KAROL E GIANFRANCO

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KAROL E GIANFRANCO

Messaggio  Admin il Mer Ago 05, 2009 11:12 pm

Un accostamento fra le due personalità in esame sembra a tutta prima una burla oppure un azzardo concettuale spericolato. Ben poco hanno in comune il penultimo Pontefice della cristianità con l’attuale pontefice della Uilbac. Anche la statura non è uguale, e, del resto, chi di noi tutti può misurarsi in altezza con un gigante come Karol ?

Ed inoltre, sembra quasi blasfemo paragonare un uomo puro e santo come il mitico Karol con un furbo, con un volpone come molti considerano Gianfranco, e come io stesso spesso lo definisco nei miei dialoghi interiori, tra me e me.

Una precisazione è d’obbligo, perché ognuno che (bontà sua) mi legge possa fare la dovuta “tara” ai miei argomenti, spurgando le mie tesi da possibili condizionamenti emozionali (attinenti all’emotività dell’autore, non a quella dei lettori). La precisazione obbligatoria è la seguente: io ho amato ed amo Gianfranco, a livello emotivo, mentre sono nella minoranza planetaria che non ha mai potuto soffrire Karol. Ma perché confrontarli ? Perché hanno ricevuto entrambi dall’Altissimo uno stesso dono-carisma, ed entrambi lo hanno ricevuto in dose rara, in dose impressionante.


Quando fu eletto papa il cardinale Karol Wojtyla, il suo primo discorso dal balcone ed i suoi passi successivi, intesi anche in senso letterale e fisico, mostrarono a tutto il mondo che razza di formidabile istrione egli fosse, per vocazione naturale. In pochi mesi di pontificato conquistò le masse con il suo fascino. Un mio amico altolocato, un monsignore docente alla Pontificia Università Lateranense, mi confidò: “questo papa è talmente BELLO DA VEDERE che la gente non ascolta nemmeno quello che dice, ma si riempie solo della sua immagine. Peccato, perché dice cose che andrebbero meditate”.

E questo punto di forza di Karol, essere stato da giovane un attore di teatro promettente ed aver saputo poi rinunciare ad una carriera mondana che sarebbe stata sfolgorante, per le sue doti altissime, questo punto di forza di KAROL fu una componente del suo fascino mediatico. “Domina i media come pochi”, aggiunse il mio amico.

E questa sua capacità di “OFFRIRE IMMAGINE” mentre si trovava a dover pontificare nella civiltà dell’immagine, fu una delle leve del suo carisma, un carisma che io, patito di psicologia del profondo, definirei così: SAPER PROMUOVERE IL TRANSFERT NELLE PERSONE.

Far scattare il transfert, cioè l’ identificazione di una figura attuale, qui ed ora davanti a noi, con quella immagine genitoriale che ogni persona si porta nell’inconscio, è l’arte degli psicoanalisti. Questi ci riescono giocando non sull’immagine fisica, ma su altri fattori. Karol giocava sull’immagine fisica e su altri fattori.

E raggiungeva alla grande un certo obiettivo: a lui era permesso fare o dire qualunque cosa. Poteva andare in Africa a dire più o meno a quelle popolazioni: “Non scopate!”. E quella gente disperata se lo lasciava dire. Ma solo da lui. Poteva lanciare, imbottire di potere Ratzinger e farne il proprio naturale delfino, e tutti si sarebbero incazzati con Ratzinger ma non minimamente con lui. Moltissimi anche oggi odiano il papa attuale ma idolatrano il suo predecessore, dal quale tutto è dipeso.

Poteva fare tante altre cose che gli sarebbero state poi contestate da una durissima critica in internet, da parte di un certo dottor Carosi, (un personaggio che un tempo io avevo in particolare considerazione e simpatia. Quando Carosi distruggeva l’immagine di Karol, io voglio confidare agli amici la verità: tifai Carosi. Anche se i giudizi impietosi e sferzanti dati da Carosi avrebbero dovuto a mio parere essere relativizzati, per quella ambiguità che è tipica delle cose umane, ogni tesi richiama sempre una antitesi).


A differenza di Giovanni XXIII e di Paolo VI che erano dominati dalla preoccupazione di non perdere il rapporto con il mondo, con la civiltà della propria epoca, sempre più divergente dal dogma cristiano, Karol sganciò il mondo, E TANTO PEGGIO PER IL MONDO. Ed il mondo gli fu grato di essere da lui buttato via, NON SE NE ACCORSE NEMMENO E LO VENERO’.

Ancora qualche pennellata per questo quadro, che non è certo d’autore, ma di un autore mediocre: il KAROL secondo Davide Selis.
Quando si scatena un transfert nella psiche di un soggetto, questi rielabora una libera rappresentazione della persona che è l’oggetto del medesimo transfert. Inconsapevolmente, il soggetto che al tempo stesso è l’autore e la “vittima” del transfert, “proietta” sulla persona che è l’oggetto di questa dinamica di identificazione, tanta parte della propria soggettività.


