Thread sull'amicizia

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Messaggio  Admin il Mar Set 08, 2009 8:13 pm

Io credo che esista una “genetica psicologica”, e siamo in molti a credervi, anche se la scienza non ha ancora dimostrato la fondatezza di questa nozione. E credo inoltre di essere io stesso una dimostrazione vivente di questo assunto.


Io nacqui a Bologna, da madre ed antenati materni bolognesi, ma i miei avi paterni erano sardi. I sardi che ho incontrato da grande mi hanno sempre preso a prima vista per uno di loro, per la mia faccia tutt’altro che emiliana, e ricordo vagamente, io che non sono mai stato ferrato nelle scienze della natura, qualcosa come la “legge di Mendel” che definirebbe i tratti ereditari “dominanti” e quelli “recessivi”. Se io non ho recepito male, o trasformato ancor peggio, sarebbe naturale che una razza come quella sarda prevalga su quella emiliana, nella trasmissione dei caratteri ereditari. Ma non ho tempo qui ed ora per compiere una ricerca che confermi o contraddica il mio “sapere” soggettivo, e d’altra parte un forum serve anche per farsi aiutare dagli altri nella ricerca della conoscenza: se qualcuno è in grado di correggermi e di integrare la mia “rappresentazione sociale”, sostituendola con SCIENZA VERA, è pregato di intervenire.


Dicevo che io sarei una prova della “genetica psicologica”. Si, perché i miei genitori si guardarono bene dal trasmettermi alcunché della cultura sarda, ed inoltre passai gran parte della mia infanzia nella casa dei nonni, bolognesi D.O.C..Ma mi sono ritrovato da grande con una naturale predisposizione a combaciare mentalmente con molti tratti della mentalità dei sardi, e ad aver sviluppato per conto mio alcuni valori della “sardità” che nessuno mi ha mai inculcato né trasmesso né fatto conoscere. Uno di questi valori è quello dell’amicizia, che io sento alla stregua dei Sardi.

La punta estrema della amicizia sentita e vissuta in modo sardo, è l’amicizia barbaricina, un legame tremendo, spaventoso per chi non ci è “portato”: l’amicizia barbaricina è qualcosa di sacrale, una volta data ti impegna per tutta la vita, non può essere revocata. Ed implica condivisione di tante cose, anche dei nemici. I miei antenati erano dell’Ogliastra, una terra che pure è in provincia di Nuoro, ma con gente decisamente più dolce. Anche qui comunque l’amicizia è particolarmente sentita e valorizzata, come in molte zone del Sassarese.


Crescendo a Bologna, in mezzo ad una popolazione molto più “sorniona” e lontana da ogni eccesso, o forte investimento passionale, io appresi presto che il mio sentimento e la mia idealità della amicizia erano ben diversi da quelli degli amici che mi facevo.


Per un emiliano è un formidabile amico colui che ti viene ad aiutare se devi fare un trasloco, sacrificando una propria domenica di libertà. Per un sardo questo è scontato fra amici, e l’asticella va posta ben più in alto per valutare la vera amicizia. Che è anche la condivisione dei pericoli, offerta e data di slancio.


Dovendo vivere a Bologna dovetti ben presto farmi una ragione: ero portatore di un valore che gli altri non sentivano adeguatamente (secondo me) e dovevo accontentarmi di ricevere quel tipo di amicizia che passava il convento. Non vi era nulla di male agli occhi di un giovinetto un po’ esaltato, come tutti alla sua età, se in un campo della vita (il sentimento e la pratica dell’amicizia) egli era il primo, gli altri avevano la meglio tante altre volte, in altri confronti importanti.
(Continua)


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Re: Thread sull'amicizia

Messaggio  Admin il Mar Set 08, 2009 11:43 pm

Continua:
Nonostante i limiti che incontravo, e le delusioni, che erano ricorrenti, anche da adulto e pure in età matura io fui un sostenitore irriducibile dell’AMICIZIA come valore. Nel 1997 sembrò farmi un brutto scherzo un “amico” scrittore, uno dei miei narratori preferiti, Milan Kundera. In quell’anno uscì il suo libro “L’identità”. La trama contiene un duetto dialettico e concettuale sull’amicizia fra i due protagonisti, un uomo e una donna. Questo scambio di vedute mi apparve come una durissima sfida ai miei convincimenti ed alla mia sensibilità-emotività al riguardo. Conclusi allora che non ero d’accordo con le opinioni di Kundera, rappresentate dai suoi personaggi, pur rispettandole e trovandole impressionanti.


