DICIAMO NO A DON GIORGIO DE CAPITANI

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DICIAMO NO A DON GIORGIO DE CAPITANI

Messaggio  Davide Selis il Lun Nov 01, 2010 10:45 pm



Il mio “NO” a don Giorgio De Capitani è un no molto sofferto, non a caso mi sono trattenuto finora. Il mio “NO” in questo caso deve lottare contro una parte fondamentale di me, della mia personalità e della mia vita, una componente spiccata alla quale io tengo moltissimo. E’ ostacolato infatti dalla mia sfera emotiva, che è uguale a quella che manifesta Don Giorgio nei suoi scritti, nei suoi video-messaggi e nelle sue omelie. Io mi ero entusiasmato nello scoprire la predicazione di Don Giorgio, e vi sono le tracce in rete di questo mio stato d’animo. Finalmente un sacerdote come piace a me, mi dicevo, in questi tempi tanto lontani dal clima post-conciliare è sempre più difficile trovarne. Un sacerdote schierato a sinistra, ed “emotivamente di sinistra estrema”, come sono io; uno che antepone la concreta carità verso i bisognosi alla bioetica; uno che detesta le ipocrisie clericali, uno che al di sotto del Padreterno si riserva di dare dello “stronzo” a Chichessia, per amore della Verità e dei più deboli; uno che ha il coraggio della testimonianza a scontro frontale contro tutti i miti e disvalori della nostra epoca; uno che da solo osa fronteggiare le “maree sentimentali” del nostro popolo, come ha fatto quando morirono i primi parà italiani in Afghanistan e qui da noi quei morti furono compianti in un modo esagerato. Uno che non soffre di sessuofobia, ma che è sereno ed aperto verso la dimensione ludica, non riproduttiva, del sesso, pur senza essere personalmente né un dongiovanni né un libertino. Uno che ha coraggio da vendere e sa stare in trincea: vive in territorio leghista, è sprezzante delle minacce ricevute ed attacca la Lega in modo aspro tutti i giorni.

Altri riconoscimenti si potrebbero ancora tributare a Don Giorgio, e sarebbero tutti dovuti. Comunque, quanto ho scritto più sopra parrebbe a tutta prima più che sufficiente a definire “GRANDE UOMO” un personaggio al quale simili giudizi siano riferiti.

Perché allora vi sono (in me, ma non soltanto) delle riserve tanto forti da capovolgere questo giudizio di positività tanto netto?

Partiamo da lontano, dal primo scandalo. Dalla presa di posizione, pur coraggiosa e pregevole, riguardo ai nostri morti in Afghanistan e all’ondata di commozione popolare che accompagnò questo lutto nazionale:

http://www.dongiorgio.it/principale.php?id=223

(Continua) .


Davide Selis

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Re: DICIAMO NO A DON GIORGIO DE CAPITANI

Messaggio  Admin il Gio Nov 04, 2010 6:44 pm



Continua:

“Ma certo che sono persone, e che di fronte alla morte tutti meritano rispetto. Ma proprio tutti?”

E’ un passo atroce, scritto da un prete. Spetterebbe ad un prete benedire tutti i morti e pregare per loro. E se questi uomini che hanno perso la vita sono degli esseri indegni di rispetto, perfino dopo la morte… sono figli di un dio minore. Non del Dio mio e di Don Giorgio. E se fossero veramente così indegni, sarebbero ancor più bisognosi di amore. Don Giorgio dovrebbe amare, e spingere chi lo ascolta e chi lo legge, ad amare i bisognosi (di amore) in quanto tali, anche se si tratta di individui indegni. Non dovrebbe odiare, disprezzare e spingere all’odio e al disprezzo. E poi, i nostri ragazzi che combattono in Afghanistan sono per questo persone spregevoli ? Io non lo credo di certo.