La persona-oggetto diviene come uno schermo bianco, sul quale il soggetto proietta i propri contenuti mentali inconsci.
Bene lo sanno gli psicoanalisti, che sono abituati anche a non essere più percepiti nelle propria realtà fisica dai propri pazienti, in taluni casi perfino a non essere riconosciuti per strada, o comunque al di fuori dell’ambito terapeutico.


E così, per Karol avvenne che quasi ognuno dei suoi fans se ne è ricostruito uno personale, a propria immagine, e ben pochi al mondo hanno colto ed assimilato, e ancor meno elaborato, la drammaticità del suo messaggio autentico, che quasi nessuno ascoltava, e l’intransigenza degli input che egli lanciava alle coscienze.


Un esempio paradigmatico di questa situazione io lo ebbi qualche anno fa, in un mio rapporto non facile con un giovanotto brillante, esperto di informatica.
Questi aveva compiuto una “goliardata” un po’ eccessiva per la mia sensibilità, rappresentando il pontefice successore di Karol come un robot dei cartoni animati (si giocava su somiglianze fonetiche). Alle mie accuse di cattivo gusto e cattivo comportamento in pubblico, il giovanotto in questione replicò con assoluto candore e convinzione, che se fosse stato ancora al mondo il grande Karol ed avesse visto quello scherzo, ne avrebbe riso, per poi passare a cose più serie.


Io rimasi traumatizzato da questa risposta più ancora, e molto di più, che dalla vignetta precedente. Sarà una mia presunzione, ma ritengo di avere un fiuto rarissimo per la verità. Quando lessi che “Karol avrebbe riso” mi imbufalii. Una voce dentro di me gridò: “testa di…, sarebbe stato più facile che ti avesse reciso una parte del corpo con un morso, piuttosto che ridere in questo caso !!!”. Certo, si fa torto a quel santo uomo, ed alla verità, se lo si considera capace, anche alla lontana, di compiere davvero un abominio come quello attribuitogli dalla mia fantasia. Ma si fa più torto alla verità pensando che avrebbe riso.


Il fatto che un uomo intelligente e colto lo abbia pensato, è uno dei tanti indizi per la mia tesi: vi sono in circolazione tante immagini di Karol quanti sono i suoi ammiratori. Non è stato un uomo, per l’umanità che lo ha amato ed idolatrato: è stato uno schermo bianco.
(Continua)


Ultima modifica di Admin il Lun Mag 30, 2016 10:07 pm, modificato 4 volte

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Re: KAROL E GIANFRANCO

Messaggio  Admin il Gio Ago 06, 2009 10:32 pm

Continua:
Vorrei riprendere il discorso interrotto ed aggiungervi qualche slargamento. Fra i difetti del mitico Karol ai miei occhi, ve ne sono alcuni verso i quali la mia personale insofferenza è massima, punti di scontro frontale e “cruento” fra l’operato di un gigante della storia e la sensibilità soggettivissima di un piccolo uomo qualunque, un qualsiasi italiota.


Io non sopporto il Karol che diede solidarietà a Giulio Andreotti.
Io non sopporto il Karol che privilegiò movimenti ecclesiali come “Opus Dei” e “Comunione e Liberazione”, scegliendovi anche i suoi consiglieri più fidati; su questo punto ricordo un meraviglioso commento critico della sublime teologa Adriana Zarri.
Io non sopporto il Karol che fermò i Gesuiti nella loro campagna di diffusione del profilattico, che essi consideravano *male minore* rispetto all’AIDS. (Questa informazione la ricevetti dalla stampa laica e quindi è più che mai soggetta al “beneficio di inventario”).
Io non sopporto il Karol che, nel predicare le virtù cristiane, confuse le linee con i punti, punti fermi.
Io non sopporto tenti altri Karol, che qui ed ora non ricordo.
Per come io sono fatto, Karol pugnalò la mia sensibilità come pochi altri uomini.


Ma, per quell’amore della verità che è la mia pulsione esistenziale più forte, debbo riconoscere che se poniamo i pesantissimi difetti su di un piatto della bilancia (quella ipotetica di ogni valutazione) ed i pregi sull’altro piatto, prevale il secondo piatto.


Perché non è irrilevante, né poco rilevante, né molto rilevante, MA MOLTISSIMO RILEVANTE:

Aver suonato il campanello di allarme sul disastro ecologico e la prossima probabile fine del nostro pianeta e della nostra “civiltà”.
Aver combattuto le guerre con tutte le proprie forze.
Aver combattuto la pena di morte.
Aver propugnato la parità tra uomini e donne riguardo al carico di lavoro quotidiano.
Aver tenuto accesa l’ultima ed unica fiaccola planetaria di giustizia, dopo il crollo del comunismo.
Aver rifiutato di pronunciare un pubblico elogio commemorativo del papa dell’era nazista.
Aver chiesto perdono per Galileo Galilei
Aver diffuso la devozione alla Madonna.
E tanti altri passi di grandezza che io qui ed ora non ricordo.