Trascrivo a seguire il lungo passo in questione:
“Quando sono andato a trovarlo all’ospedale ha cominciato a raccontarmi certi suoi ricordi, fra cui una cosa che secondo lui avevo detto a sedici anni. In quel momento ho capito qual è l’unico significato che al giorno d’oggi può avere l’amicizia: è indispensabile all’uomo per il buon funzionamento della sua memoria. Ricordarsi del proprio passato, portarselo sempre dietro, è forse la condizione necessaria per salvaguardare, come si suol dire, l’integrità dell’io. Per fare in modo che l’io non rimpicciolisca, che mantenga immutato il proprio volume, bisogna annaffiare i ricordi come dei fiori in vaso, e tale operazione richiede un contatto regolare con i testimoni del passato – ossia con gli amici, che sono il nostro specchio, la nostra memoria. Da loro non pretendiamo altro se non che, di tanto in tanto, lucidino quello specchio perché noi ci si possa guardare dentro.

Ma io me ne infischio di sapere che cosa facevo al liceo! Quello che ho sempre desiderato, fin da quando ero adolescente, forse anche da quando ero piccolo, era una cosa del tutto diversa: era l’amicizia intesa come valore supremo; C’era una frase che mi piaceva ripetere: tra la verità e l’amico, io scelgo sempre l’amico: Lo dicevo per provocazione, ma lo pensavo sul serio. Oggi so che è una massima del tutto superata. Poteva valere per Achille e Patroclo, per i moschettieri di Alessandro Dumas, e anche per Sancho Panza, che era veramente amico del suo padrone, nonostante tutti i loro dissapori. Ma per noi non vale più. Il mio pessimismo è tale che, ora come ora, sono pronto ad anteporre la verità all’amicizia”………

”Per me l’amicizia era la prova che esiste qualcosa di più forte dell’ideologia, della religione, della patria. Nel romanzo di Dumas, i quattro amici si trovano spesso schierati su fronti contrapposti, e sono quindi costretti a combattere gli uni contro gli altri. Ma questo non incrina minimamente la loro amicizia, e loro quattro continuano ad aiutarsi segretamente, giocando d’astuzia, facendosi beffe delle verità dei rispettivi fronti. Per loro l’amicizia è più importante della verità, della causa, degli ordini superiori, più importante del re e della regina, più importante di ogni altra cosa………..”Dumas scrisse la storia dei moschettieri a distanza di due secoli dagli eventi narrati. Forse, la sua, era già una sorta di nostalgia per l’universo perduto dell’amicizia…O invece la scomparsa dell’amicizia è un fenomeno più recente ?”.

“Non saprei. L’amicizia non è un problema che riguardi le donne”. “Che vuoi dire ?”. “Esattamente quello che ho detto. L’amicizia è un problema che riguarda gli uomini: E’ una romanticheria loro, non nostra”.

J.M. non rispose, ……, poi riprese il suo ragionamento: “Com’è nata l’amicizia ? Sicuramente come alleanza contro le avversità, un’alleanza senza la quale l’uomo si sarebbe trovato disarmato di fronte ai suoi nemici. Forse oggi un’alleanza di questo genere non rappresenta più una necessità vitale”. “Ma ci saranno sempre dei nemici”. “Certo, ma sono invisibili e anonimi: la burocrazia, le leggi. Che cosa può fare per te un amico quando si decide di costruire un aeroporto proprio sotto le finestre di casa tua o quando vieni licenziato ? E se qualcuno ti dà una mano si tratta anche in questo caso, di un’entità anonima e invisibile, di un’organizzazione di beneficenza, di un’associazione per la difesa dei consumatori, di uno studio legale…Ormai non ci sono più occasioni per mettere alla prova l’amicizia: a nessuno può più capitare di andare a prendere l’amico ferito sul campo di battaglia, né di sguainare la spada per difenderlo dall’aggressione dei banditi. Noi tutti attraversiamo le nostre vite senza incorrere in gravi pericoli, ma anche senza amicizia”.