(Continua)



Ultima modifica di Admin il Dom Nov 07, 2010 9:20 am, modificato 1 volta

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Re: DICIAMO NO A DON GIORGIO DE CAPITANI

Messaggio  Admin il Sab Nov 06, 2010 11:08 pm



Andiamo per gradi:

nell’articolo di Don Giorgio che abbiamo riportato, e dal quale abbiamo estrapolato quel passo tanto pesante ed inaccettabile, criticato nel post precedente, quasi tutto il resto è condivisibile. Quello che Don Giorgio sostiene vibratamente e con sdegno in molti altri articoli nel suo blog (http://www.dongiorgio.it/pagine.php?id=2156&nome=prima

http://www.dongiorgio.it/pagine.php?id=2103&nome=prima



http://www.dongiorgio.it/pagine.php?id=2102&nome=prima

http://www.dongiorgio.it/pagine.php?id=2063&nome=prima)

è che la “missione di pace” è una vergognosa mistificazione: si tratta di vera e propria guerra, da riconoscere come tale e da ripudiare. Anche qui don Giorgio ha ragione, almeno in parte: si tratta di guerra vera, ed è odioso occultarla. Che sia una guerra da ripudiare moralmente, non ne sono così certo, proprio io che ho tante volte manifestato assieme ai pacifisti ed assieme a loro costruivo dei pacifici nuclei di opposizione alla prima guerra del golfo, guerra alla quale l’opinione pubblica occidentale era massimamente favorevole. Di sicuro è un conflitto, quello che si combatte in Afghanistan, che la nostra povera e disperata Italia non si può permettere, condivido quindi che dovremmo tornare a casa. Il nostro sacerdote d’assalto (ma pacifista) ha ragione anche quando allude alle motivazioni non certo nobili, che fecero scaturire questo conflitto, che viene da sempre spacciato come una esportazione generosa di libertà e democrazia.

Don Giorgio non manca di una notevole onestà intellettuale, che va aggiunta ai suoi grandi pregi più sopra ricordati (quando l’ho contestato nel suo blog, per esempio, ha pubblicato integralmente il mio messaggio e non ha battuto ciglio, e lo stesso fa con altri suoi critici). Ma questa sua dote in questo caso lo frega. Il nostro Autore infatti si è lasciato “scappati pubblicati” sulla guerra in Afghanistan dei particolari che per lo meno ridimensionano la sua tesi. Per esempio: “«Molti leader talebani nel distretto di Farah vogliono organizzare attacchi contro gli italiani. Gli abitanti sono favorevoli alle truppe della Nato e sostengono gli italiani perché si stanno impegnando per rendere sicura la regione. I guerriglieri hanno paura dei "veicoli neri" della Folgore mentre non temono le jeep color sabbia degli americani e delle forze occidentali. Il capo dell'intelligence locale ritiene che questo terrore nasca dalle perdite che la Folgore ha inflitto ai miliziani nelle ultime operazioni»” (http://www.dongiorgio.it/pagine.php?id=2261&nome=prima); ed anche:

“Sì, solo casualmente non è toccato a mio figlio, un ragazzo di 24 anni, collega di questi 4 ragazzi morti.


Con loro faceva la fila in mensa, con loro ha giocato, si è arrabbiato con uno di loro: era loro amico!



Avevano la stessa passione per il volontariato, discutevano di politica e dei problemi della vita di tutti i giorni, dei quattro soldi che guadagnano se non vanno in missione, soldi che non bastano ad arrivare a fine mese, e allora andare in missione è un obbligo se vuoi sposarti e mettere su casa.




Non sono rambo, non amano la guerra, le armi.


Sono PRECARI, sì precari nell’esercito e nella vita. Lì sono per guadagnare qualcosa in più, per comprarsi una casa, perché fuori dalle quattro mura di una caserma tanti di loro non avrebbero un lavoro. Certo, sanno a cosa vanno incontro, ma prima di giudicare bisognerebbe conoscerli, uno ad uno, questi ragazzi.



