrontare minuziosamente il costo del pane e del latte in questa città o in quell'altra quando si sa che a livello nazionale, nonostante i prezzi alla produzione siano calati, quelli al consumo sono lievitati. Non sarebbe il caso di porre complessivamente come classe lavoratrice il problema della speculazione che porta a dare un valore spropositato a merci e servizi soprattutto in determinate zone del Paese piuttosto che scontrarci sul costo dei ravanelli in un posto o sul valore dei servizi in un altro?

Trovo, poi, interessantissimo l'argomento dei carichi di lavoro, delle retribuzioni differenziate e mi viene da pensare alle tante città d'arte dove per carenza d'organico, nei nostri istituti, viene assegnato personale aggiuntivo sottopagato e in carico alle ditte concessionarie o si supplisce facendo ricorso ai conto terzi. Anche in questo caso sarebbe meglio promuovere iniziative tese a creare vere occasioni occupazionali piuttosto che avallare nel silenzio generale queste che rappresentano vere sperequazioni di reddito.

Non credo sia il caso di farsi trascinare in questo vortice di temi populistici che spostano sempre in avanti i problemi concreti che la politica dovrebbe affrontare perciò, personalmente, non penso sia interessante accalorarsi, per poi inevitabilmente dividersi, su questo argomento delle gabbie salariali, la trovo una pericolosa boutade come quella dei fannulloni di brunetta.

Se poi qualcuno continua ad essere convinto della bontà della cosa gli chiedo semplicemente:
Con le gabbie salariali si vogliono bilanciare gli stipendi? Bene, da cosa si inizia con quei 20 euro lordi che ci danno al prossimo rinnovo contrattuale: tagliamo al sud o facciamo crescere a nord (sempre che questi siano veramente i due poli di diseguaglianza visto che anche in questo caso parliamo in termini statistici)?

Allora forse é meglio parlare prima della lotta all'evasione e all'elusione fiscale per recuperare risorse, della lotta alla speculazione che impoverisce le tasche dei lavoratori arricchendo quelle di pochi furbi, della lotta alla corruzione che a tutti i livelli si é insinuata in ogni ambito.

Potrei continuare...

leonardo

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Re: In favore delle gabbie salariali

Messaggio  nebbia il Lun Set 28, 2009 9:47 pm

leonardo ha scritto:Non sarebbe il caso di porre complessivamente come classe lavoratrice il problema della speculazione che porta a dare un valore spropositato a merci e servizi soprattutto in determinate zone del Paese piuttosto che scontrarci sul costo dei ravanelli in un posto o sul valore dei servizi in un altro?

Sì e no.
Sì perchè solo ponendo questa questione in modo serio si può arrivare alla radice del problema e -magari- risolverlo.
No perchè troveresti mille diverse opinioni E SCUSE sul perchè c'è questa differenza tra prezzo alla produzione e prezzo al consumo (uno tirerà in ballo il prezzo del gasolio, un altro che lui paga le tasse e al sud lavorano in nero, un altro lo scarto che si crea nei vari passaggi ecc) così che sarebbe tutto uno scaricabarile, e se non metti tutti d'accordo sulle cause non puoi agire su di esse. E mentre indaghi sui perchè (che non sono solo bieca speculazione) il tempo passa, sarebbe una cosa lunghissima, e mentre tu poni la questione e l'ISTAT spara numeri, sociologi, politici, opinionisti, categorie si confrontano aprendo "tavoli" come usa adesso, il mio carrello della spesa continua a restare vuoto mentre con le gabbie si riempirebbe un minimo più di ora.

leonardo ha scritto:Trovo, poi, interessantissimo l'argomento dei carichi di lavoro, delle retribuzioni differenziate e mi viene da pensare alle tante città d'arte dove per carenza d'organico, nei nostri istituti, viene assegnato personale aggiuntivo sottopagato e in carico alle ditte concessionarie o si supplisce facendo ricorso ai conto terzi. Anche in questo caso sarebbe meglio promuovere iniziative tese a creare vere occasioni occupazionali piuttosto che avallare nel silenzio generale queste che rappresentano vere sperequazioni di reddito.