“Se questo è vero dovrebbe riconciliarti con F.”. “Sono pronto ad ammettere che, se gliene avessi parlato, F. non avrebbe neanche capito che cosa gli rimproveravo. Quando gli altri parlavano male di me, lui è stato zitto. Ma devo essere giusto: ai suoi occhi quel silenzio rappresentava un atto di coraggio.. Mi hanno detto che si vantava addirittura di non aver ceduto alla psicosi collettiva nei miei confronti e di non aver detto niente che potesse nuocermi. Sicché si sentiva la coscienza a posto ed è stato sicuramente ferito dalla mia decisione (che doveva sembrargli inspiegabile) di non vederlo più. Io ho sbagliato a pretendere da lui qualcosa di più della neutralità.

Se si fosse azzardato a prendere la mie difese in quell’ambiente astioso e infido, avrebbe corso anche lui il rischio di cadere in disgrazia, di subire attacchi, di avere comunque delle noie. Come ho potuto pretendere da lui una cosa del genere ? Tanto più che era mio amico ! Una simile pretesa è stata assai poco amichevole da parte mia ! Per dirla in altri termini: è stata davvero scortese ! Già perché al giorno d’oggi l’amicizia, svuotata del suo contenuto originario, si è trasformata in un contratto basato sullo scambio di riguardi, insomma uina sorta di patto di cortesia. Ora, chiedere a un amico una cosa che potrebbe creargli dei fastidi è un segno di scortesia”. “Ma certo che è così! Solo che tu dovresti riuscire a dirlo senza amarezza e senza ironia”.
“Infatti lo dico senza ironia. E’ così, e basta”.


“Se qualcuno ti odia, se vieni accusato, gettato in pasto al pubblico disprezzo, da parte della gente che conosci puoi aspettarti due tipi di reazione: ce ne saranno alcuni che si uniranno al coro, e altri che faranno discretamente finta di non sapere e non sentire, cosicché tu potrai continuare a frequentarli e a parlare con loro. Questa seconda categoria di persone, discrete e delicate, sono gli amici. Amici nel senso moderno della parola: per quanto mi riguarda, J.M., io l’ho sempre saputo”.
(Continua)

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Re: Thread sull'amicizia

Messaggio  Admin il Lun Set 14, 2009 6:01 pm

La tesi di Kundera sull’amicizia, tesi che l’autore fa esternare al suo personaggio femminile Chantal, apparve a me tremenda: si sviluppa limpidamente e si presenta irresistibile, basata sulle evidenze che enuncia e concatena. Se accettiamo quella dimostrazione, ed è difficile contrapporsi, l’amicizia sembra essere giunta quasi al capolinea, al penultimo stadio. Ed è già qualcosa di molto debole rispetto a quel legame forte che fu in altre fasi storiche.


L’amicizia del tempo di Kundera migliora la qualità della vita dei contraenti ma non consente più di fare barriera assieme contro le avversità della vita e contro i nemici.


Ho scritto volutamente “l’amicizia del tempo di Kundera”. Perché qualcosa è cambiato da quando il nostro Autore scrisse “L’identità”. La situazione si è evoluta ancora. Rispetto ad allora, si è sviluppata una dimensione nuova della comunicazione e della vita, la realtà virtuale, grazie al trionfo di internet.


In altri post io ho esaltato internet come una autentica perla della civiltà post-moderna, la grande risorsa, la vera ricchezza della nostra epoca. Non intendo ritrattare quelle tesi, ma definirne anche i limiti, tratteggiare quello che la dimensione telematica del comunicare e del vivere pure ci toglie, dopo aver evidenziato ed esaltato quanto di positivo ci ha donato.


L’amicizia, che già era boccheggiante, viene fatta fuori del tutto, annientata e spazzata via dalla ramazza del virtuale.


Più di uno/a dei miei lettori ed interlocutori ha condiviso con me, recentemente, una stessa delusione, che è stata una vera ferita per i più sensibili: la fine del CPL, un circolo di “amici” virtuali.

(Continua)


Ultima modifica di Admin il Mer Set 16, 2009 9:22 am, modificato 1 volta

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Re: Thread sull'amicizia

Messaggio  Admin il Mar Set 15, 2009 7:19 pm

Continua

Più di uno/a dei miei lettori ed interlocutori ha condiviso con me, recentemente, una stessa delusione, che è stata una vera ferita per i più sensibili: la fine del CPL, un circolo di “amici” virtuali.