Il mio è figlio di un ragazzo padre: sapeva che non avrei potuto mandarlo all’università, sapeva che faticavo ad arrivare a fine mese ed ho un lavoro precario, sapeva che lo aspettava solo precariato e stipendi da fame, sapeva quanto pagavamo d’affitto e che magari una casa non gliela avrei potuta mai comprare” (http://www.dongiorgio.it/pagine.php?id=2256&nome=prima);


ed ancora:

“Nessun osservatore, nemmeno la propaganda talebana, ha mai accusato gli italiani di sparatorie dirette o "collaterali" contro civili. Le 1200-1500 vittime provocate dai nostri soldati sarebbero quindi tutti miliziani.”

(http://www.dongiorgio.it/pagine.php?id=2156&nome=prima).

Leggendo per intero tutte le pagine del blog di Don Giorgio delle quali ho fornito gli indirizzi informatici, si acquisisce ancor più una nozione: i militari italiani in Afghanistan si sono fin qui fatti onore. Non sempre i nostri soldati si sono fatti onore in queste “missioni”, ma in Afghanistan sì. Non è certo una cosa esaltante per nessuno la morte di tanti talebani per mano dei nostri, ma cerchiamo di non essere ipocriti: la popolazione locale è alleviata da questo. Se nel 1944 una armata straniera avesse annientato lo squadrone della morte di Walter Reder che funestava l’Appennino, prima della strage di Marzabotto, forse che questo ci avrebbe fatto o farebbe inorridire? Certo, l’ideale sarebbe persuadere ogni soldatino degli oppressori a disertare, convertirlo al bene…Ma in piena guerra…dove sta il bene, dove il male? Si doveva forse permettere la strage di Marzabotto, potendola impedire con le armi ?

(Continua)












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Re: DICIAMO NO A DON GIORGIO DE CAPITANI

Messaggio  Admin il Dom Nov 07, 2010 11:52 pm



Continua:

Dalle parole di Don Giorgio è evidente che egli non ha alcuna dimestichezza con i giovani che oggi scelgono la vita militare e le missioni volontarie. Ma che non ne ha nemmeno una nozione derivata da testimonianze degne di fede, non ne ha mai sentito parlare in modo attendibile. Speriamo che la lettera di un padre, da lui onestamente pubblicata, sia per lui la prima informazione veritiera di una serie, di una serie esauriente.

In quella lettera si testimonia una verità inoppugnabile. Molti dei giovani in questione, forse la maggior parte, scelgono oggi il mestiere delle armi perché non si trova un altro lavoro decoroso che permetta ai ragazzi di non gravare sui genitori, di sposarsi, di avere una casa. Questi bisogni imperiosi, di alleviare la condizione economica dei genitori e far felice la donna amata (oltretutto, nel matrimonio!!!) rimangono nell’alveo delle esigenze private, anche se sono a mezza strada fra obiettivi individuali e sociali, ma sono motivazioni comportamentali nobilissime, che nessuno ha il diritto di disprezzare, meno che mai può farlo un prete, che non ha di questi problemi perché è un mantenuto (da tutti noi).

Ma se Don Giorgio avesse mai cercato nell’amore questi giovani che ha scelto a priori di disprezzare, saprebbe anche che una gran parte di loro sono animati da idealità. Essi credono di portare nel mondo dei valori e delle istanze di civiltà. Sono degli illusi?

Anch’io lo penso, ma a vent’anni uno può credere qualsiasi cosa, senza averne colpa. Questo principio fu espresso meravigliosamente da Luciano Violante nel suo famoso discorso sui “ragazzi di Salò” tenuto in Parlamento: con quelle frasi non si intendeva certo asserire che morire per la repubblica di Salò abbia lo stesso valore che morire da partigiani, che le due cause siano equivalenti. Ma che “indipendentemente dal valore del credo, bisogna riconoscere il credente” e rispettarlo. Soprattutto quando ci lascia la vita.

