LA FORZA FRENANTE

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Messaggio  Admin il Sab Lug 25, 2009 11:49 pm

Il “funzionalismo” in sociologia è un metodo di indagine che consiste nello studiare i fenomeni sociali o le istituzioni nel loro rapporto con la totalità della società in cui sono inseriti e si manifestano.

La società sarebbe un grande organismo dotato di membra e di cellule componenti, ognuna delle quali parteciperebbe e contribuirebbe alla vita, all’equilibrio e al benessere del tutto.

Da quando fu introdotta questa impostazione dagli antropologi B. Malinowski e A. Radcliffe Brown molta strada è stata fatta, e questo modo di considerare gli atomi o segmenti della società è divenuto un patrimonio del sapere comune, una rappresentazione sociale.


Solo il Sindacato fra i soggetti sociali più importanti, fra gli attori-protagonisti della scena sociale, sembra non aver assimilato l’ottica del funzionalismo.

Nella metodologia e nella prassi della concertazione, che lo stesso Sindacato accetta e rivendica, questa Organizzazione viene definita come “PARTE SOCIALE”, una delle diverse “PARTI SOCIALI”, eppure il sindacato spesso pretende di essere non una PARTE, ma una TOTALITA’, e di svolgere al tempo stesso il proprio ruolo e quello della propria controparte (e,se è così, non si deve lamentare poi se le altre PARTI SOCIALI fanno lo stesso, come ha fatto l’imprenditore Della Valle che ha deciso autonomamente gli aumenti agli operai).


Il grande equivoco si generò nelle organizzazioni della FUNZIONE PUBBLICA nei primi anni ’80, quando veniva preparata, elaborata e poi varata la legge-quadro, che sancì come legittima ed anzi dovuta la contrattazione sull’organizzazione del lavoro, nel pubblico impiego.

Il Sindacato del pubblico impiego allora si riteneva, e forse era, alla frutta, per quanto riguarda il suo ruolo, la sua naturale funzione-missione-ragione d’essere, vale a dire la tutela dei diritti dei lavoratori: nessun diritto veniva più calpestato, in nessun ufficio italiano. Apparivano baluardi del tutto sufficienti la magistratura, la stampa, la pubblica opinione.

Vi era una forte flessione nelle adesioni, a molti appariva inutile la tessera sindacale, visto che non dovevano temere più alcun pericolo né alcun sopruso.

Per non morire, il Sindacato mise da parte il suo vecchio cavallo di battaglia, la tutela dei diritti, e ne montò uno nuovo: l’organizzazione del lavoro.
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Re: LA FORZA FRENANTE

Messaggio  Admin il Sab Lug 25, 2009 11:51 pm

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Il grande equivoco dell’ingresso trionfale e impetuoso del sindacato confederale unitario nell’organizzazione del lavoro fu il seguente: non si considerò che l’organizzazione del lavoro ha (tra gli altri) due risvolti, due versanti, due criteri discriminanti: 1) Il lato “oggettivo”, ovvero la qualità del lavoro, del servizio reso ai fruitori del medesimo, 2) il lato “soggettivo”, ovvero la condizione degli operatori, dei produttori del servizio di cui sopra.

Il sindacato, io, stridulo pulcino, lo gridavo allora e nessuno mi ascoltava nella federazione unitaria, avrebbe dovuto occuparsi solo del secondo lato, non del primo.

Non avrebbe dovuto mai trasbordare dal proprio ruolo di “PARTE SOCIALE”, NON AVREBBE DOVUTO IMPIPPARSI DI UN MESTIERE NON SUO, NON AVREBBE DOVUTO PRETENDERE DI MODERNIZZARE LA MACCHINA BUROCRATICA, MA SOLO DI TUTELARE, PARZIALISSIMAMENTE, GLI ADDETTI AI LAVORI.
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Re: LA FORZA FRENANTE

Messaggio  Admin il Sab Lug 25, 2009 11:53 pm

Il grande equivoco dell’ingresso trionfale e impetuoso del sindacato confederale unitario nell’organizzazione del lavoro fu il seguente: non si considerò che l’organizzazione del lavoro ha due risvolti, due versanti, due criteri discriminanti: 1) Il lato “oggettivo”, ovvero la qualità del lavoro, del servizio reso ai fruitori del medesimo, 2) il lato “soggettivo”, ovvero la condizione degli operatori, dei produttori del servizio di cui sopra. Il sindacato, io, stridulo pulcino, lo gridavo allora e nessuno mi ascoltava, avrebbe dovuto occuparsi solo del secondo lato, non del primo. Non avrebbe dovuto mai trasbordare dal proprio ruolo di “PARTE SOCIALE”, NON AVREBBE DOVUTO IMPIPPARSI DI UN MESTIERE NON SUO, NON AVREBBE DOVUTO PRETENDERE DI MODERNIZZARE LA MACCHINA BUROCRATICA, MA SOLO DI TUTELARE, PARZIALISSIMAMENTE, GLI ADDETTI AI LAVORI.