Questa esperienza collettiva fu dolce e confortante, a tratti entusiasmante. Quello che io trovai così coinvolgente in questo vissuto di gruppo lo percepii e valutai tale da subito, appena entrato a far parte della comunità virtuale: parafrasando Kundera, il CPLera la prova che esiste qualcosa di più forte dell’ideologia, della religione, della patria”.Ciò che è sconvolgente non è che dopo nove anni di vita questa esperienza comunitaria sia finita, questo succede per tutte le cose belle, anche nella vita “reale”. Il fatto amaro e sconcertante è che NESSUNO DEGLI EX AMICI-COMPONENTI IL GRUPPO SA PERCHE’ QUESTA CONDIVISIONE ESISTENZIALE SIA FINITA, ANDATA DISTRUTTA.

Ma su questo torneremo.

Prima che finisse l’esperienza collettiva di amicizia, vi era stato un precedente che mi aveva duramente coinvolto: la fine di un rapporto amicale fra me ed un altro dei membri del gruppo.

I fatti: avevo definito “tumore” un insigne rappresentante sindacale. Questa definizione per me ci stava tutta, nel senso figurato ed analogico, ma non era piaciuta al mio “amico”. Il quale, invece di criticarmi in privato, in disparte, come sarebbe stato suo diritto-dovere di amico (la correzione fraterna reciproca è uno dei requisiti della vera amicizia), non mi disse niente direttamente ed andò a criticarmi con i miei nemici, con gente dalla quale mi divide perfino una causa giudiziaria. Vi è da aggiungere che questo “sputtanamento” da parte di un mio naturale alleato avvenne in internet, quindi con risonanza maggiore, ed inoltre all’interno di un topic che non era per nulla scontato che IO LEGGESSI. Io venivo abbandonato in pieno conflitto dal mio migliore amico, e questa figuraccia mi veniva regalata FORSE A MIA INSAPUTA.

Ora, storicamente oggi siamo molto lontani dal primitivo senso e valore dell’amicizia, l’alleanza difensiva contro i nemici, su questo non ci piove. Tuttavia all’esatto contrario ancora non siamo arrivati !

Io mi chiedo e chiedo a chi legge: un comportamento come quello descritto sarebbe tollerato nella vita “vera”, dalla maggior parte delle persone ?

Eppure in rete diviene normalissimo, tanto che nessuno ha condiviso il mio sdegno. E l’autore di questa dragata la ritenne allora una cosa normale, un suo diritto, e tale la ritiene ancor oggi, dopo la avvenuta rottura dell’amicizia da parte mia, UNA ROTTURA CHE LO HA OFFESO. Vi è da notare che non abbiamo a che fare con un becero, ma con un uomo intelligentissimo, sincero, di buoni sentimenti, di forte senso morale e pure colto (se non nel senso accademico, che poco conta, nel senso più vero, di coltivazione intenzionale dell’ interiorità). Un uomo della cui amicizia io ero fiero e lo sarei ancora, uno che avrei accolto di slancio nella stessa fraternità di prima se una volta sola mi avesse detto in privato due semplici parole: “HO SBAGLIATO”. Io sbaglio più frequentemente di lui,ed in modo più grave, ma quelle due parole le pronuncio.

Quanto ho descritto, nella dimensione non-telematica dei rapporti non succede (o non succedeva). In internet succede . Vi è da riflettere.

(Continua)

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Re: Thread sull'amicizia

Messaggio  Bianca il Mar Set 15, 2009 11:52 pm

Le amicizie finiscono anche nella vita normale. Magari non ci fa piacere, ma capita.
Perché ci si scopre diversi dopo tanti anni trascorsi insieme. Oppure si scopre di aver dato allo stesso legame, un diverso valore. Per non parlare poi di quell'amica ad esempio, che quando è in profonda crisi sentimentale ti si piantona in casa, almeno si rendesse utile in qualche lavoretto domestico, salvo poi sparire per mesi, così che la chiami e ti ritrovi come sottofondo il caos di una festa in spiaggia, dove ha pensato bene andare con qualcun'altra!