Anche Don Giorgio incarna una idealità, non prettamente cristiana (come forse sosterrò meglio nel prosieguo di questo discorso, che prevedo lungo), ma pur sempre una idealità. Con la differenza che lui ha settant’anni, ed è meno giustificabile nell’errore. E con la differenza che lui non ci lascia la vita.

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Re: DICIAMO NO A DON GIORGIO DE CAPITANI

Messaggio  Admin il Mar Nov 09, 2010 6:58 pm



Continua:

Si diceva che Don Giorgio è onesto, perché trasmette tutte le opinioni che gli pervengono riguardo a quanto lui pubblica. Ma non per questo è un democratico esemplare. Infatti, se certe volte dimostra una pregevole capacità di mettere se stesso tra parentesi e lasciare campo alle critiche più dure, altre volte prevarica ed offende, e con ciò soffoca il libero dibattito e lo scoraggia.

In calce alla lettera del padre di un paracadutista superstite, lettera da lui coraggiosamente pubblicata, benché non gli convenisse farlo, il Nostro ha lasciato spazio ai soliti liberi commenti. Vi è stata fra questi anche una voce fuori dal coro, quella di un certo Paolo, che è stato tanto umiliato dalla replica di Don Giorgio che non si è più presentato. Riporto a seguire l’intervento di Paolo e la replica di Don Giorgio:

Io ringrazio Suo Figlio, sono grato a Lui perchè difende la nostra libertà dalle barbarie. Suo figlio sta difendendo la nostra cultura... sta difendendo i nostri valori... sta difendendo la nostra civiltà che con i talebani, miserabili portatori di morte nulla ha a che vedere ... mi duole che Suo Figlio non sia mio... credo anzi che tutti noi dobbiamo sentirlo come figlio nostro.
Che Suo figlio possa vivere .. sereno e orgoglioso di quello che fa.
Un abbraccio”


Paolo

“A Paolo.
Non so se lei sappia leggere e capire ciò che legge. Talora dubito della "intelligenza" di una buona parte degli italiani. Il berlusconismo e il leghismo hanno ottenebrato la mente e reso barbaro il cuore!"


don giorgio de capitani

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Re: DICIAMO NO A DON GIORGIO DE CAPITANI

Messaggio  Admin il Mer Nov 10, 2010 10:59 pm

Continua:

"Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25 Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26 Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. 27 Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? 28 Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? 29 No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30 Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio» (Matteo 13,24).

Vorrei poter proporre all'attenzione di Don Giorgio questo insegnamento di Gesù. Ogni terreno del mondo conosce l'opera di due seminatori, quello buono ed il suo nemico. Il bene ed il male si trovano dunque solitamente intrecciati; si potranno separare in modo sicuro solo il giorno della mietitura. Questo principio vale anche per i terreni a noi più cari, vale anche per il nostro cuore. Vale anche per il blog di Don Giorgio, ed anche per la parte dedicata ai commenti dei lettori. In questo terreno sono pochi gli interventi totalmente positivi o affatto negativi. Io non avrei bollato come caso di negatività totale il contributo di Paolo, richiamato nel post precedente. A mio parere quel discorso era certamente acritico, ma un parziale contenuto di verità, forse minimo, lo aveva. Come ce l'hanno i commenti di segno opposto, ugualmente acritici, tanto cari a Don Giorgio. L'assoluto non è di questo mondo ed il bene ed il male coesistono intrecciati, nella nostra umana esperienza. Anche i commenti prevalenti, che riflettono il pensiero e l'atteggiamento del De Capitani, hanno un PARZIALE contenuto di verità. Basterebbe condividere questo mio pensiero, che poggia su basi ben più solide della mia umana limitatezza, per concludere che Don Giorgio ha fatto male a soffocare una voce coraggiosa, controcorrente nel dibattito. Una voce che non sembra totalmente fuori luogo, se si raccolgono certe testimonianze, riportate dallo stesso De Capitani e da me richiamate nel terzo post di questa serie. Se poi riteniamo che quella voce probabilmente non voleva portare una testimonianza di verità, ma solo esprimere vicinanza e conforto a persone scosse ed in lutto, una sorta di caldo abbraccio a chi ne aveva bisogno...Don Giorgio ha fatto doppiamente male, perché ha biasimato un gesto di Carità.
Se infine analizziamo le espressioni usate da Don Giorgio, laddove il Nostro offende l'interlocutore e lo accusa addirittura di "barbarie", oltre che di idiozia, viene da chiedersi e da gridare: MA QUESTO E' UN PASTORE???