(attenzione, da qui in avanti generalizzerò molto)
Ti dò ragione ma non fermarti al tuo argomento, chiudi il cerchio. Noi lavoriamo per 3 perchè c'è carenza d'organico. Per sopperire alla carenza d'organico ricorrono a personale precario e sottopagato o al conto terzi. Vero. Ma chiediti anche PERCHE' invece di assumere si ricorre a questo personale o al conto terzi, e capirai anche perchè le "iniziative tese a creare vere occasioni occupazionali" non hanno speranza.
Vuoi sapere qual è il perchè secondo me? Semplice.
Perchè il conto terzi è fortissimamente voluto dai custodi per arrotondare lo stipendio (quindi stare sottorganico gli fa comodo), SOPRATTUTTO perchè si risparmia da impazzire a prendere i privati, e infine perchè nuovi custodi (salvo rare eccezioni) non li vuole proprio nessuno.
Non li vogliono i colleghi degli uffici e dei laboratori, non li vogliono i dirigenti, non li vuole Roma. Costano infinitamente più del personale volontario o privato, sono indisciplinati, molti hanno il doppio lavoro, spesso forniscono un servizio pessimo (salvo lodevoli eccezioni veramente meritevoli di un monumento!), "rompono" tanto con osservazioni -a volte giuste a volte assurde-, richieste, ricatti veri e propri (se non mi dai quel turno lì mi dò malato/mi prendo la 104 quando sei disperato/mi rifiuto di aprire la tal sala senza ordine scritto ecc.), si fanno i dispetti, Tizio non vuol fare i turni con Caio, Sempronio non vuol prendere ordini da Tizio...
In queste condizioni chi comanda pensa sia meglio aspettare che la categoria si estingua da sè per il semplice passaggio degli anni, con un miniconcorso qua e là giusto per illudere i superstiti che si sta assumendo ancora. Ossia quel che sta succedendo.
No guarda, finchè i custodi non "cambiano pelle" nessuno spingerà davvero per averne di nuovi e nessuna "iniziativa occupazionale" potrà avere successo. Poi è verissimo che le sperequazioni di reddito tra custode pubblico e privato esistono e sono scandalose, ma per un qualsiasi utente che vede la cosa da fuori ti assicuro che lo scandalo non è lo stipendio del ragazzo della cooperativa privata, è lo stipendio del custode pubblico che legge tranquillamente il giornale mentre quello privato tiene d'occhio il visitatore.

leonardo ha scritto:Non credo sia il caso di farsi trascinare in questo vortice di temi populistici che spostano sempre in avanti i problemi concreti che la politica dovrebbe affrontare perciò, personalmente, non penso sia interessante accalorarsi, per poi inevitabilmente dividersi, su questo argomento delle gabbie salariali, la trovo una pericolosa boutade come quella dei fannulloni di brunetta.

Non sono per niente d'accordo. Quella dei fannulloni è una boutade ma ha un fondo (neanche tanto fondo, una gran superficie) di verità. Se non ci fosse questo fondo di verità gliela avremmo rimandata al mittente e l'avremmo costretto a scusarsi. Invece ci è toccato star zitti e portare a casa l'insulto, e sai perchè? Perchè E' VERO, i fannulloni ci sono! Poi ci sono ANCHE i fantuttoni (definizione che leggevo l'altro giorno su Repubblica) che lavorano anche per quelli, ovvio, ma non si può dire a Brunetta "non puoi chiamare gli statali fannulloni" perchè ahimè gli statali fannulloni non sono un'invenzione di fantasia.
E i fannulloni hanno prosperato per decenni proprio "grazie" a discorsi tipo "non dividiamoci, non si fa la spia su chi non lavora, se uno esce e si fa i fatti suoi voltati dall'altra parte" eccetera. Insomma, abbiamo lasciato stare i fannulloni perchè "non è Tizio il problema, non è Caio il problema, pensa al dirigente/al Ministero/al Governo cosa fa..." e alla fine nell'immaginario collettivo siamo diventati fannulloni tutti. Avessimo preso posizione, ci fossimo "divisi" quand'era ora, non saremmo a questo punto.