Ed invece, si sventolava da incoscienti una tragica bandiera: il Sindacato confederale, ovvero I LAVORATORI, tramite la contrattazione dell’organizzazione del lavoro, produrrà la RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, L’ADEGUAMENTO DEL SERVIZIO PUBBLICO AI BISOGNI DELLA SOCIETA’. RENDEREMO EFFICIENTE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.

Ricordo il comportamento dei dirigenti territoriali in quegli anni: i pochi onesti, i pochi puri, non appena una qualsiasi assemblea generale convocata in un qualsiasi luogo di lavoro palesava loro la reale volontà della base, vale a dire un puro egoismo, una difesa di privilegi e di orticelli, con quell’atteggiamento intransigente, aggressivo, furioso, violento, atteggiamento che lo stesso sindacato aveva determinato e pasturato negli anni precedenti (gli anni della demagogia, gli anni dello SPIRITO DI LOTTA CONTINUA = “VOGLIAMO TUTTO !”, VOGLIAMO E BASTA !), andavano in crisi e crollavano, facevano facce animalesche, espressioni da diarrea sotto controllo, da corregge trattenute e soffocate, e per non subire una sorta di linciaggio si rassegnavano ad inquinare la contrattazione, ad appesantirla proponendo e spesso imponendo soluzioni vantaggiose per il “particuliare” egoismo dei lavoratori ma negative per la società, per l’utenza.

I sindacalisti meno puri, ossia la grande maggioranza, sorridevano alla base, coprivano le eventuali proprie “scoregge atrofizzate” con un sorriso ipocrita rassicurante e si rassegnavano a portare in contrattazione i tiramenti egoistici dei lavoratori anziché le loro ragioni, e spesso riuscivano a far passare, a far prevalere queste pseudo-ragioni, un po’ per la loro arte o capacità di imbonire e camuffare ed un po’ perché allora il Sindacato era forte e faceva paura.

Io sono tutto fuorché un avversario del movimento dei lavoratori. Se lo fossi, compirei io stesso, o cercherei di convincere qualche giovane studente o studioso a compiere, una ricerca sociologica-empirica sull’effetto della contrattazione decentrata sulla efficienza della pubblica amministrazione e dei suoi servizi. Sarebbe facile dimostrare la tesi che LA CONTRATTAZIONE DECENTRATA HA DIMINUITO L’EFFICIENZA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, mentre si arrogava il compito, la missione, di una rivoluzione per il progresso.

Tutto questo, perché non ci si è voluti limitare modestamente, sommessamente, al proprio RUOLO NATURALE, la TUTELA DI DIRITTI, DI LEGITTIME ASPETTATIVE E DI LEGITTIMI INTERESSI SOGGETTIVI. SI E’ PRETESO DI ESSERE “FORZA DI PROGRESSO”, FORZA PROPULSIVA. Non volendo ammettere la propria identità reale, di FORZA FRENANTE, si è divenuti FORZA DEVASTANTE.
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Re: LA FORZA FRENANTE

