IL MONDO E IL SINDACATO: IERI OD OGGI ?

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IL MONDO E IL SINDACATO: IERI OD OGGI ?

Messaggio  Admin il Ven Ago 07, 2009 11:14 am

Nel gennaio del 2008 pubblicai un lungo post nel forum UILBAC, con lo stesso titolo e lo stesso testo di questo discorso, che propongo oggi qui, nel mio forum:

MESSAGGIO LUNGHISSIMO.

“Laudatores temporis acti”, ovvero elogiatori sistematici del passato, vale a dire ben peggio che nostalgici. Così un antico autore definì gli *anziani* di ogni epoca, gli anziani in quanto tali. Io stento a definirmi un anziano, perché tutti mi riconoscono uno stile ed un piglio giovanili, per strada i ragazzi mi danno del tu, e riesco facilmente ad avere feeling con loro. Ma gli anni sono (ahimè !) passati, e se fa testo la definizione che introduce queste mie riflessioni, rischio di apparire, non poche volte, assai peggio che anziano: un vecchio lagnoso e maniacale, di quelli pesantissimi…


La mia petizione di principio, a scanso di equivoci, è la seguente: è stata un bene la caduta del muro di Berlino, è stata un bene la fine della guerra fredda. (anche se tra il passato della guerra fredda ed il presente attuale, io, che pure detestai la guerra fredda, non riesco a scegliere il presente).. .


Se confrontiamo l’IERI con l’OGGI riguardo ai valori ed alla qualità della vita, l’IERI rischia il K.O. al primo round proprio per causa della guerra fredda. Il mondo spaccato in due significava non solo pericolo di estinzione nonché preoccupazione, angoscia e sospetto sempre latenti, ma anche irrigidimento culturale e mentale nella vita degli individui. Non si poteva socializzare fino in fondo con tutti e si vedeva il mondo in bianco e nero, o meglio in rosso e nero. I fautori del nero costruivano i loro roghi (per fortuna soltanto “morali”) per tutte le forme culturali ed organizzative dei rossi, sindacalismo confederale compreso, ed i visionari del rosso condannavano all’infamia anche le più preziose esperienze del campo avverso, come, per esempio, la psicoanalisi. La comunicazione fra i singoli era superficiale ed asfittica, improntata ad aggressività, e si ponevano le basi per il diffondersi della depressione su larga scala. La vita era spesso schiacciata da un senso di colpa e di inadeguatezza.


Io spero che il mio amico del cuore Giuseppe Salvadore intervenga nel dibattito che tento di aprire qui, rivedendo il proprio rifiuto per questo forum, un forum che di certo è molto decaduto. Altrimenti ci confronteremo nel suo e mio terreno preferito, che è il sito del CPL. Vorrei i contributi di Giuseppe perché è competente come pochi in questo tipo di valutazioni, ed il confronto fra noi era già iniziato.

Per mio conto, la caduta del muro di Berlino e la fine del blocco sovietico ha significato una disillusione: non maggiore libertà e nemmeno più alto benessere per le masse popolari, ma regressione dalla povertà alla miseria per i popoli dell’est, un maggiore affanno per quelli occidentali, ed il mondo che sta diventando una immensa pattumiera surriscaldata ed invivibile, tanto da considerarsi fortunati coloro che non hanno figli e possono sperare (ma forse soltanto) di arrivare a chiuder bottega definitivamente senza assaporare orribili sofferenze.

Le guerre, che ieri non scoppiavano per l’equilibrio del terrore, oggi si fanno e si giustificano come operazioni di polizia: così va bene finché vengono bombardati gli altri e i bambini degli altri. Considerando queste vicende storiche, molti della mia generazione arrivano a rimpiangere il mondo in rosso e nero. Io no, resto ostinatamente fedele alla mia petizione di principio e considero non impossibile una strada diversa da quella che abbiamo scoperto e percorso al di là del muro.


Ma forse il confronto fra il passato ed il presente è per noi più facile se lo limitiamo al nostro terreno di stretta e comune competenza, che è il campo sindacale.