Ma vi è un peso che io non so su quale dei due piatti della bilancia collocare, fra i pregi o fra i difetti. Il fatto che abbia “mandato in bambola”, mi verrebbe quasi da dire “plagiato”, e di sicuro condizionato, le masse dei giovani che lo seguivano. Utilizzando il proprio eccezionale carisma di leader, egli volle sostituirsi del tutto al senso critico, ed alla possibilità di dubitare, nonché di dissentire, dei suoi seguaci.
(continua)

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Re: KAROL E GIANFRANCO

Messaggio  Admin il Sab Ago 29, 2009 6:32 pm

Continua:
Dopo aver tratteggiato il ritratto di Karol secondo Davide Selis è ora la volta di elaborare il "Gianfranco" secondo lo stesso autore, affinché i lettori possano verificare se veramente i due personaggi raffigurati abbiano un tratto identico ed uno soltanto (del tipo, il naso uguale).

Se Karol riuscì ad ipnotizzare milioni di giovani in tutto il mondo, Gianfranco Cerasoli è riuscito ad ipnotizzare migliaia di non-più giovani in Italia. Forse il carisma di Gianfranco è inferiore a quello del mitico papa, ma è anche vero che Cerasoli si trova a pontificare, attualmente ancora, da una cattedra meno altolocata e da una posizione meno visibile (è visibile solo ad una ristretta minoranza di cittadini italiani). La carica, pur prestigiosa, di segretario nazionale di un sindacato di settore è come una camicia che sta molto stretta alla personalità di Gianfranco Cerasoli, anche se lui non ha mai ambito a posizioni più alte e più “universali”.
In che modo tenteremo di dimostrare, oppure corroborare, oppure soltanto evidenziare la tesi della irresistibilità di Gianfranco ?


Il piano della nostra opera prevede la coniugazione di un paradigma, vale a dire la messa a fuoco di alcuni casi esemplari in cui la personalità di Gianfranco trionfa sulla psiche dei suoi seguaci, e quindi una sorta di fotografia dall’alto, dell’intera Uilbac vista sotto il segretario.
Se riusciremo in questo ambizioso tentativo, di portare l’opera a compimento, dipenderà dalla buona sorte e da fattori accidentali, come la salute e la mancanza di preoccupazioni più gravi, e dal nostro saper resistere allo “scagazzo”nonché alle sirene della fascinazione, del carisma cerasoliano.
......................................................................................................................................................


Tra i frequentatori del forum cerasoliano ve ne è uno abbastanza assiduo, un collega del polo museale fiorentino, il quale non frequenta questo nostro spazio. Volendo criticare questa persona nel presente topic, mi sembra educato chiamarla con uno pseudonimo (che la renda comunque riconoscibile). Ecco quindi “ Arrigo Toschi”.

Arrigo è una persona molto educata, dotata di garbo e di vero spirito democratico. Se è lecito paragonare un singolo ad un collettivo, e la tenzone dialettica a quella sportiva, e uomini nella norma a dei campioni, Arrigo ricorda certe grandi squadre del passato, come il mitico Real Madrid nel calcio e l’altrettanto mitico Simmenthal nel basket. Erano squadroni che badavano a sviluppare il proprio bel gioco e lasciavano giocare l’avversario. Con interlocutori che hanno questo stile io mi trovo benissimo, pure mi esalto e do il meglio di me.


Ma le enunciazioni di Arrigo più volte mi sono fastidiose, a volte mi fanno ribollire il sangue o rabbrividire (e credo che pure io dia i brividi a lui). Evito però di entrare in polemica con lui per non guastare questo bell’esempio che ci siamo ritrovati a dare, di tolleranza e interlocuzione serena.


Arrigo è un pensatore lucidissimo, è onesto intellettualmente, è dotato di senso critico (riesce a risvegliare l’attenzione su temi e problematiche che non tutti scorgono) ed è evidente che la sua personalità è forte.
Ma adotta un leit-motiv sconcertante: dopo aver gettato il seme prezioso della critica sindacale in un terreno che Cerasoli ha voluto e saputo rendere del tutto piatto e sterile, dopo aver costruito una argomentazione logica a fil di rasoio, non conclude il proprio elaborato.