Messaggio  Admin il Sab Lug 25, 2009 11:54 pm

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Forse che la contrattazione decentrata non si sarebbe dovuta volere e praticare, secondo l’autore di queste note ? Non è questo il mio pensiero. Ritengo che la contrattazione decentrata si sarebbe dovuta conquistare comunque, con lo stesso impegno che di fatto si è profuso per ottenerla, ma si sarebbe dovuta praticare COME ECCEZIONE e non come REGOLA, non come valore in sé, non come principio costitutivo ed irrinunciabile della attività sindacale. La quale attività avrebbe dovuto continuare ad essere più modestamente incentrata sulla tutela di diritti nonché interessi legittimi e legittime aspettative dei lavoratori. In quest’ottica, per meglio tutelare quei lavoratori che patissero situazioni di particolare disagio, il sindacato avrebbe potuto giocare una carta in più, come la nuova legge gli consentiva. Ma questa patata bollente, che come la tocchi ti scotti, andava maneggiata il meno possibile, e soltanto per tutelare gli addetti ai lavori dell’amministrazione, non le alte finalità istituzionali della medesima. Queste ultime sono certo più importanti della “soggettività” dei lavoratori, ma NON SONO IL NOSTRO MESTIERE, PERBACCO !!!
Invece, noi dirigenti sindacali impegnati sul territorio ci trovammo buttati in pasto a situazioni alle quali non eravamo preparati. La formidabile “ficata” della legge quadro si incarnava in regolamenti, in disposizioni attuative che portarono anche chi scrive in situazioni assurde, come, per esempio, se non ricordo male, dover giudicare di bilanci preventivi (ovvero, nel mio caso, la quantità dei fondi e la distribuzione dei medesimi a disposizione della contabilità di una soprintendenza archivistica !). Quando feci presente ai miei vertici superiori che non ne sapevamo mezza, di certe questioni, noi del sindacato, mi sentii rispondere: “ma questo tipo di contrattazione (a tutto campo) l’abbiamo voluta NOI (come movimento sindacale), non possiamo tirarci indietro…”.
Mentre si lanciava la contrattazione “a tutto campo” e si era costantemente impegnati in cerimonie, in grandi parate di rappresentanza, ci si snaturava, si dimenticavano i diritti.(Quisquilie, certe lamentele di singoli lavoratori, abbiamo altre cose a cui pensare, SIAMO UN SINDACATO POLITICO !).
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Re: LA FORZA FRENANTE

Messaggio  Admin il Sab Lug 25, 2009 11:56 pm

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Che ne direste di un giovane calciatore che promette come terzino, e potrebbe diventare un ottimo difensore utilissimo alla sua squadra ed alla Nazionale, ma pretende a tutti i costi, una volta in campo come terzino, di posizionarsi all’attacco e fare concorrenza al centravanti ?

Uno che non sa stare al suo posto, perché invidia le posizioni più festeggiate, invidia quei successi, quei goals che non competono a lui ? Uno che, fuggendo in avanti, lascia dei buchi in difesa e fa perdere la propria squadra ?


Ipotizziamo che una automobile fosse una cosa viva. Ipotizziamo che tutte le parti che la compongono avessero un’anima. Ipotizziamo ancora che il FRENO fosse invidioso dell’ACCELERATORE, della potenza e gioia di vivere che questo sprigiona, della immediata gratificazione=riconoscenza che riceve dal pilota e dai passeggeri trasportati. Immaginiamo che il FRENO smettesse di frenare e facesse concorrenza all’acceleratore. Che ne sarebbe del pilota e dei terzi trasportati ?
(Continua)


PER ESSERE FRENO CI VUOLE MOLTA UMILTA’. Ma se qualcuno smette di fare il proprio mestiere per farne uno più prestigioso, tutta la società ne risente (vedi il “FUNZIONALISMO”), e soprattutto ne soffre chi si affidava a quel ruolo che è venuto a mancare.
(continua)

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Re: LA FORZA FRENANTE

Messaggio  Admin il Sab Lug 25, 2009 11:57 pm

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Il limite della cultura orale è nell’impossibilità di controllare le fonti a distanza di tempo, e di stabilire l’esatta paternità di un pensiero. Mi pervenne tanti anni fa uno spunto interessante, da parte di uno psicologo accreditato, e lo rielaborai a tal punto che oggi non so più quanta e quale sia la farina del suo sacco e quella del mio. Sosteneva lo psicologo in questione che uno dei mali più gravi della società d’oggi è dato dal fatto che i giovani sono in troppi casi “fatti”, non solo dalle droghe ma anche dall’alcool. Questa forma di dipendenza, di vita dedita all’evasione, di svuotamento delle energie individuali, fa perdere alla società quella formidabile spinta al cambiamento che è naturalmente costituita dalle energie giovanili. La società è cristallizzata, più non si rinnova, perché è venuto meno il motore del cambiamento = la propulsione in avanti data dai giovani, quella propulsione che caratterizzava altre epoche. Integrando il discorso, si potrebbe dire che il ruolo naturale dei giovani sarebbe quello di SPINGERE e quello degli anziani sarebbe di FRENARE. Per la naturale dialettica, anche di scontro, tra i giovani che spingono in avanti (ma oggi non spingono più) e gli anziani che frenano, si realizzerebbe il rinnovamento graduale della società, si realizzerebbe il progresso riducendo i traumi (in virtù del freno).
La spinta ed il freno sarebbero due funzioni di tipo quasi biologico, entrambe nobili ed entrambe necessarie per la conservazione e per lo sviluppo della specie.
Se nella società d’oggi soffriamo la perdita della spinta al cambiamento, la perdita dell’ACCELERATORE NATURALE, nel mondo del lavoro italiano, e particolarmente nel pubblico impiego, ci troveremmo in un cellula impazzita della società, che non ha perduto (o non soltanto) l’acceleratore. ABBIAMO PERDUTO IL FRENO !!!
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Re: LA FORZA FRENANTE

Messaggio  Admin il Sab Lug 25, 2009 11:58 pm

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L’acceleratore dovrebbe accelerare ed il freno dovrebbe frenare, nei motori come nella società umana.

