L'ARROGANZA DI CELENTANO

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L'ARROGANZA DI CELENTANO

Messaggio  Admin il Mer Feb 15, 2012 7:00 pm

Credevamo che il culmine fosse stato raggiunto con certi elenchi declaratori televisivi, con i quali il nostro divise il mondo in buoni e cattivi, o meglio in tipi "lenti" e tipi "rock", pontificando sulla qualità morale dei singoli uomini come nessun pontefice si è mai permesso di fare. (Tra l'altro, giunse ad asserire che "Giuliano Ferrara è rock"). Ieri sera, con il monologo recitato durante la prima serata del festival di San Remo, il nostro ha superato se stesso, con l'attacco alla stampa cattolica.
Condividiamo, in questo caso almeno, la reazione della CEI e del SIR:
"...Si fa sentire anche il Sir, agenzia stampa della Cei, contro Celentano.
“Quando l’ignoranza prende il microfono per diffondere il suo messaggio,è doveroso replicare”, recita una nota.
I giudizi del molleggiato su “Avvenire” e “Famiglia Cristiana”,accusati di ipocrisia e di non parlare di Dio, ma di politica, sono la prova di “un vuoto di conoscenza del servizio che svolgono per la crescita umana, culturale e spirituale di tutta la società”. Si attendono, conclude Sir, “parole pensate e di scusa. Anche senza microfono”".
( http://www.studioconsulenzaromano.net/news-online/cei-da-celentano-ignoranza-si-scusi/16460/ ).



Ultima modifica di Admin il Lun Feb 20, 2012 9:09 pm, modificato 1 volta

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Re: L'ARROGANZA DI CELENTANO

Messaggio  Bianca il Dom Feb 19, 2012 10:25 pm

15.000 euro per il vestito che indossava ieri sera! si vede che Re Giorgio (Armani) gliel'ha cucito con le sue manine....

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Re: L'ARROGANZA DI CELENTANO

Messaggio  italiota il Dom Feb 19, 2012 11:35 pm

Bianca, hai colto come sempre nel segno. Quando Gianni Morandi lo ha voluto difendere, affermando che "Adriano non odia nessuno" a me è venuto in mente un certo ritornello in voga nel '68: "con il conto in banca è facile amare...". Ed è facile pure rifugiarsi nel misticismo, svalutando e mettendo da parte l' impegno nel sociale.

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Re: L'ARROGANZA DI CELENTANO

Messaggio  Davide Selis il Lun Feb 20, 2012 5:52 pm

Caro Adriano,
è altamente improbabile che tu legga questa mia lettera, anche se internet offre una possibilità tutta nuova, rispetto ai tempi tuoi e miei, per lanciare una sorta di bottiglia con messaggio, dentro una specie di mare nel quale talvolta il messaggio giunge a destinazione. Permettimi di prenderti per mano, anche se io sono un po' più giovane di te e tanto più debole.
Veniamo subito al nocciolo, tu sei un tipo pratico che merita rispetto. Tu rinfacci ai più importanti giornali cattolici di essere totalmente proiettati sulla dimensione esistenziale dell'uomo, ovvero su quella mondana, sociale, politica. Rinfacci loro di aver perso di vista il vero motivo ispiratore di ogni autentico credente, ossia il Regno dei Cieli e l'Altissimo autore della vita (sia di questa che viviamo che di quella che ci attende). E tout-court rinfacci ai “preti” di parlare troppo poco del paradiso.
Per quanto riguarda i giornali, tu dimentichi, Adriano, che la loro non è una impresa di tipo economico e nemmeno di tipo apostolico, ma è una impresa politica. Quando un cattolico si impegna in politica non può e non deve parlar d'altro, pena il fallimento del suo tentativo di edificare il bene sul terreno che si è scelto (e si è scelto questo terreno per rispondere ad una vocazione che promana dall'Alto, se è un buon cristiano). Se la dimensione politica non deve far parte dello sforzo costruttivo dei cristiani in quanto tali, di attuare le virtù della loro fede (prima fra tutte la carità), allora... delle due, l'una: 1) la politica non fa veramente parte del mondo umano, non ne è intrinsecamente costitutiva, ma è una specie di paranoia di soggetti malati, oppure una sovrastruttura fittizia ed inutile; 2) i cristiani non sono IN ASSOLUTO il sale del mondo, ma debbono rinunciare a dare sapore alla struttura del mondo più fondamentale e più onnipresente. Quindi, per non spargere del sale prezioso fuori bersaglio (non si devono dare le perle ai porci, ammonisce il Vangelo!), i cristiani devono tenere il sale ben chiuso nel pacchetto. Gesù dunque ci ha mentito e ci ha dato un input sbagliato.
Adriano, tu sei troppo colto per confermare la prima delle due alternative paradossali che ho presentato, troppo credente per ammettere la seconda, e troppo intelligente per non vedere il filo logico stringente che porta dalle mie/nostre premesse alle mie conclusioni. Per rispetto della tua capacità logica, che è ottima, e per non appesantire ulteriormente il discorso, lascio dunque qualche passaggio sottinteso.
Quanto ai preti che parlano troppo poco del paradiso, fanno veramente bene se insistono poco. Perché un sacerdote ha anche un dovere di apostolato, e nulla allontana di più, da un primo accostamento alla dimensione del sacro, che un parlarne in modo chiaro e diretto, che sarà sempre un parlare vano e inadeguato. il Sacro è infatti per definizione un ente ineffabile, CIO' DI CUI NON SI PUO' PARLARE. Del Sacro si può e si deve parlare soltanto in un modo allusivo, per conseguenze e non per cause. Parlarne direttamente produce un effetto di repulsione in coloro che ascoltano, come tu stesso a San Remo hai potuto sperimentare: blocca, anziché favorire quell' esperienza travolgente di “odore di incenso” e di brivido unico al mondo, quella esperienza che tu ed io facciamo nella nostra interiorità e vogliamo continuare a fare, E VOGLIAMO CHE SI DIFFONDA.
(Continua)