Laddove la conclusione logica sarebbe una sola, del tipo “VITUPERIO PER CERASOLI”, Enrico (pardon, Arrigo) si ferma, sospende per un tempo breve il discorso, poi fa una piroetta improvvisa ed esclama più o meno così: “EVVIVA GIANFRANCO, NESSUNO E’ GRANDE COME LUI”.
(Continua)


Ultima modifica di Admin il Dom Ago 30, 2009 9:25 am, modificato 2 volte

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Re: KAROL E GIANFRANCO

Messaggio  Admin il Sab Ago 29, 2009 6:42 pm

Continua;
Quando  si parla di intuizioni felicissime, addirittura geniali di Arrigo Toschi, mi viene in mente un discorso abbastanza fresco, riguardante il tesserino di agente di P. S. per i custodi. In quel topic Arrigo rivendicava la necessità di questo requisito, richiamando e riportando una circolare ministeriale abbastanza recente che ne conferma l’obbligo. Ed argomentava più o meno così: “Se fosse fatto valere l’obbligo, non potrebbero subentrare i privati nella sorveglianza dei musei. Resterebbero padroni della cittadella i sorveglianti statali, e con loro tutto il personale statale, e con loro il Sindacato.
Questa “esclusiva”, questo monopolio, converrebbe certo ai custodi, che per le loro rivendicazioni avrebbero sempre l’arma in pugno della possibile chiusura degli accessi ai musei (tramite scioperi). Ma converrebbe anche a tutte le altre categorie del ministero dei beni culturali, perché i custodi potrebbero scioperare per loro, per i restauratori o per i funzionari storico-artistici, potrebbero chiudere i luoghi d’arte con fortissime ricadute RIVENDICATIVE E CONTRATTUALI..."


A questo punto a me ribollì il sangue. Come pure ribollì ad un povero italiota mio amico. Così si sfogò con me italiota: “Testa di …., quell’Arrigo ! Si sveglia adesso ! Si sveglia quando la guerra è perduta!  E la si è perduta perché non la si è potuta combattere ! E non la si è potuta combattere perché il sindacato ha scelto di coprire le ambiguità di Firenze e di altri territori ! CERASOLI HA SCELTO DI COPRIRE IL CONTO-TERZI FIORENTINO, E LE SCELTE DISCUTIBILI DEI SUOI DIRIGENTI DI QUEL TERRITORIO !!!"


E’ tanto  tempo infatti che poveri italioti-custodi laboriosi si sacrificano ogni giorno, nelle sedi periferiche svantaggiate, per reggere un doppio turno quotidiano di apertura dei musei, una apertura prolungata che ormai è diventata proibitiva per le ristrettezze dell’organico. Essi si spremono come dei limoni per non perdere quote di salario, e soprattutto per non perdere quel vantaggio politico-sindacale-contrattuale di cui si diceva più sopra,  per non perdere il monopolio della cittadella. Perché se si getta la spugna, se si sopprime un servizio (= un segmento-orario di apertura al pubblico) si crea una lacuna nell’offerta di servizio pubblico, una lacuna che verrà colmata prima o poi da soggetti esterni !!!


Da anni poveri italioti di periferia si spremono come dei limoni, abbandonati dal proprio sindacato. Si trovano impegnati in una resistenza ad oltranza senza possibilità di vittoria, una sorta di Fort Alamo (dove ogni perdita di una unità lavorativa, ogni pensionamento ed ogni semplice malattia equivale al venir meno di un difensore in stato di assedio), o, più modestamente, in un catenaccio senza contropiede. E il catenaccio senza contropiede non ha mai fatto vincere una sola partita. Per inciso: devo questa espressione, del catenaccio senza contropiede, ad Aurita, che la coniò per un altro contesto discorsivo.


Il catenaccio senza contropiede è dovuto al fatto che le punte del contropiede (GIANFRANCO CERASOLI in primis) il contropiede non lo vogliono fare, non vogliono VERAMENTE cercar di forzare il cordone del blocco del turn-over. Non vogliono far assumere una massa di  nuovi custodi di vecchio stampo, vale a dire sorveglianti statali dotati di tesserino. E perché non vogliono ? Per non far saltare le aperture dei musei in conto terzi, vale a dire un  doppio lavoro legalizzato, vale a dire un insulto alla morale, alla socialità e ai disoccupati !


Caro Arrigo, voleva dire il povero italiota, tu da anni godi del conto terzi fiorentino (come anche io ne avrei goduto al tuo posto). E se non ne godi tu, copri di certo che ne gode. E’ per salvare questi interessi che il sindacato non ha combattuto la battaglia del turn-over. E’ colpa anche tua, Arrigo, che ti svegli solo ora, quando è troppo tardi, è colpa anche tua, ché non hai combattuto per tempo e mi hai lasciato solo mentre combattevo, gridavo e soffrivo, è colpa anche tua se non ci siamo difesi, è colpa anche tua se entreranno i privati, è colpa anche tua se si perde la guerra e si alza bandiera bianca. E’ colpa tua perché non hai mai attaccato GIANFRANCO, ma invece hai sempre  conclamato “VIVA GIANFRANCO !!!”
(Continua)


Ultima modifica di Admin il Sab Giu 04, 2016 12:36 pm, modificato 4 volte

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Re: KAROL E GIANFRANCO

Messaggio  Admin il Sab Ago 29, 2009 6:46 pm

Continua;
Abbiamo ricordato nel post precedente un topic veramente “topico”, nel quale Arrigo Toschi pose a Gianfranco Cerasoli e a tutto il forum UILBAC il tema cruciale del tesserino di agente di P.S. come barriera contro l’ingresso dei privati nei nostri siti, ai fini della vigilanza.