“Che ognuno faccia il suo mestiere !” lo disse perfino un teologo, quel sant’uomo di don Pierino Gelmini, che di recente ha subito una mostruosa calunnia, coma succede ai veri figli della Luce.

Ho scritto “perfino” perché la Chiesa (e peggio ancora le chiese) è di necessità l’istituzione più resistente ad ogni relativismo, ritenendosi testimone dell’Assoluto e portatrice di valori universali, nonché di una Verita’ rivelata.

Don Gelmini, come tanti umili sacerdoti impegnati a contatto delle sofferenze umane, impegnati costantemente sulla linea del male minore, o del maggior bene possibile nel concreto, nel contingente ambito esistenziale, quando deve parlare di Principi, della dottrina della Chiesa, non può dire SI al preservativo, alla masturbazione, all’amore omosessuale.

Ma quando esamina il caso di quel determinato adolescente che rischia una carica di angoscia superiore alle sue forze, sottoposto ad un bombardamento di stimolazioni esterne incessante, nonché alla pressione interna della propria istintualità emergente, ammette che una “se@a” è meno grave della pazzia, o della perdita di energie utili alla pratica della Carità (perché tutte impegnate sul fronte della Castità).

Sia chiaro, non ho mai avuto la fortuna di parlare con don Pierino di queste cose, ma sono convinto di aver bene ricostruiti il suo pensiero da pochi cenni, essendo io forte della conoscenza di altri sacerdoti illuminati.

Sul rapporto tra AIDS e preservativo, disse in televisione don Gelmini che la Chiesa deve continuare ad esprimere la propria contrarietà di principio al profilattico (se non lo facesse, aggiungo io, il mondo perderebbe il proprio sale), ma allo stesso tempo, la scienza deve informare sulle conseguenze ed i rischi del mancato utilizzo.

Ognuno faccia il suo mestiere, ed il singolo adulto, o l’adolescente aiutato da adulti responsabili, farà la scelta di comportamento adeguata alle circostanze in cui si trova.

Anche Sua Eminenza il Cardinal Tonini ammise in televisione che in certi casi non è un bene che un uomo che si è separato dalla moglie e si è costruito una nuova famiglia irregolare, volendo rientrare nel gregge abbandoni il nuovo nucleo, dove i suoi figli naturali hanno bisogno di lui.

Ma quest’uomo non chieda alla Chiesa quello che la Chiesa non può dargli, non chieda l’Eucarestia. (Personalmente, nel mio piccolo, mi permetto di dissentire da Sua Eminenza: io sto con i molti sacerdoti che la Comunione la somministrano anche in questi casi, e che avrebbero fatto il funerale a Pietro Welby).

Anche sotto il rigore del Cardinal Ratzinger e di Papa Giovanni Paolo II la Chiesa ha avuto una “catechesi per omosessuali”, praticata in comunità dove si permetteva a questi ultimi di essere se stessi senza sensi di colpa. Ed i pastori di queste comunità non erano certo uomini come Ratzinger. Ma altrettanto certamente, non avrebbero potuto dirigere loro il Santo Uffizio. Ognuno faccia il suo mestiere.

Nell’ordinamento giudiziario diamo per scontato che debba esserci uno specialista dell’accusa ed uno della difesa, ed il giudice poi decida di volta in volta quale dei due debba prevalere.

In certi casi può darsi che un bravissimo avvocato difensore produca una sentenza ingiusta, ma questo è un segmento negativo di una semiretta positiva, e la semiretta è la nostra civiltà giuridica, che con le sue garanzie e garantismi salva tanti innocenti.


Provate a pensare se l’avvocato difensore si mettesse programmaticamente a competere con il P:M, o viceversa. Dove finirebbe la civiltà giuridica ?


E’ questo il principio che LIBERO ROSSI non capisce o non vuole capire, quando esplicitamente, nel suo forum, rifiuta con sdegno il ruolo di difensore d’ufficio dei lavoratori, quando abbiano torto. Non capisce o non vuole capire che per il bene della società ognuno deve fare il proprio mestiere, ed UN UMILE FRENO HA DA ESSERE FRENO !!!
Davide Selis

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