Quindici minuti

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Quindici minuti

Messaggio  jomen il Mar Mag 18, 2010 10:02 am

Questa notte, su RAI Uno, hanno trasmesso il film “Quindici minuti”. Il titolo fa riferimento alla famosa frase di Andy Warhol: “Nel futuro, ognuno sarà famoso per quindici minuti”.

Il film parla di due balordi emigrati negli USA dall’Est europeo. Qui, capiscono come vanno le cose nei Paesi a democrazia avanzata: “Mi piace America: nessuno è responsabile di quello che fa”. Decidono perciò di sfruttare a loro favore le sacrosante leggi qui vigenti, commettendo alcuni omicidi e facendosi dichiarare in un primo giudizio infermi di mente. Poi, esibendo le prove cinematografiche del loro piano, passare ad un secondo giudizio che li riconosca colpevoli e sani di mente, ma non punibili perché “Grazie a vostra legge, io non posso essere condannato due volte per stesso reato”. Quindi, sfruttare il clamore mediatico creato dalla vicenda per guadagnare profumatamente dal racconto della loro storia.
Nella finzione cinematografica, ovviamente, il piano funziona solo fino a cinque minuti dalla fine.

Nella realtà italiana, invece, le cose vanno come descritto da Ivanox nel post del 27 aprile….

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Messaggio  Patty B. il Mar Mag 18, 2010 5:35 pm

Pienamente d'accordo fino ad un certo punto però; sono la prima a dichiarare apertamente che i delinquenti vanno immediatamente rispediti nei loro paesi, ma non si può e soprattutto non si deve fare di tutta un 'erba un fascio, ora, la domanda è questa: perchè queste persone emigrano? Vi ricordate quando emigravano gli italiani (e non è passato tantissimo mi pare), le discriminazioni e le umiliazioni che hanno dovuto subire? Nella non lontana Confederazione Svizzera, si trovava scritto a caratteri cubitali sulle porte di alcuni locali: l'ingresso è vietato ai cani e agli italiani e per non parlare poi di insulti e sputi rivolti ai nostri compaesani ogni qualvolta passavano di fianco a una persona locale, eravamo considerati come gente infetta. Lo dico per esperienza personale, i miei parenti erano putroppo stati costtretti ad emigrare alla ricerca di un futuro migliore, ora, alcune di questi emigrati sono nella stessa identica, medesima situazione degli italiani di qualche tempo fa.
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Messaggio  jomen il Mer Mag 19, 2010 2:33 pm

Tutto giusto quello che scrivi, Patty, ma il punto non è quello. Evidentemente, la sintesi con cui ho descritto il film, ha portato a travisare lui e me: il film avrebbe potuto benissimo parlare di delinquenti autoctoni senza perdere nulla del suo significato.

I temi principali della pellicola sono:
- mostrare come leggi giustamente garantiste, fatte per tutelare i cittadini, possano essere utilizzate da individui senza scrupoli per delinquere impunemente;
- mostrare i meccanismi dell’informazione di massa, che dirige l'interesse della gente verso i temi di maggiore impatto emotivo, e spettacolarizza di tutto; per cui qualunque argomento, anche il più deteriore, diventa ascolto e quindi denaro. In tal modo, viene perciò spesso premiato chi non ha meriti.
Il film estremizza il concetto, mostrando un caso in cui due persone assolutamente delinquenti arrivano a sfiorare il successo.

Per quanto riguarda il mio post, mirava a ribadire quanto già espresso da Ivanox il 27 aprile riguardo un italiano che più italiano non si può…
E, in ogni caso, meritava di essere rilevata la coincidenza tra la finzione del film, in cui due persone puntano a scamparla bella, dopo vari omicidi, facendosi passare per infermi di mente; e la realtà di Ferdinando Carretta che la ha veramente scampata bella, dopo il massacro della famiglia, perché “incapace di intendere e di volere al momento del fatto”.

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Messaggio  Patty B. il Gio Mag 20, 2010 10:02 pm

Non avevo interpretato bene, avevo letto in fretta e mi era parso di capire..... hai ragione e ti chiedo perdono. Patty

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Messaggio  jomen il Ven Mag 21, 2010 1:01 pm

Eccola qui la Patty: generosa ed impulsiva, al minimo avviso si lancia immediatamente in difesa delle minoranze oppresse. Certo, questo non era il caso giusto, ma ciò che conta è il sentimento di fondo: accogliente, positivo, e rivolto alla edificazione di un mondo migliore, amen!

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Re: Quindici minuti

Messaggio  ivanox il Sab Mag 22, 2010 3:08 am

Caro Jomen,
hai raccontato come meglio non si può il film, ma il cuore d'oro
della Patty le ha fatto cogliere un aspetto non presente nel tuo
scritto.

La Bella Patty è attenta alle situazioni disagiate in cui si trovano
spesso gli immigrati, e fa onore chi aiuta chi ha bisogno; tuttavia
ognuno di noi ha delle sensibilità diverse che dipendono dall'indole,
dal carattere, dalla propria storia, ecc.
Ad esempio, le discussioni che ho con la cara Patty dipendono
dal fatto che io ho una predilezione per dare aiuti solo ai vecchi,
agli ammalati italiani, ed alle famiglie con bambini.
Ai giovani, che siano italiani o stranieri non importa, io non
darei niente, che vadano a fare quei lavori pesanti che nessuno
oggi vuole più fare, e sono tanti.

C'è un perchè, forse non condivisibile, ma lo spiego lo stesso.
I nostri nonni o bisnonni, se non avevano studiato, si rompevano
la schiena a lavorare dieci-dodici ore al giorno, in campagna
si diceva "da sole a sole"; o negli opifici dove il sole non
lo vedevano neanche.
Ebbene il nostro benessere è frutto
proprio della fatica dei nostri nonni che, partendo dal nulla-nulla,
(e allora non c'era la Caritas o l'ECA a dare, in ogni caso, un
piatto di minestra) sono riusciti a creare tutto quello che oggi
vediamo attorno a noi.

E ancora voglio dire che nei racconti dei miei bisavoli emigrati
non c'è traccia di particolari angherie subite in Francia, Germania,
Svizzera, e anche Rhodesia; degli americani non ne so più niente.

Però ho ricordo dei loro racconti quando dicevano, con vergogna,
che gli italiani rubavano, piccole cose, ma rubavano; sia gli italiani
settentrionali che meridionali, rubavano.

I locali li guardavano storto.
Qualcuno potrà porsi la domanda: rubavano perchè li guardavano storto,
o li guardavano storto perchè rubavano?

E qui, le convinzioni politiche fanno dare risposte diverse.
ivanox

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Re: Quindici minuti

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