E’ forse utile ampliare ed approfondire questo revival, aggiungendovi dei commenti critici.
I fatti: Arrigo argomenta la sua tesi, riportando la circolare che la giustifica. Gianfraco risponde che tutta la materia verrà trattata in sede di revisione dei profili professionali (come dire: non è questo il momento di rivendicare la specificità tradizionale del custode ministeriale, ovvero la qualifica di agente di P.S.).

Un mio caro amico, di nome Daniel Selenita a questo punto insorge prefigurando una probabile disdetta della sua tessera sindacale. Un altro caro amico, Giusto Salvatori, interverrà in appoggio di Selenita. Gianfranco replica a quest’ultimo con stizza (ma con signorilità estrema per quanto riguarda il possibile ritiro dall’organizzazione di cui egli è il segretario). Dà una replica articolata, e risponde anche nei seguenti termini: “Suvvia, ma ti rendi conto che la posizione della Uil è scritta , è nota a tutti e non serve ribadirla ogni qualvolta si solleva un tema visto che le nostre posizioni sono pubbliche e note a tutti.”.

Questa risposta appare spaventosa a Selenita, che vorrebbe GRIDARE a Gianfranco: “MA CHI CREDI DI ESSERE, UN PAPA, CHE SI PRONUNCIA UNA VOLTA SOLA, UNA VOLTA PER TUTTE ?” MA TI VUOI RICORDARE CHE RAPPRESENTI UN SINDACATO ? E CHE LA FUNZIONE DI UN SINDACATO E’ QUELLA DI ESERìCITARE PRESSIONE, SEMPRE E COMUNQUE, NON ESTERNARE UNA VOLTA SOLA OPPURE SPORADICAMENTE ?”
(Continua)


Ultima modifica di Admin il Dom Ago 30, 2009 9:23 am, modificato 1 volta

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Re: KAROL E GIANFRANCO

Messaggio  Admin il Sab Ago 29, 2009 6:51 pm

(Continua)
Avrebbe potuto gridare inoltre, quel custode-iscritto-incazzato:
“Tu, Gianfranco traditore (traditore della nostra causa e della nostra fiducia, non traditore di sua moglie o di impegni presi, o di promesse fatte a qualcuno), avevi senz’altro chiaro più di tutti noi, e da prima, che E’ QUESTO IL FRONTE DEL COMBATTIMENTO, E’ QUI CHE LA GUERRA DELLA NON “ESTERNALIZZAZIONE” DEI SERVIZI, E QUINDI DELLA NON PRIVATIZZAZIONE DEL MINISTERO, SI VINCE O SI PERDE. Ed è qui che abbiamo perduto, come voi, segretari nazionali delle maggiori organizzazioni, avete voluto. Od avete voluto permettere.

Se Gianfranco avesse voluto tentare di vincere, avrebbe suonato il tam tam di continuo, il SUO forum sarebbe stato tappezzato di comunicati, di pronunciamenti ufficiali circa la necessità del tesserino, dal quale dipende, secondo Arrigo e non solo secondo lui, la salvezza dei custodi e di TUTTI I DIPENDENTI MINISTERIALI IN QUANTO TALI. Si sarebbe titolato nel forum, più DEL TESSERINO CHE DELLA RIQUALIFICAZIONE. E la nostra organizzazione sindacale avrebbe dovuto incessantemente emanare circolari, comunicati-stampa, indire riunioni su questo tema, inventare interviste, chiamare il personale alla mobilitazione, METTERE QUESTO TEMA COME PRIMO IN OGNI CAMPAGNA ELETTORALE.


Battere il chiodo si doveva, battere, battere, battere !!! Così facendo, si sarebbe per così dire “fatto cultura”, si sarebbe creata una mentalità. Si sarebbero impiantate nelle menti di tutti i soggetti abilitati alle trattative, e ad ogni livello delle stesse, categorie mentali RIGIDISSIME per questa materia, categoria mentali imprescindibili. E quindi, l’agente della controparte (politica o amministrativa) che in una qualsiasi sede di confronto avesse voluto promuovere l’”esternalizzazione” della custodia, avrebbe dovuto trovarsi intimorito, come quando si va contro un “Moloch" culturale, avrebbe dovuto trovarsi timido, con la voce tremula e perdente in partenza, PERDENTE COME IMMAGINE, come suasività.


Oggi, succede il contrario. le soluzioni “nuove” per la vigilanza dei nostri siti vengono proposte (se non imposte) con strafottenza, ed è la controparte sindacale, ovvero siamo noi ad essere poco pregnanti come presenza scenica, come “rendimento percettivo”, e quindi perdenti ai tavoli delle trattative o delle concertazioni
Gianfanco, nella sua replica stizzita a Selenita e a Salvatori, ricordava anche che a Pompei egli ha vinto il primo round proprio per questo, per il richiamo all’obbligo del tesserino.


