I Beach Boys in Italia, ma noi non ci saremo...

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I Beach Boys in Italia, ma noi non ci saremo...

Messaggio  Davide Selis il Mer Feb 22, 2012 8:14 pm

Copio ed incollo qui, nel mio forum, un post che ho pubblicato nel forum della UIL dei BENI CULTURALI:
"I Beach Boys, noi e la UILBAC
di Davideselis il mercoledì 22 febbraio 2012, 18:56

E' notizia ufficiale: la grande tournée della mitica band americana [quel complesso che incarnò la risposta d'oltreoceano al trionfo ed al primato planetario dei Beatles e dei Rolling Stones], passerà anche per Roma e per Milano, nel prossimo mese di luglio. Mi rivolgo ai miei coetanei, ed ai "ragazzi" più grandi: ragazzi, i Beach Boys ci rallegrarono da giovani con “BARBARA ANN” e “GOOD VIBRATIONS” ed oggi compiono niente meno che 50 anni di attività; sono dei tardo-giovanotti ben conservati, e vorrebbero dedicare la loro celebrazione proprio a noi, i vecchi fans; a noi che siamo forse più invecchiati di loro, perché la vita passata nel mondo dello spettacolo mantiene più giovani, che non quella trascorsa nei musei o negli uffici pubblici. Loro vengono in Italia per noi, per un commosso abbraccio con noi, che potrebbe essere l'ultimo, perché il tempo non perdonerà né noi né loro...Per un magico momento di stacco in verticale, di trascendimento, di contemplazione come dall'alto e come dal di fuori, delle nostre vite e del cerchio o parabola che si chiude... si chiude su di una generazione, la loro e la nostra, che tanto ha sofferto, tanto ha sperato, tanto ha voluto e tanto ha fallito, ma merita di uscire di scena, dalla scena della storia, con un applauso crosciante e con l'onore delle armi. Loro vengono per noi, noi vorremmo abbracciarli, ma...noi non ci saremo. Perché non ce lo possiamo permettere. Il biglietto costa infatti più di 50 euro, e questi soldi noi non li abbiamo. Questo forum sa bene del caro-vita che ci affligge, per cui io non rincarerò la dose; questo forum sa del nostro salario accessorio bloccato, sul cui blocco tuona giustamente Pirazzo.
(Continua)"

Davide Selis

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Re: I Beach Boys in Italia, ma noi non ci saremo...

Messaggio  Davide Selis il Ven Feb 24, 2012 1:40 am

Continua:
Vi sarà di certo chi pensa: “con tutti gli affanni, le preoccupazioni e le rinunce che gravano oggi sui pubblici dipendenti, costui si preoccupa del concerto dei Beach Boys!”

Giova quindi far presente un dato, di cui si ha scarsa coscienza: ogni periodo della storia recente, anche il più cupo, ha avuto una sua “colonna sonora”. Fu così per i soldatini nazisti impegnati in una terribile guerra perdente: essi furono accompagnati e sostenuti moralmente di peso da “Lili Marleen”. Gli Italiani della ricostruzione ebbero i primi festivals di San Remo, quelli del boom la musica beat, quelli della “congiuntura” dialogarono con i primi cantautori “pensosi”. Il nostro popolo, soprattutto la sua parte più giovane, nei terribili anni di piombo fu guidato per mano a non disperarsi ed a procedere “con gli occhi asciutti nella notte dura”, da Francesco De Gregori e Francesco Guccini; per chi non amava l'intimismo vi furono i Jethro Tull ed altre band, a tenere a galla il morale ed in vita la speranza. Nel fittizio pseudo-boom degli anni '80 fu Renato Zero che regalò qualche idealità e motivo di vita, di non abbattimento.

So bene che questa mia carrellata è incompleta e probabilmente inesatta, io sono un incompetente, e molto distratto; ma a me sta a cuore affermare un concetto, indipendentemente dagli esempi che arreco, che possono essere sbagliati o poco calzanti. Il concetto che mi sta a cuore è questo: è la prima volta nella storia recente, che il nostro popolo non si dà forza con qualche canzone, non si compatta e non si anima o rianima identificandosi in massa con degli artisti e con dei motivi musicali.

Oggi si guarda indietro, per provare qualche emozione, il “revival” la fa da padrone, e non vi è più una “colonna sonora” che ci accompagni e ci faccia sognare/sperare. Perché? Forse perché la disperazione ha vinto, e quindi la vita ha perduto il proprio sale (o zucchero), ovvero una colonna sonora collettiva, vale a dire quella risorsa di identificazione di massa, che accompagnava i passi di ognuno e li rendeva meno insicuri e meno sonnambolici o “disperati”. Oggi si è persa ogni speranza, ogni prospettiva e respiro ideale. La differenza tra l'epoca attuale e quella degli “anni di piombo” sta nel fatto che, sebbene anche allora non vi fosse più alcun motivo di speranza, si sperava almeno di poter tornare a sperare, mentre oggi si dà per scontato che la speranza sia morta, che non tornerà.

Essendosi perduto il sale o lo zucchero della vita, si cerca di sostituirlo con la sciagurata “crescita” dei consumi, e quando questo non è più possibile, con il disperato sforzo di “tornare a crescere”. Ma tutto questo non può bastare, perché è costitutivo dell'uomo non poter vivere di solo pane. Ecco quindi la funzione del revival musicale: attingere un poco di ossigeno ancora dalle vecchie bombole, per allontanare in molti casi la depressione ed il suicidio.

Che il popolo non più giovane possa andare o meno a godersi lo spettacolo dei Beach Boys non è quindi una questione di poco conto, se si accetta poco o tanto il mio goffo excursus. Voi direte: “ma che c'entra il sindacato?”. I più acuti fra coloro che (bontà loro) mi leggono avranno già intuito un legame, fra la decadenza della cultura che ho vagamente tratteggiato e quella del sindacato, che della stessa cultura fa parte. Ai meno acuti dirò: “state tranquilli, non intendo chiedere a Gianfranco Cerasoli un biglietto omaggio, che forse egli potrebbe procurarmi, nella sua nuova dignità-funzione di direttore generale della SIAE. Non sono ancora arrivato alla questua”.
(Continua)

Davide Selis

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