Fra uomini e donne della mia generazione, vi è un comune giudizio, che circola sotto forma di sentenze dal contenuto di verità evidente (almeno per noi), per cui “al tempo della guerra fredda il Sindacato assolveva ad un ruolo e svolgeva un compito prezioso al quale oggi ha abdicato: era l’educatore delle masse”, “la solidarietà un tempo era l’essenza del Sindacato, oggi è soltanto uno slogan” (Devo questa definizione a Sergio Di Franco, di me poco più anziano, mentre ricavo da Aurita, che è di me molto più giovane, una formulazione ancora più estrema: "Questa è la grande rivoluzione culturale del movimento sindacale: la solidarietà...alla rovescia. L'unica rivoluzione culturale i cui effetti, a quanto leggo, sono penetrati in tutti i luoghi di lavoro."), “l’unità sindacale è quel tesoro del cui valore ti rendi conto solo quando lo hai perduto”….


Non potendo elencare in un solo intervento tutti gli stridori del sindacalismo attuale con la coscienza e la sensibilità di un uomo di altri tempi (“un piccolo uomo pieno di anticaglie”, io fui definito nel forum CGILBAC, giudizio forse esatto), mi limiterò a sputare tre rospi, tre bocconi amarissimi e sconvolgenti, per me non digeriti ed indigeribili.


Il primo boccone amaro è già datato di alcuni anni, consiste nella conversione del sindacato alla meritocrazia.
Qui voglio essere più chiaro che mai: il bilancio della valutazione costi/benefici è tuttora incerto e non definitivo. Io posso proporre soltanto una mia opinione, non una evidenza univoca.

La mia opinione la espressi già in questo forum quando pubblicai per due volte il post “Buongiorno, notte”, sui guadagni accessori dei custodi, un post che ebbe discreta risonanza. In quello scritto, tentai di evidenziare come la monetizzazione del merito individuale assurta a criterio costitutivo e preponderante nell’organizzazione del lavoro produca guasti sociali irreversibili ed una vera e propria beffa per i lavoratori più meritevoli.

Sulla rottura dell’unità, della convivenza serena, e la creazione di un clima mal vivibile non mi dilungherò, perché abbiamo tutti sotto gli occhi le nostre situazioni lavorative e lo spettacolo di questo stesso forum, come è diventato. Quali segnali ed echi ci manda.

Per quanto riguarda la beffa, questa rimane nascosta, con buona fede di tutti, al tavolo delle decisioni, e si manifesta poi nella pratica, ai danni dei lavoratori migliori, di quelli che si sarebbero voluti premiare.

Siamo franchi: nelle amministrazioni statali vi è chi non lavora affatto ed anche qualcuno che lavora per cinque. Se date a quest’ultimo, che manda avanti la baracca comune portando sulle spalle i pesi morti, un premio di 50 euro, lo offendete a morte. Perché avrebbe diritto ad uno stipendio moltiplicato per 5, non ad un gettone che non gli cambia la vita.

Avrebbe diritto a veder licenziati i fannulloni e veder assunti al posto di quelli i propri figli disoccupati, oppure intascare l’intero stipendio dei lavativi, per i quali è lui che si sacrifica ogni giorno da tanto tempo. Accetterà anche i 50 euro, perché oggi tutto fa brodo per sbarcare il lunario, ma si riempirà di veleno quando vedrà che il nuovo gettone gli avrà fatto perdere l’unica ricchezza che aveva: la considerazione, la stima speciale, il riconoscimento dei colleghi e dei superiori.

Egli ha già avuto la sua ricompensa, i 50 euro, che bisogno c’è di applaudirlo ? Perdendo il “gettone” simbolico al quale era abituato, la ricompensa morale, per miseri 50 euro (che comunque non può rifiutare) il lavoratore impegnato proverà rancore per l’inadeguatezza del riconoscimento, simile ad una mancia, e sarà fortemente tentato di tirare i remi in barca a sua volta, ed in molti casi lo farà. Il sistema premiante andrà a disincentivare l’impegno di chi lavora veramente, dopo aver fracassato l’unità fra colleghi e la qualità della vita nei luoghi di lavoro.