Due contro-repliche mancate a suo tempo, che Selenita ha confidato allo scrivente:
1) Non ci sarebbe stato bisogno di scomodare un Segretario nazionale per salvare Pompei, se negli anni precedenti si fosse fatto quel lavoro “culturale” che non si è voluto fare, e se da alcuni mesi si fosse continuamente evocata e sottolineata la circolare riportata da Arrigo.

Il Segretario non creda di avere degli interlocutori nati ieri. Anche se lui non lo rivelava, Toschi, Selenita e Salvatori non avrebbero avuto alcun dubbio che Cerasoli abbia citato l’obbligo del tesserino fra gli argomenti addotti per salvare il “particolare-Pompei”. Ma i tre custodi citati, appunto, non sono nati ieri. Sanno benissimo che NON TUTTI GLI ARGOMENTI USATI IN CONTRATTAZIONE VENGONO SCRITTI NEL VERBALE. E, MAL CHE VADA, IL VERBALE NON LO LEGGE NESSUNO FUORI DAL TERRITORIO. E, PEGGIO CHE VADA ANCORA, IL VERBALE DI UNA TRATTATIVA DECENTRATA SARA’ SOLO UNA GOCCIA. QUANDO INVECE, DA ANNI E DA MESI, SI SAREBBERO DOVUTI APRIRE TANTI RUBINETTI, O MEGLIO USARE GLI IDRANTI.


Torniamo al nostro filo conduttore: forse che le cose qui ricordate Arrigo Toschi non le sa, o non le vede ? No, le sa e le vede con lucidità impressionante. Forse che non capisce che tutto l’impianto della nostra riqualificazione fu costruito *anche* per sostituire la qualifica di agente di P.S. con requisiti nuovi, i requisiti del B3 vigilante ? Arrigo è troppo sveglio per non avere colto questo.


Ma allora perché Arrigo continua ad esclamare “VIVA GIANFRANCO” ? E’ da escludere l'ipotesi di corruzione, perché Arrigo non è corruttibile e GIANFRANCO NON E’ MAI STATO UN CORRUTTORE. Non si può credere ad una speranza di carriera, perché se volesse farsi strada nel sindacato Arrigo ci sarebbe già riuscito, e nella amministrazione uno come lui si prende il b3 senza nulla chiedere e nulla dovere a nessuno (per non ripetere quanto abbiamo appena riconosciuto, che i due soggetti in questione non usano “giocare sporco”).
Arrigo vive facendo il custode a testa alta nella sua città, come io nella mia.


Perché allora conclude con un VIVA GIANFRANCO, dopo aver capito tutto ciò che si è detto finora, e dopo averlo fatto anche capire a chi ha orecchie per intendere ?
Ragazzi, io per questa contraddizione di Arrigo non so trovare altra ipotesi esplicativa che quella contenuta in questa formula:” L’AMORE E’ AMORE, IL TRANSFERT E’ TRANSFERT E GIANFRANCO E’ GIANFRANCO”.
(Continua)


Ultima modifica di Admin il Lun Dic 28, 2009 11:19 pm, modificato 1 volta

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Re: KAROL E GIANFRANCO

Messaggio  Bianca il Dom Ago 30, 2009 12:22 am

Admin ha scritto:Quando si parla di intuizioni felicissime, addirittura geniali di Arrigo Toschi, mi viene in mente un discorso abbastanza fresco, riguardante il tesserino di agente di P. S. per i custodi. In quel topic Arrigo rivendicava la necessità di questo requisito, richiamando e riportando una circolare ministeriale abbastanza recente che ne conferma l’obbligo. Ed argomentava più o meno così: “Se fosse fatto valere l’obbligo, non potrebbero subentrare i privati nella sorveglianza dei musei. Resterebbero padroni della cittadella i sorveglianti statali, e con loro tutto il personale statale, e con loro il Sindacato.

La circolare è la n. 63 del 2007.lol!
Il resto, sarà l'ora un po'tarda, oppure la movida dell'ultimo sabato d'agosto, faccio un po'fatica a seguirlo, ma prendo atto del fatto che tocchi temi decisamente importanti.

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Re: KAROL E GIANFRANCO

Messaggio  Admin il Lun Set 21, 2009 10:26 pm

Leonida Vitali è lo pseudonimo che voglio dare ad una persona importante sindacalmente.

Leonida fu un coordinatore provinciale nel sindacato di Gianfranco e poi si dimise, per protesta.

Ma procediamo con ordine: Leonida è sempre stato molto stimato dai suoi compagni di fede sindacale e anche dagli antagonisti. Questi ultimi gli debbono riconoscere un tratto umano ed equilibrato anche nelle controversie più scabrose. Leonida appare a tutti come un vero uomo di pace, uno che non punta mai alle lacerazioni ma sempre ad evitarle.

Come lavoratore, poi, si impegna in modo encomiabile e non si è mai approfittato del ruolo sindacale.

