IL FLOP DELLE MAGLIETTE ROSSE

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IL FLOP DELLE MAGLIETTE ROSSE

Messaggio  Admin il Lun Ago 13, 2018 6:04 pm

La protesta delle magliette rosse è stata un flop. Purissima era l'intenzione di Don Luigi Ciotti che l'ha lanciata e di amici miei che vi hanno aderito con entusiasmo e spirito idealistico. A mio avviso era una rivendicazione sbagliata: se sul pano dei valori astratti è mostruoso chiudere i porti di una nazione, è ancora peggio continuare ad accogliervi e lasciarvi venire gente che crede di trovarvi un Eldorado, mentre conosceranno disperazione, sfruttamento ed una crescente ostilità nei loro confronti. Fa male e suona male, criticare uomini come Don Ciotti o Gino Strada, ovvero persone che hanno salvato e salvano delle vite e soccorrono dei disperati. Ma essi agiscono in base al sentimento, scavalcando talora la ragione, ed oggi non hanno la cosiddetta “sapientia cordis”. Per loro salvare le vite umane passa su tutto; passa anche, paradossalmente, su dei cadaveri. Mi spiego con un esempio. La morale cristiana, che è pronta a tutto, ha elaborato nei secoli una casistica di casi-limite, di condizioni estreme, di situazioni possibili che raramente vengono pensate, e sono rimosse facilmente dai tipi umani sentimentali (fra i soggetti che rimuovono queste condizioni estreme temo di dover includere anche l'attuale Pontefice, da me amato e venerato). Uno di questi casi esistenziali possibili, tradotto in una immagine vivida e concreta: se due naufraghi in alto mare stanno sopravvivendo aggrappati ad uno stesso relitto galleggiante, che non potrà reggere a lungo il peso di entrambi i corpi, ognuno dei due sopravvissuti deve scegliere fra queste due possibilità: 1) sopraffare il compagno e buttarlo in acqua, abbandonandolo ad una morte pressoché certa, 2) buttare in acqua se stesso lasciando il legno di salvataggio al compagno (quest'ultima è la scelta del santo). Non è moralmente lecito abbandonare il legno entrambi per morire in due, né restare tutti e due aggrappati al legno, facendo così perire sia l'uno che l'altro. Si ha il dovere di salvare almeno una vita, non potendone salvare due. Don Ciotti e Gino Strada sono a mio avviso fra coloro che sceglierebbero due cadaveri invece che uno, perché sono incapaci di uccidere e di morire, quando è il caso di farlo. Nel nostro caso: l'Italia è al limite di capienza, oltre il quale la barca affonda, ed oltre il quale limite la fame e la violenza dilagano incontrollate, e si verificano casi di disperazione e di morte.
Don Ciotti ha comunque fallito, giusta o sbagliata che fosse la sua rivendicazione. Le magliette rosse erano poche, e mobilitandosi si sono contate: alcune migliaia, rispetto ai milioni di italiani che sostengono la linea politica di Matteo Salvini. Don Ciotti ha fallito perché è un uomo di azione e non di pensiero, e soprattutto perché non è un politico. Ma si sono uniti a lui due politici che hanno sbagliato mestiere, due che da sempre non ne azzeccano una (avevano fondato un partito chiamato “Possibile”: avrebbero dovuto chiamarlo “Impossibile”, perché questi due sono animati da buona volontà ma incapaci di costruire alcunché, politicamente): “Pippo” Civati ed Elly Schlein. Questi hanno affiancato la fallimentare protesta delle magliette rosse con un raccolta di firme per la destituzione del ministro dell'interno. Una iniziativa folle pure la seconda: l'attuale Parlamento, lo vedete “sfiduciare” Matteo Salvini? Ed oltretutto, nel momento in cui egli gode di un consenso fortissimo, trasversale, nel popolo italiano? Se queste iniziative hanno solo l'obiettivo di muovere le coscienze, suscitare consenso ed indebolire l'azione del ministro dell'Interno, non è il momento di tentarle. Perché l'attuale governo ha in cantiere una riforma che si chiama “reddito di cittadinanza”, che di sicuro piace anche Civati, il quale in passato fu accusato di eccessiva convergenza con i cinque stelle. Io credo che ben difficilmente vedremo realizzata questa riforma, ma se mettiamo in crisi l'attuale governo, i responsabili dell'aborto saremo noi. Inoltre: l'Italia sta cominciando a desiderare un “uomo forte” (vedi l'ammirazione di gran parte del nostro popolo per Putin e per lo stesso Salvini) ed il superamento almeno parziale della attuale democrazia. Sicuramente Civati non vuole perdere né diminuire la attuale democrazia, ed allora dovrebbe non bruciare adesso la carta delle firme per la “sfiducia”, ma tenerla in serbo per quando eventualmente Matteo Salvini cercasse di sforare in una dittatura, o fosse il nostro popolo a volerlo come “Putin italiano”. Ed inoltre: Se io attualmente condivido l'operato di Matteo Salvini, credo che non sempre potrò farlo. Il fatto che questo personaggio si vanti di essere “sempre dalla parte delle forze dell'ordine” mi spaventa. Io non sono sempre dalla parte delle forze dell'ordine, ma solo quando esse hanno ragione. Non nel caso di Bolzaneto, per fare un solo esempio. Con Salvini ministro dell'Interno temo che nelle manifestazioni di piazza future la polizia avrà per lo meno la mano troppo pesante, sentendosi coperta dal potere politico. E si potranno verificare nuovi casi come quelli del G8 di Genova. A quel punto, se sarà evidente una responsabilità del ministro, non si potrà cercare di “sfiduciarlo”, perché Civati e Schlein avranno già bruciato questa carta con un fallimento precedente. Il popolo italiano infatti non rischia, di salire per due volte su di un carro perdente.

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