Lo “sfacelo meritocratico” statale è ormai irreversibile, se leggiamo gli ultimi contratti, quello di comparto e quello integrativo. Un mio collega, spirito illuminato, così commentò quando lesse la piattaforma del contratto di comparto prima che venisse approvata: “Inviterei i Sindacati a rinunciare. Io che faccio fatica ad arrivare alla fine del mese rinuncerei al contratto ed all’incremento retributivo di 110 euro (che al netto, per noi rimasti b1, sarà poi molto di meno, sarà qualcosa di irrilevante per chi fa la spesa a Bologna) pur di non introdurre nell’ impiego statale certe incentivazioni e “premiazioni”, che forse hanno una valenza positiva nel settore privato ma da noi sarebbero solo una pena. Che si tenessero tutto, l’aumento in busta paga ma anche certe riforme” .

Ma ormai la tragica frittata è stata fatta. Non era stata fatta ancora una decina d’anni fa, quando nasceva la riqualificazione. Io a quell’epoca non seguivo molto la politica della UILBAC, ma le informazioni che ebbi in seguito, tutte convergenti, mi dissero che il Segretario Cerasoli non avrebbe voluto questa riqualificazione che tanto ha diviso i lavoratori ed ha aperto tante ferite, ma avrebbe propugnato uno scatto di livello retributivo per tutti, senza prove selettive, e poi dei corsi formativi per tutti. La pioggia di denaro “a babbo morto”, dicono i detrattori di Cerasoli. Se io mi sono iscritto alla UIl è anche, ed in buona parte, perché ho ammirato questa impostazione. Cerasoli sarebbe poi diventato addirittura un eroe ai miei occhi, e non solo ai miei, se avesse fatto saltare questa riqualificazione che si è realizzata, questa che ci affligge ancora, questa che intasa anche questo forum.


Ma riconoscevo più sopra che il bilancio è prematuro, incerto, controvertibile. Perché ricordo bene quanto fosse squallido e mortificante, massificante, il “socialismo all’italiana”, il “socialismo reale” del pubblico impiego, quanta esasperazione abbia prodotto nei lavoratori attivi, quanta sete di meritocrazia, di un riconoscimento anche materiale e non solo morale del merito.


Per me, si tratta di valutare tra due mali quale sia il minore. Voi preferite una mancanza di giustizia, e di efficienza nei servizi, accompagnata da una convivenza lavorativa serena (tutto è relativo) oppure una mancanza di giustizia, e di efficienza nei servizi (pari se non maggiore), accompagnata da una convivenza lavorativa che può finire in cronaca nera, da un inferno nei rapporti interpersonali ? Io non ho dubbi e, pur ricordando le mie frustrazioni e le rabbie antiche, do un punto al passato sul presente. Uno a zero per il passato.

Prima di procedere in questo confronto fra culture diverse, è necessario aggiungere che ieri il Sindacato espelleva in tutti i modi il bubbone della meritocrazia, e chi si fosse azzardato a portare avanti proposte operative e tentativi di riforma di questo genere avrebbe assaggiato anche forme di violenza. Il Sindacato non ammetteva che si potesse incrinare in alcun modo il fronte dell’unità delle masse, quella unità e compattezza che era la sua forza. A scanso di equivoci: Do un punto al passato sul presente NONOSTANTE la violenza di ieri, e NON RIMPIANGENDO quella violenza.


Il secondo terreno di questa simbolica sfida fra la cultura sindacale di un recente passato e quella odierna ci è dato da un episodio ancora fresco, che mi ha visto protagonista nel forum CGILBAC. Sono uscito da un dibattito-scontro con il COORDINATORE NAZIONALE di quella organizzazione quando il medesimo, che non riusciva a prevalere con gli argomenti, ha fatto ricorso alle ingiurie. In precedenza, nell’interlocuzione polemica, il coordinatore di cui si tratta aveva dichiarato qualcosa come: “disprezzo gli uillici e quindi… [riferendosi al sottoscritto]”.