Sindacalmente Leonida non tentò mai di fare prevalere il proprio interesse sulla giustizia.

L’ultima battaglia di Vitali fu quella nella quale si trova tuttora impegnato, quella che gli costò la “poltrona” sindacale come libero e nobile atto di coerenza.(nessuno o quasi, avrebbe voluto che lui si ritirasse).

Fin da prima dell’ultimo congresso della UIlBAC, fin dagli albori della riqualificazione, Leonida è stato uno dei portabandiera della causa dei B3 storici, che si trovano ad essere scavalcati da altri lavoratori nella possibilità di riqualificarsi come tutti gli altri hanno potuto fare, si vedono usurpare il loro diritto, in omaggio alla lettera di un vecchio CCNL

Leonida ha combattuto con tutte le proprie forze, prima in sede congressuale (dove era riuscito a coinvolgere nella propria causa dirigenti che non avevano nessun interesse in gioco) e poi nei forum ed in ogni altro canale democratico che fosse percorribile.

La battaglia di Vitali aveva due valenze, due motivazioni, entrambe trasparenti ed alla luce del sole: una di interesse personale ed una per la giustizia. Non vi è nulla di male se per una volta le due spinte coincidono o convergono.

Leonida aveva preannunciato che qualora l’opzione di Gianfranco (la quale era sempre apparsa contraria ai desiderata di Vitali) fosse divenuta definitiva, operativa ed irreversibile, non si sarebbe più potuto identificare nell’ apparato sindacale ed avrebbe dato le dimissioni dai propri incarichi. Cosa che è avvenuta.

In qualsiasi altra organizzazione qualsiasi altro dirigente territoriale, anche se uomo di pace e non passionale come Vitali, avrebbe cominciato e portato avanti una vera e propria guerra per la destituzione del leader, o per lo meno, per il suo vituperio. A me fa piacere che in questo caso ciò non sia avvenuto. Ma perché non è avvenuto ? Perché mai Vitali ha portato non poca acqua al mulino di Cerasoli aiutandolo a trionfare nelle ultime elezioni ?

Anche qui è da escludere un gioco di potere: se puntasse ad affermazioni di questo tipo Leonida non avrebbe fatto un clamoroso passo indietro proprio in vista di un traguardo che era del tutto alla sua portata, con il prossimo pensionamento del “boss” sindacale Serafino Di Francesco.

Allora, perché Vitali ha recentemente biasimato Angeletti ed elogiato Cerasoli, a costo di disgustare i propri estimatori ed i propri vecchi compagni d’armi esterni alla UIL ?

La mia carica di passionalità è nota a tutti, nel bene e nel male. In questo post l’ho fatta riposare molto. Consentitemi un momento più che mai soggettivo e forse soggettivistico: perché mai Vitali per la prima (e crediamo ultima) volta nella sua vita ha compiuto uno scempio in pubblico, scavalcando perfino la propria solidissima credibilità ? E perché, dopo il risultato delle elezioni, continua ad avere un rapporto di stima e di calore verso il leader che lo ha fottuto ?

Lo scrivente non sa trovare altro conforto esplicativo che nella solita formula: “L’amore è amore, il transfert è transfert e GIANFRANCO E’ GIANFRANCO”.

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Re: KAROL E GIANFRANCO

Messaggio  Admin il Mar Dic 01, 2009 8:31 pm

Il personaggio al quale voglio alludere ora mi pone un problema. Egli è noto, ha rivestito incarichi importanti in più di una organizzazione sindacale, e nel sindacato di Gianfranco ebbe pure una posizione di altissima visibilità, suscettiva di gelosie. E’ un “uomo pubblico” da tanto tempo, e per questo forse non sarei tenuto a rispettare la sua privacy come ho fatto per gli altri personaggi citati in questa pubblica conversazione. D’altra parte, la regola che mi sono dato è semplice: considero un uomo pubblico o politico uno che detenga almeno l’incarico di coordinatore regionale nell’organizzazione intorno alla quale stiamo dibattendo. Una persona così altolocata non può offendersi se viene fatto il suo nome in un dibattito, oppure in uno scritto satirico, senza avvertirla. Agli onori infatti corrispondono gli oneri. Il personaggio al quale intendo riferirmi è, attualmente ancora, soltanto un coordinatore provinciale. Per evitare i sospetti di un personalismo, positivo o contrario, nei suoi confronti, adotterò per lui la stessa regola generale seguita per gli altri, e lo chiamerò con un soprannome che è più trasparente di un involucro di cellophane che ricopre un mazzo di fiori. Ecco quindi RAFFAELLO SEPPIA.


Il Seppia fu in passato un “uomo di apparato” nel sindacato di Gianfranco, ebbe un incarico prestigioso in un settore di importanza nevralgica, inerente alla comunicazione. Fu bravo, pur con la grave pecca di un coinvolgimento eccessivo della sua natura passionale nei contrasti fra le voci discordi che spesso si manifestavano nel settore di sua competenza. Per inciso, io posso permettermi questa critica perché ho una natura non meno passionale della sua, ma da quando amministro e modero un forum telematico, ho saputo sacrificarmi; per non rischiare di essere soffocante e di ledere la libertà di espressione ho tollerato nella rubrica perfino degli interventi cafoneschi ed insultanti riferiti alla mia categoria professionale, alla quale pure il forum è dedicato.