(Continua)

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Re: DICIAMO NO A DON GIORGIO DE CAPITANI

Messaggio  Admin il Ven Nov 12, 2010 8:07 pm

Continua:



Fin dal mio primo impatto con gli scritti di Don Giorgio, vale a dire da quelli sulla morte dei “mercenari” italiani, ai quali ho fatto riferimento, ebbi una percezione angosciante: il Nostro ha dei limiti nell’amore, non vuole affatto amare gli avversari politici. Questi ultimi, Egli odia e vuole odiare. La percezione qui richiamata, la si ricava costantemente dagli scritti di Don Giorgio ed è motivo di “imbarazzo” per tanti buoni cristiani, i quali, come me, dal punto di vista ideologico sarebbero in sintonia con il De Capitani. Questo motivo divenne del tutto evidente ed incontrovertibile in un post che sollevò le obiezioni e le proteste non solo mie, ma di altri cattolici, non estremisti, equilibrati. In seguito questo articolo fu fatto sparire, forse per un intervento della Curia. Mi dispiace molto rimetterlo in circolazione, ma mi è necessario farlo:

http://www.dongiorgio.it/pagine.php?id=2205

Vorrei portare in evidenza la mia modestissima replica, che inviai all’Autore e fu da Lui rispettata:

“"Io non prego perché Berlusconi, Bossi e tutta la cricca mafiosa che ci sta governando siano colpiti da una crisi cardiaca. No! Non devono morire subito! Auguro loro di rimanere in vita il più a lungo possibile, immobili distesi su un letto e patire qui le pene dell’inferno in una lunga progressiva consumazione fisica da farli impazzire dal dolore".
Qui siamo all'odio, siamo fuori dalla volontà di Dio. Gesù amava perfino i farisei, anche se li sferzava. NON AUGURAVA LORO PENE INFERNALI. Le prefigurava, per dare sferzate correttive, ed impedire che certe conseguenze di pena diventassero reali.
Don Giorgio, non sarebbe meglio augurare a certa gente il PERFETTO PENTIMENTO ? Alla espiazione nel dolore penserebbero poi le loro coscienze (se sono colpevoli, a noi non è dato giudicare), e Lui, che non fa sconti nemmeno a Berlusconi.
Don GIorgio, noi dobbiamo amare anche Berlusconi e Bossi e perfino Hitler. Perché BISOGNOSI di amore, non perché meritevoli”.


Quando scrissi “qui siamo fuori dalla volontà di Dio” mi controllai. Avrei voluto scrivere “qui siamo fuori dalla Grazia di Dio, siamo fuori non solo dalla Chiesa, ma tout court dal Cristianesimo”. Siamo fuori dalla stessa migliore Umanità, se è vero ciò che Don Giorgio spesso ci rammenta, che i più alti valori non sono prerogativa esclusiva dei cristiani ma sono patrimonio della intera Umanità.

Fra Don Giorgio ed il sottoscritto Egli è il pastore e lo scrivente la bestia, ma le vie del Signore sono infinite. Se mai Don Giorgio mi leggesse, vorrei potergli dedicare le parole che il Manzoni fa pronunciare al suo Padre Cristoforo: “Ti ricorderesti che il Signore non ci ha detto di perdonare a’ nostri nemici, ci ha detto di amarli?”.