Io la deontologia, l’etica sindacale la imparai in buona parte, tanti anni fa, da un coordinatore territoriale della stessa CGIL. Questo mio amico, fratello maggiore e maestro mi insegnò che un lavoratore non deve mai essere pubblicamente attaccato da un dirigente sindacale, come non lo si può calpestare nelle sue legittime aspettative in una contrattazione collettiva, e SE E’ ISCRITTO AD UN ALTRO SINDACATO IL RISPETTO DEVE ESSERE ANCORA PIU’ ALTO.

Ieri, un dirigente confederale che avesse commesso la gaffe di esprimere pubblico disprezzo, non per il leader di un’ altra sigla, ma per il popolo da questi rappresentato, sarebbe stato ripreso con fermezza all’interno della propria organizzazione (sia che questa si chiamasse CGIL, CISL o UIL) e costretto ad una rettifica. Non mi risulta che questo sia successo, nel caso testé ricordato. Due a zero per il passato sul presente. O forse qualcuno non è d’accordo, sulla assegnazione di quest’ultimo punto ?


Il terzo caso discriminante che ho scelto dispiacerà a diversi lavoratori iscritti alla UIL, me compreso. Ma non saremmo fedeli allo spirito, alle tradizioni ed al costume della nostra Organizzazione, e nemmeno all’etica sindacale di ieri e di oggi, se ci inibissimo in certi casi ed evitassimo una ricerca onesta.


Pochi giorni or sono, la Segreteria Nazionale ha voluto aprire una nuova rubrica in questo sito internet, una nuova sezione di questo forum. In questa nuova pagina si tratterebbe di valutare l’operato dei dirigenti periferici dell’Amministrazione da parte dei lavoratori dipendenti, cioè noi.

La mia protesta fu immediata, di impulso e d’impeto, e qualche altra voce si levò. Le mie motivazioni: il lavoratore dipendente è in posizione di debolezza estrema nei confronti del proprio dirigente, questi gli può rendere la vita un inferno. La mia amica stimatissima dottoressa Giustiniani a mio avviso è troppo fiduciosa circa la possibilità di difendersi dal mobbing ricorrendo alla magistratura. Se quello non è nato ieri ti minaccia quando non ci sono testimoni. E ti fa sentire il fiato sul collo costantemente, ti fa sentire controllato fingendo ogni volta di “passare di lì per caso, o per altro motivo”, e riesce a discriminarti costruendosi ogni volta un alibi, un pretesto credibile per tutte quelle scelte organizzative che ti danneggiano e ti umiliano. E ti fa sentire nell’aria che “TU NON PUOI SBAGLIARE MAI, IL FUCILE E’ PUNTATO PER FARTI CADAVERE”.
(Continua)


Ultima modifica di Admin il Sab Ago 08, 2009 2:05 am, modificato 3 volte

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Re: IL MONDO E IL SINDACATO: IERI OD OGGI ?

Messaggio  Admin il Ven Ago 07, 2009 11:17 am

Continua:
Chi ha il coraggio e la volontà di esporsi in certe denunce, non aveva bisogno di una nuova sezione del forum. Questa invece può fungere da trabocchetto involontario per un lavoratore psichicamente debole o sprovveduto o che ha bevuto un bicchierino di troppo o che si trova in un certo momento particolarmente incazzato. E questo lavoratore ci casca. E si rovina. Perché se “sbagliano” un post Cerasoli o Scalera, lo possono sempre cancellare. Se sbagliamo noi, il post scottante, del quale ci siamo pentiti, rimane lì, in bella evidenza.

Tornando al nostro tema di fondo, al nostro filo conduttore: Il sindacato ieri proteggeva il singolo lavoratore, non gli avrebbe mai costruito delle possibili insidie (anche se non volute come tali).