Ma torniamo al Seppia: era generoso nell’attività, fedele all’organizzazione (ma non altrettanto ai desideri del leader), tecnicamente capace quanto occorreva. La sua stessa carica di passionalità, che abbiamo sottolineato come difetto, creava pure un clima caldo che rendeva più umano e coinvolgente per gli utenti tutto quel settore delle comunicazioni.


Il Seppia fu destituito dall’incarico, con il pretesto della necessità di una specializzazione tecnica più alta e raffinata per fronteggiare delle insidie di sabotaggio che si erano realmente manifestate. Fu sostituito da un super-tecnico dotato di patenti di scientificità, il quale migliorò il lato estetico del settore e dei servizi, ma quasi null’altro fece di positivo. Dal punto di vista della funzionalità o fruibilità per gli utenti fece quasi esclusivamente del casino, e creò gravi problemi. I sabotatori che avrebbe dovuto tener lontani, con lui imperversarono fino a bloccare e far chiudere provvisoriamente una sezione operativa importante.


Ma egli non era stato assunto VERAMENTE per le sue capacità tecniche, come si era sostenuto e giustificato, ma per un altro motivo: garantiva una assoluta obbedienza al Capo. E con lui il Capo non ebbe più alcun problema nel realizzare il proprio disegno politico: devitalizzare quel settore delle comunicazioni, che era splendidamente fiorito sotto Raffaello, estinguere la partecipazione democratica.


Il Seppia puntò i piedi a lungo ed invano, per difendere la propria dignità ed il proprio settore di competenza, chiese dei confronti “politici” più che giusti, che non gli furono concessi. Fu umiliato e messo da parte, momentaneamente annientato da Gianfranco.


Tuttavia, essendo un giovanotto talentuoso, il Seppia, dopo essere rimasto al tappeto un tempo breve, seppe iniziare la propria resurrezione. Presto divenne coordinatore territoriale nella sua provincia, carica che tuttora detiene, e con ottime “chances” di progressione piramidale. Dopo i primi tempi, in cui forse si avvertiva il suo umanissimo risentimento per come era stato trattato, il Seppia prese a rapportarsi con Gianfranco in un modo molto sereno, e addirittura cordiale, ed il suo tratto squisitamente cortese fu ricambiato.



Mentre elaboro queste note, il rapporto tra i due personaggi è migliorato ancora, siamo già al “carissimo” reciprocamente dedicato, ed alle reciproche attestazioni di stima speciale. Si tratta forse di ipocrisia ? Io avevo cercato di spiegarmi questo enigmatico buon rapporto con la “ragione politica”. Mi dicevo che il Seppia, essendo come si è detto “giovanotto talentuoso” nonché ambizioso, ed avendo l’occasione di un salto di qualità con il prossimo pensionamento del coordinatore della sua regione, avesse bisogno del favore di Gianfranco per questa “promozione”. Mi sono convinto però che sbagliavo l’interpretazione. Me ne sono convinto da uno scambio di battute nel forum UILBAC. Si dibatteva il tema di un contrasto fra due normative recenti, e dell’imbarazzo che questa contraddizione genera negli operatori sindacali periferici. A me il problema sembrava del tutto reale e degno di un dibattito, e del pronunciamento del Segretario. Il Segretario è intervenuto in modo sprezzante, negando il problema e trattando da sprovveduti quei sindacalisti che lo vivevano come problema. A questo punto Raffaello ha dato una risposta di grande dignità, ha alzato la guardia, ha mostrato i muscoli, e pur restando cortese nella forma ha fatto ben capire al suo interlocutore che non è disposto a farsi trattar da imbecille.



Ragazzi, ognuno ha una sua presunzione, ed io ritengo di essere un formidabile “psicologo empirico”, di avere ottime antenne per coglier nei comportamenti delle persone i segnali della loro interiorità. Mi è parso evidente dalla scioltezza, dalla immediatezza e disinvoltura con cui il Seppia si è messo in guardia, pronto al contrasto forte e duro, mi è parso evidente che il Seppia non è ricattabile politicamente, non ha bisogno di ruffianare, di strisciare, di vendere l’anima a Gianfranco per i propri progetti politici. Ma allora, se il Seppia non è Gianfranco-dipendente nel senso politico, perché ha perdonato in modo apparentemente gratuito e generoso le umiliazioni patite ? Io non considero il Seppia un santo. Ed allora so darmi una sola risposta: L’AMORE E’ AMORE, IL TRANSFERT E’ TRANSFERT E GIANFRANCO E’ GIANFRANCO.

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Re: KAROL E GIANFRANCO

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