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Re: L'ARROGANZA DI CELENTANO

Messaggio  Davide Selis il Mer Feb 22, 2012 10:17 pm

Caro Adriano, si diceva più sopra che un giornale è una impresa politica, non apostolica. Tu mi potrai facilmente ribattere che per un cristiano l'apostolato è imprescindibile, che è tutt'uno con la fede e con la vita. Ed allora io rilancio: sono convinto che il miglior modo di fare apostolato nel mondo d'oggi, quello più intelligente, più adeguato e più vincente-convincente, sia quello dei Focolarini, non quello di Comunione e Liberazione o della Azione Cattolica. I primi non fanno prediche, ma agiscono, fanno sforzi ed opere di carità fattiva, realizzano “cose” che parlano da sé e non possono non piacere alle persone buone che vedono questi risultati; gli spettatori, anche se non credenti, restano grati ed affascinati. Ad un certo punto, ritengono i Focolarini, i non credenti che avranno apprezzato le nostre opere diventeranno cristiani per il semplice fatto che NOI LO SIAMO, e che è questa fede o fuoco che c'è in noi, che ha dato loro un frutto buono o li ha scaldati di riflesso. Tutto questo senza prediche: le prediche, aggiunge lo scrivente, troppo facilmente possono attivare o allertare le difese psicologiche e rendere più difficile la stessa percezione del bene, il coinvolgimento, la conversione.
Una volta acceso il fuoco nell'animo delle persone, aggiunge ancora chi scrive, sarà facile ritrovarsi con loro in circoli più “esoterici” dove si parla di Dio e del Paradiso e si mettono in comune, e si fanno crescere, le emozioni che simili temi risvegliano in chi ci crede e ci spera.
(Continua)

Davide Selis

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Re: L'ARROGANZA DI CELENTANO

Messaggio  Davide Selis il Sab Feb 25, 2012 8:53 pm

Continua:
Ma su di un punto, Adriano, devo darti ragione: coloro che sono già “iniziati”; coloro che hanno già avuto la prima, sconvolgente-travolgente esperienza di accostamento e contatto con il Sacro; coloro che, almeno in un senso figurato, sono stati buttati giù da cavallo alla stregua di San Paolo...stentano a trovare gli ambienti, le esperienze, e le guide spirituali improntate al misticismo. Non sanno dove andare per mettere in comune la loro esperienza intima ed il loro entusiasmo, con chi li possa capire, condividere, far crescere, guidare e far fruttare. Nella nostra società vi è POCA OFFERTA DEL SACRO, nonostante la domanda. L'offerta del Sacro non dovrebbe essere data immediatamente a tutti, come tu sembri propugnare, non dovrebbe essere una banalizzazione di ciò che non è profano, né una distribuzione gratuita di perle ai porci; tuttavia dovrebbe essere ben presente, facilmente individuabile e reperibile, ed alla portata di chiunque la richieda.
Se questo non avviene, di chi è la colpa? Se questo non avviene, significa che una specifica vocazione-carisma non germoglia. A chi spetterebbe, essere portatore di questa vocazione e metterla a frutto? Non ai preti secolari, come Celentano vorrebbe, perché questi sacerdoti hanno già una loro vocazione diversa, di tipo pratico-organizzativo piuttosto che mistico-contemplativo. Non spetta ai giornalisti laici, perché la loro attitudine è occuparsi di costume e di politica. Spetta, forse si e forse no, ai frati. Ma quanto i frati debbano andare incontro al mondo, con una offerta di misticismo, e quanto debbano starsene riparati dal mondo, a disposizione di chi li cerchi, è questione controversa e diversamente opinabile. Se una certa vocazione o carisma non germoglia, la colpa non può essere data all' Altissimo, che non lesina i suoi doni. La colpa è certamente umana, sono gli uomini che non rispondono alle chiamate che promanano dall'Alto. Ma di nuovo io chiedo: a chi spetta rispondere a questa chiamata, e darci una coinvolgente testimonianza del Sacro, dell'incontro tra il sacro e la coscienza umana? Finora siamo andati per esclusione: non spetta ai preti, non spetta ai giornalìsti-politici, spetta sì e no ai frati. A chi compete pienamente? Ragazzi, è l'uovo di Colombo: spetta ai letterati ed agli artisti, coinvolgere circa l'esperienza del Sacro, ed essere comunicativi dell'entusiasmo generato da questa esperienza; è sempre stato così. Sei tu, Adriano, uomo di arte (anche se esponente di un'arte minore), sei tu, istrione altamente comunicativo, sei TU, CHE NON HAI FATTO FINORA IL TUO DOVERE. Sei tu, che non hai parlato abbastanza di Dio e del Paradiso; non proiettare la tua colpa su chi ha una vocazione e un dovere diversi.
(continua)

Davide Selis

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Re: L'ARROGANZA DI CELENTANO

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