Riguardo le gabbie salariali è la stessa cosa. NON è una boutade. Le differenze di costo della vita non sono un'invenzione. Dove la vita costa di più lo statale è in difficoltà vera. Casomai il discorso lo sposta in avanti chi non affronta in problema pratico e immediato della gente e lo porta su questioni generali e irrisolvibili nel breve termine.

leonardo ha scritto:Se poi qualcuno continua ad essere convinto della bontà della cosa gli chiedo semplicemente:
Con le gabbie salariali si vogliono bilanciare gli stipendi? Bene, da cosa si inizia con quei 20 euro lordi che ci danno al prossimo rinnovo contrattuale: tagliamo al sud o facciamo crescere a nord (sempre che questi siano veramente i due poli di diseguaglianza visto che anche in questo caso parliamo in termini statistici)?

Allora forse é meglio parlare prima della lotta all'evasione e all'elusione fiscale per recuperare risorse, della lotta alla speculazione che impoverisce le tasche dei lavoratori arricchendo quelle di pochi furbi, della lotta alla corruzione che a tutti i livelli si é insinuata in ogni ambito.
Potrei continuare...

Ripeto l'argomento di inizio post: mentre tu fai la lotta ad evasione ed elusione, che richiedono tempi lunghi, processi penali e tributari, mentre combatti la corruzione, mentre abbatti la mafia e la speculazione, disintegri gli sprechi (abbassi gli stipendi di magistrati, parlamentari, commessi della regione Sicilia, vigili di Campione, ecc.)... chi mi riempie il carrello della spesa? Scommettiamo che queste tue misure non arrivano a nulla in tempi brevi, perchè NESSUNO le vuol portare avanti, e perchè se anche vuole richiedono tempo?
E nel frattempo le mie bollette chi le paga?
Quindi sì, i prossimi 20 euro lordi di aumento siano dati in modo differenziato in base al costo della vita. Dove costa di più 30 euro, dove costa meno 10. Sarà un palliativo, non mi cambierà la vita, sarà poco, ma sarà sempre meglio di niente, e sarà comunque il segno REALE di una presa di coscienza. Tutto il resto (misure, riforme, lotte all'evasione, iniziative ecc.) sono cose da tentare con ogni mezzo ma sono solo parole della cui efficacia dubito finchè non le vedo funzionare e nel frattempo esigo fatti.
Quindi facciamo che intanto io mi prendo l'aumento maggiore visto che i rapanelli costano di più dove vivo io, poi vengo in piazza con te a esigere misure serie di lotta all'evasione eccetera, e appena queste misure funzionano ti ridanno l'aumento che non hai ricevuto coi soldi recuperati. Ok?

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Re: In favore delle gabbie salariali

Messaggio  leonardo il Mar Set 29, 2009 10:09 pm

Mia cara interlocutrice,
per mia deformazione, parto dalla considerazione di quanto sia più produttivo aggregarla questa classe lavoratrice già tanto mazzolata, che non riesce a trovare la strada per porre delle rivendicazioni coerenti con la fase storica che si attraversa, piuttosto che ingabbiarla.

Cerco anche di essere pragmatico e ben mi accorgo che volendo impiegare le risorse a disposizione, per la eventuale correzione che tu auspichi, il risultato sarebbe risibile.
Tiro le somme e mi appare evidente di quanto la cosa non porti a nulla.

Volutamente non sono entrato nello specifico del tema per evitare una contrapposizione che non ci avrebbe portato da nessuna parte nonostante resti convinto che: servizi sociali funzionanti, una qualità della vita di livello superiore ed opportunità occupazionali e di spesa maggiori non siano elementi trascurabili nel computo generale.

Per quanto detto, parlavo di "boutade", di una "trovata" per spostare oltre il concreto l'ottica dei problemi. E il nostro concreto immediato é un recupero vero del potere d'acquisto dei nostri salari e stipendi: quello tuo quanto quello mio.

Ti saluto

leonardo

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Re: In favore delle gabbie salariali

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