CROZZA E NAPOLITANO

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CROZZA E NAPOLITANO

Messaggio  Admin il Lun Mag 10, 2010 6:42 pm

La maggior parte del tempo che io dedico alla tv si consuma al lavoro, durante i turni a porte chiuse. Infatti noi custodi ci siamo comprati un televisore per ingannare il tempo di allerta, o di attesa di eventuali pericoli, in cui consiste la nostra “attività” quando non siamo a contatto con il pubblico.


Ieri sera, durante il mio turno di notte, ho avuto la fortuna che il mio compagno di turno volesse seguire un programma che non conoscevo ma che mi è risultato gradito, “CROZZA ALIVE”. Io ammiro molto Maurizio Crozza, che fino a ieri sera mi era noto soltanto da “Ballaró”(una delle poche trasmissioni che seguo con relativa assiduità), è un grande artista e i suoi copioni, le sue gags sono geniali. Ma ieri sera non mi è piaciuto, anche se ha confermato tutta la sua straordinaria abilità di istrione e capacità di intrattenimento.


Non mi è piaciuto in particolare quando ha preso di mira pesantemente il Presidente Napolitano. Mentre lo seguivo, mi è venuto in mente “ma questo una volta non si poteva fare”. Ho ricordato che un tempo veniva invocato, e a volte applicato il codice penale, a tutela della sacralità della funzione del Presidente della Repubblica e della personale dignità di chi incarna questa funzione. Ho ricordato pure come furono censurati dalla televisione Tognazzi e Vianello per una innocua allusione ad una caduta dell’allora Presidente Gronchi, e diversi anni dopo come la RAI rifiutò di riprendere una puntata del “CANTAGIRO” perché si esibivano “I GIGANTI” con la canzone “IO E IL PRESIDENTE”, canzone che *avrebbe potuto essere interpretata* come una frecciata a Saragat.


Mi sembra che siamo passati da un estremo all’altro. Ieri sera l’immagine dell’uomo-Napolitano è uscita massacrata, umiliata dalla satira di Crozza. Il Presidente della Repubblica è stato rappresentato come un vecchio idiota e testardo che ha bisogno del costante suggerimento dei corazzieri, dai quali pure viene dominato, ed anche come un uomo balordo e volgare.


Questo trattamento non mi farebbe piacere neppure se venisse riservato a Francesco Cossiga, se fosse ancora in carica. Francesco Cossiga è per noi “bidelli” più che un avversario, forse è addirittura un nemico, ma se è Presidente della Repubblica io voglio che nei suoi confronti si pratichi la critica concettuale, di contenuto, più aspra, e la battaglia politica più dura, tesa anche alla destituzione; non voglio una satira umiliante, finché è presidente. Perché umiliarne l’immagine significa anche, poco o tanto, coinvolgere nell’umiliazione la funzione che quell’uomo rappresenta.


Crozza è uno spirito libero che svolge un ruolo importantissimo di “anticorpo” e di “svegliarono delle coscienze”. Ma non si rende conto che se irride e indebolisce nel popolo il rispetto del tutto speciale che si deve al Presidente della Repubblica, va ad incrinare l’ultimo baluardo contro la barbarie montante. Questo baluardo è rappresentato non dall’uomo-Napolitano, ma dall’istituzione “PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA”.


Quanto all’uomo-Napolitano, anch’io ritengo che si stia rivelando troppo debole e remissivo, e privo di acume, ma mi pare evidente la sua buona fede e l’alta intenzionalità che pure determina i suoi passi falsi e le sue reticenze: evitare al nostro Paese una guerra civile.


Infine la satira, quando non coglie nel segno di un difetto reale, diviene controproducente. Andò fuori bersaglio il cantautore Vecchioni quando pur di far ridere e di fare polemica attribuì a Berlusconi una impotenza sessuale che non c’è mai stata (come se non bastassero i difetti veri), ed è altrettanto gratuito (e quindi non veramente satirico, secondo la nobile tradizione di un’arte *tutta nostra*) Maurizio Crozza quando ci rappresenta un Giorgio Napolitano affetto da ingordigia alimentare, oppure ci raffigura lo stesso personaggio, che è un compassato gentiluomo d’altri tempi, come smanioso di effettuare pernacchie in pubblico. Diamo a Cesare ciò che è di Cesare, per buon gusto e soprattutto per onestà.

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