Naturalmente, Berlusconi e Bossi non sono nemici personali né di Don Giorgio né miei. Sono avversari politici, ma, come Don Giorgio li vive, sono nemici. Non credo che la legge d’amore (della quale il De Capitani dovrebbe essere un testimone) faccia eccezione per i nemici “politici”. Vorrei pure segnalare a Don Giorgio una frase da me già riportata in un altro topic, quello dedicato ai temi dell’amore e del perdono superiori alle nostre forze (http://vivaibidelli.forumattivo.com/temi-politici-sociali-ed-un-po-filosofici-f1/qualche-spunto-sull-amore-e-sul-perdono-t22.htm): Mi dispiace della prova che abbiamo dato noi cattolici bolognesi in questi giorni (i giorni successivi alla strage alla stazione ferroviaria, n.d.r.), mi dispiace non aver sentito dire da nessuno: *amo quelli che mettono la bomba, nel momento in cui la mettono*, NON PERCHE’ ESSI SIANO MERITEVOLI DI AMORE, MA PERCHE’ BISOGNOSI DI AMORE.

Don Giorgio potrebbe aver scritto certe frasi in un momento di collera impetuosa, ma è passato già molto tempo e non le ha ancora ritrattate. Anche un contadino illetterato, oppure uno come colui che scrive queste note, può quindi, e deve concludere, pur con la morte nel cuore, che Don Giorgio è fuori dal Cristianesimo. E se è vero l’assunto dello stesso Don Giorgio, circa l’universalità di certi valori, DON GIORGIO E’ FUORI DALL’UMANITA’ NEI SUOI VALORI PIU’ ALTI. Invito i credenti a pregare per lui, io lo sto facendo.
(Continua)

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Re: DICIAMO NO A DON GIORGIO DE CAPITANI

Messaggio  Admin il Dom Nov 14, 2010 8:05 pm



Continua:

Si sosteneva nel post precedente “che Don Giorgio spesso ci rammenta, che i più alti valori non sono prerogativa esclusiva dei Cristiani ma sono patrimonio della intera Umanità”. Su questo punto potremmo essere d’accordo con lui. Per fare un esempio, anche io credo che la più importante delle virtù cristiane, ovvero la Carità, nella pratica sia una cosa umana piuttosto che cristiana. Questo mio convincimento è fondato sul Vangelo (sulla parabola del buon samaritano), e sulla costante esperienza di vita (Gino Strada si dice non credente mentre Berlusconi…; e questo non è un caso isolato).

Ma Don Giorgio fa un passo in più, con un concetto che esprime a più riprese, e che ho trovato recentemente formulato in un periodo conciso ed efficace: “La verità non ha insegne, non è protetta da dogmi, non ha protettori, non è prerogativa di nessuna religione”. (http://www.dongiorgio.it/pagine.php?id=2270&nome=religione).

Io non sono un teologo, ma sarei pronto a giurare che qui, dal punto di vista della dottrina cattolica, siamo in piena eresia. L’intenzione può essere delle migliori, vale a dire l’abbraccio fraterno con i non cristiani, il rispetto, il riconoscimento di “pari dignità” fra tutti gli uomini, credenti o meno. Persino la evangelizzazione può essere inizialmente favorita da questo approccio, l’apostolato è certamente più facile se non si creano barriere di diffidenza e si fa sentire l’altro-da-noi considerato del tutto alla pari.

Anche a me farebbe comodo, nel mio piccolo, fare dichiarazioni di questo genere. Perché sono, “si licet parva componere magnis”, in una situazione esistenziale analoga a quella di Don Giorgio. Anche io come lui ho feeling con i non credenti piuttosto che con i fratelli di fede, ed ho un certo bisogno affettivo del loro abbraccio. Anche io potevo avere una speranza di apostolato (che adesso per causa di Don Giorgio rischio di perdere) perché Il Signore può utilizzare perfino un manico di scopa come il sottoscritto per fare un dipinto degno di Raffaello, e potevo tentare l’impresa anche con questo forum. Certe dichiarazioni, del tipo “noi cristiani abbiamo più verità che non voi non-cristiani” suonano infatti repellenti per chi le sente, e chiudono i canali comunicativi anziché aprirli. Ma la verità è imprescindibile come valore, per i cristiani come pure per gli uomini di buona volontà. Se è vero che noi cristiani abbiamo la stessa competenza nella verità che hanno tutti gli altri uomini e donne, non siamo più il sale del mondo, Gesù ha mentito. E la verità rivelata dove va a finire? Gesù ha mentito ancora, e più in grande. E allora perché è venuto sulla terra a morire e a risorgere? La sua morte potrebbe ancora essere stata un sublime atto d’amore e null’altro, ma la sua resurrezione no. Per chi ci crede, la resurrezione è il “discrimine”, ed il timbro sul SUPERIORE CONTENUTO DI VERITA’ DEL CRISTIANESIMO. Ma nella resurrezione forse Don Giorgio non crede.