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L'amicizia

Messaggio  Roxy il Gio Set 17, 2009 8:28 am

L'amicizia...che parola!
Forse il vero amico alla fine perdona sempre?? io non penso..ci sono cose che non si dimenticano facilmente, il male gratuito non si può perdonare, quando si spezza quel filo che si chiama fiducia...non si può più saldare..la gente va e viene nella nostra vita..così è la vita...

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Re: Thread sull'amicizia

Messaggio  Admin il Dom Ott 04, 2009 8:04 pm

Il mio post precedente era il primo tentativo di porre in evidenza una certa tesi, che cercherò di corroborare con altri esempi.

Potremmo dirla così: “i rapporti umani che si creano e si sviluppano all’interno della rete internet sono regolati da leggi diverse da quelle che regolano i rapporti nella vita “vera” (ossia nella dimensione dell’esistenza nella quale le persone impegnano la propria fisicità e comunicano secondo canali tradizionali, non telematici”).

La triste storia alla quale ho fatto cenno offre altri esempi di questa tesi.

Il conflitto o incomprensione o motivo della discordia era dei più semplici, come ho tratteggiato nel post precedente: un mio amico aveva disapprovato un mio comportamento, ed aveva quindi esternato la sua riprovazione, non con me privatamente, ma rivolgendosi ai miei nemici, ed inoltre pubblicamente, ed inoltre a mia insaputa.

Quando impara che io non lo riconosco più come amico, questo “amico” si indigna: anziché compiere quel passo che è il più normale nella vita normale, vale a dire chiedere scusa, il mio amico si indigna. Che fa a questo punto ? Sfoga i propri stati d’animo privatamente con amiche comuni (se ho intuito bene). Che fanno queste amiche comuni ? Anziché fare quello che avrebbero fatto nella vita vera, essendo due donne intelligenti ed umane, dotate di forte senso della giustizia, anziché dire all’offensore. “so che tu non volevi ferire, ma purtroppo è successo. Su, chiedigli scusa e vedrai che tutto si aggiusta. Tutti sbagliamo e questa volta è capitato a te…”, anziché parlare così, fanno pressione su di me perché ritiri il “licenziamento”. E, tendenzialmente almeno, trattano me da cattivo e l’altro da buono. Il contrario esatto di quello che avrebbero fatto nello stesso caso, se fosse successo nella vita “vera”. . Una di queste comuni amiche è laureata e non ha certo rubato la sua laurea a pieni voti, in discipline UMANISTICHE. Ma che cosa mi combina ? Mi rinfaccia una mia presunta inadeguatezza di comportamento perché non avrei saputo accettare una critica franca, degna di un vero amico. E dire che io avevo espresso a chiare lettere che mi offendeva non il contenuto della critica ( critica che pure giudico assai balorda, ma non è questo che mi offende) ma le modalità della esternazione. Ma se anche ribadisco a più riprese il mio concetto, la mia amica resta salda nell’equivoco interpretativo. All’ennesimo chiarimento, avvenuto per telefono, finalmente vengo capito, e la mia amica, essendo intellettualmente onesta, a questo punto deve darmi ragione. Se Davide sbaglia un vero amico lo dice a lui, non ai suoi nemici. La mia amica mi da finalmente ragione, pur concedendomi un punto soltanto, onore a lei che per onestà sa andare contro le proprie preferenze.


Per estirpare un equivoco assurdo, ho dovuto far passare del tempo, reiterare lo sforzo ed impiegare molte energie. Nella vita “vera” questo non sarebbe successo, con una persona intelligente, con la stessa persona alla quale mi sto riferendo, l’equivoco in questione non sarebbe sorto nemmeno, e comunque sarebbe stato estirpato immediatamente. Ho ancora amarezza per essere stato considerato immaturo ed incivile, incapace di accettare il libero pensiero altrui e la franchezza ammirevole di un amico. Essere stato frainteso così da una persona che io stimo e che generalmente mi capisce al volo, mi ha fatto male.Ma questo succede in rete, non nella vita “vera”



Le assurdità del comportamento telematico di persone che per altri versi sono onorate e stimabili come poche, non finiscono qui. Il mio ex-amico è un tipo che sprizza sincerità da tutti i pori, da ogni gesto e da ogni atteggiamento. Con il passare del tempo è evidente che permane convinto di avere ragione lui. D’altra parte, se fosse successo nella vita “vera” un simile screzio, in cui entrambi i protagonisti ritengono di avere ragione, credo che l’accusato (forse ingiustamente), se fosse un uomo energico e di sentimenti forti, nonché “con le palle” come è nel nostro caso, un ultimo tentativo di chiarificazione lo avrebbe fatto.