Ricordo due casi esemplari: una volta che io volevo affrontare il mio dirigente con accuse durissime, fui stoppato dallo stesso coordinatore della Cgil già ricordato, che mi disse testualmente: “(Noi, dirigenti sindacali) NON VOGLIAMO CHE I LAVORATORI FACCIANO GLI EROI. Tu stattene tranquillo, prendiamo appuntamento noi e certe cose gliele diciamo noi. Nessuno saprà che ci hai informati tu.”.

Il secondo episodio avvenne quando io facevo parte di una segreteria territoriale della CISL. Il Segretario Generale voleva scrivere una lettera ad un dirigente statale, per tutelare una lavoratrice che si era rivolta a noi lamentando un sopruso, iniziando la sua nota in questi termini: “Si è rivolta a me per questo motivo la Signora Tal dei tali”. Combattei con lui con tutte le mie forze con argomenti come: “Non devi giustificare il tuo intervento come farebbe un avvocato che dice *il tale è mio cliente*. Dovunque un lavoratore venga calpestato, il sindacato ha titolo per intervenire, di per sé. Non è tenuto a dire da chi è stato informato né da chi è stato eventualmente sollecitato. Il singolo lavoratore va sempre coperto al massimo”. Non riuscii a prevalere in quella circostanza, ma le mie “ragioni” non me le ero inventate dal nulla, erano condivise da altri al di fuori della segreteria e facevano forse parte di una elaborazione collettiva, di una rappresentazione sociale che confluiva nella mentalità sindacale dell’epoca e contribuiva a formarla.


Dopo la mia protesta per la novità in questione, ho avuto una amichevole conversazione telefonica con Gianfranco Cerasoli, al quale sono affezionato e grato di una certa attenzione che da sempre mi dedica. Ho sentito le sue ragioni, che se vuole sarà lui a spiegarvi. Sono motivi forti, molto convincenti, che mi hanno messo in crisi. Mi sto ancora chiedendo se fossi io ad avere ragione o se sia lui. Forse vince Cerasoli.

Ma l’impressione agghiacciante che io ho avuto da questo colloquio è stata che il Segretario non abbia nemmeno visto, nemmeno valutato i rischi e gli inconvenienti da me percepiti. Non li ha messi su uno dei due piatti della bilancia. Spero di sbagliare, di avere inteso male. Ma d’altra parte, tolte le proteste iniziali mie e di qualche mio amico, il movimento sindacale UILBAC, come iscritti, come lavoratori, ha dormito su questo problema, di una insidia, un pericolo, una ingiusta esposizione al rischio per i lavoratori indifesi, ha dormito in preda all’oppio della riqualificazione.


Ed una cosa ancora: né il leader né gli iscritti hanno previsto come andrà a finire: dato che gli “attributi” per certe denunce li hanno veramente in pochi, la nuova sezione diventerà la vetrina del servilismo interessato, opportunistico. Diventerà la passerella dei ruffiani. Ed anche questo il sindacato di una volta non lo avrebbe permesso.


Ma soprattutto, il presente, che si ritrova con dei morti sul lavoro per mancanza di sicurezza, situazioni che ai miei tempi non si verificavano perché facevamo paura, non eravamo sbriciolati e drogati dalle premiazioni individuali, il presente sta correndo ai ripari dopo che ci sono stati i decessi. Ma mentre corre ai ripari per la sicurezza fisica, trascura la sicurezza “extra-corporea” dei lavoratori. Finché anche qui non ci saranno dei cadaveri, che in questo caso saranno dei licenziati o lavoratori annientati dalle persecuzioni.
Tre a zero per il passato.


Io, per ora, ho scritto anche troppo. Un forum non è un libro, e mi piacerebbe leggere l’opinione di qualche anziano ed ancor più di qualche giovane. I giovani nel nostro ministero non ci sono più, ma se qualche collega avesse un figlio oppure un fratello minore che ci regalasse un confronto…Oppure se ci fosse qualche giovane internauta di passaggio così gentile…Non voglio rischiare di restare incapsulato nel naturale pregiudizio dei vecchi, ditemi dove sbaglio…
Davide Selis"

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