(Continua)


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Re: DICIAMO NO A DON GIORGIO DE CAPITANI

Messaggio  Admin il Sab Nov 20, 2010 5:38 pm

Continua:
"Nella resurrezione forse Don Giorgio non crede", scrivevo più sopra, e mi verrà detto che la sparavo grossa. Ma non è detto che la mia "sparata" non fosse azzeccata, purtroppo; non è detto che la cannonata non colga nel segno. Ci sono infatti tutti i segnali di una mentalità che ha ben poco da spartire con la resurrezione di Gesù. Mi piacerebbe avere confidenza con il De Capitani, mi piacerebbe che lui si fidasse di me. Vorrei quindi portarlo in osteria e fargli bere diversi bicchieri (cosa non facile, perché, pur senza conoscerlo di persona, non dubito che sia un uomo sobrio e dai costumi severi) per fare emergere la "veritas" più nascosta del suo animo. Al momento giusto, la domanda cruciale: "Giorgio, tu credi che veramente Gesù sia tornato dai morti, con il suo corpo fisico letteralmente inteso?". Quello che temo, è che mi sentirei rispondere che si tratterebbe di simbologia, che il racconto evangelico qui avrebbe solo un valore simbolico. Che la resurrezione alluda soltanto ad una rigenerazione del bene dopo una catarsi. Che Don Giorgio, in sostanza, non sia affatto un Cristiano come comunemente si intende.

Chi crede nella resurrezione ha il dovere di essere e di apparire più gioioso, di comunicare gioia. Don Giorgio comunica solo rabbia e odio; mai , nemmeno una volta, nemmeno "per sbaglio", comunica speranza e gioia. Don Giorgio non riposa mai, non fa mai festa. Di sicuro santifica le feste celebrando la messa, ma io non credo che questa sia una santificazione completa, se non si assume anche un atteggiamento di letizia, di distacco e serena contemplazione; se nemmeno per un momento ci si astrare da tutte le realtà terrene, compreso il dolore, e ci si rammenta che in seguito alla resurrezione di Gesù, rievocata dalle feste cristiane, siamo in corsa per una felicità eterna. Una eternità di letizia ed euforia incondizionate ridimensiona non poco cento anni di scabrosità e sofferenza, senza nulla togliere al nostro impegno per la giustizia (infatti, è anche questo impegno che ci fa conquistare il premio eterno). Non mi si venga a dire che Don Giorgio non può gioire perché si mette costantemente dalla parte degli infelici e porta la croce assieme a loro, ogni momento. Anche Don Ciotti e Don Mazzi affrontano costantemente sofferenze umane, arrecando sollievo ed aiuto. Ma questi ed altri sacerdoti non perdono la gioia, come non la perdeva madre Teresa di Calcutta, come non la perdeva Francesco d'Assisi. Don Giorgio perde la gioia perché non ce l'ha, sembra essere pieno soltanto di astio e di furore, pare innamorato narcisisticamente della sua rabbia e del suo odio. Se gli infelici di cui si occupa il Nostro smettessero di essere tali, non farebbero un piacere a Don Giorgio, perché gli toglierebbero un motivo di aggressività. L'odio sembra essere la sua ragione di vita.

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