Se una certa amicizia era per te importante, se era UNA AMICIZIA VERA, prendi il toro per le corna. E fai un biglietto di andata-ritorno, es. "MILANO-BOLOGNA". Sia che tu abbia ragione, sia che abbia torto, metti sulla bilancia questo “peso” forte: sei talmente autentico nel tuo desiderio di chiarezza, da sobbarcarti la scomodità di un viaggio, una perdita di denaro e di tempo libero sottratti alla tua famiglia.


Per amicizia questo si fa, se l’amicizia ha un valore. Si va guardare negli occhi l’amico di un tempo, e gli si dice dove sbaglia. Oppure, finalmente, gli si dice “HO SBAGLIATO”. Questo è il comportamento nella vita vera, non nella vita “virtuale”. Nella vita vera vi sono leggi diverse per l’amicizia, ed amicizie diverse. Perché appunto, un conto sono le amicizie vere ed un conto le “amicizie virtuali”.

(Continua)

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Re: Thread sull'amicizia

Messaggio  Admin il Lun Nov 23, 2009 9:04 pm



Continua:

Considero quella determinata amicizia “VIRTUALE” che ho descritto nel post precedente come irreversibilmente superata: sono convinto che l’”amico” in questione abbia letto le mie parole di critica ed abbia perfettamente compreso che sono rivolte a lui. E non si è mosso di un centimetro nei miei confronti. Quando si accende la lampadina dell’evidenza, si notano finalmente tante altre spie che non si erano volute scorgere nel momento in cui si erano manifestate, perché abbagliati da una luce fasulla, da una pseudo-Amicizia. Oggi io vedo con chiarezza come il mio ex “amico” avesse dato più di un segnale di mancanza di amicizia nei confronti non solo miei, ma anche di altre persone che stravedono per lui, e che lui asserisce di considerare “Amiche”. L’ultima perla del suo comportamento: una amica comune è stata offesa in modo infamante, e più volte, da un provocatore. Un altro ex-amico poteva difenderla e non lo ha fatto. Il mio ex-amico dopo poco è andato a colmare di onori l’infingardo che non ha voluto compromettersi, è andato strisciare come un verme ai suoi piedi dopo che lui stesso era stato tradito nell’amicizia. Certamente il livello di dignità del mio ex-amico non è dei più alti, altre volte ha strisciato come un verme. Ma se queste esibizioni di servilismo a lui piacciono, questa volta doveva rinunciare al proprio godimento, per lo meno in pubblico. Doveva ricordarsi della comune amica offesa e non difesa. Doveva trattenersi da un comportamento, pubblico e plateale, che significa “di lei io me ne frego”.


Sto descrivendo un uomo che è senz’altro valido come persona, ma è una autentica nullità, una mezza sega come amico. Come mai non solo io, ma anche soggetti più acuti e sensibili di me lo hanno considerato per anni un vero e grande Amico ? Certamente ha tratto in inganno la carica di genuinità e di immediatezza di questa persona, unita al suo tratto di umanità. Un calore umano effusivo e coinvolgente. La rete ha fatto il resto. Perché in rete non vedi la faccia, non vedi il linguaggio del corpo, non puoi scambiare confidenze troppo intime e profonde, e soprattutto pervengono alla tua coscienza input cognitivi limitati, tratti di comportamento selezionati ed isolati.


La stessa persona alla quale mi sto riferendo cade nello stesso tipo di inganno che senza volere ha prodotto nei confronti miei e di altri. Infatti, quando è andato a strisciare come un verme con l’altro ex-amico (ex-amico non solo suo, ma anche della amica comune di cui sopra, ed anche mio), non è stata certo la prima volta, con la medesima persona. Con una persona che non lo ha mai considerato importante, mai considerato un vero amico, ed anzi sotto sotto lo ha sempre benevolmente compatito. Ragazzi, io mi sto avvicinando a credere che l’amicizia e l’interazione telematica, esclusiva o prevalente, siano valori incompatibili. Riprenderemo il concetto.

(Continua)


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