INFERNO KABUL

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INFERNO KABUL

Messaggio  Admin il Mar Apr 13, 2010 8:29 pm

La lettura di un romanzo best-seller sta diventando per me una delle esperienze più sconcertanti e sconvolgenti della mia vita. Il romanzo in questione, che io ho preso in mano qualche mese fa e solo ora sto finendo di leggere, quando tutti già lo hanno letto da tempo, è “IL CACCIATORE DI AQUILONI” di Khaled Hosseini. Fu recensito anche in questo forum, da parte di persone competenti (http://vivaibidelli.forumattivo.com/viva-i-bidelli-gli-altri-sono-i-belli-e-noi-siamo-i-bidelli-f1/proposta-per-il-forum-t39.htm)


Quasi tutti i miei amici ed i miei colleghi migliori lo hanno letto, lo lesse mio fratello che me lo regalò anni fa, e tutti ne parlano bene. Ma tutti ne parlano in modo molto sereno, come se fosse appunto soltanto un bel romanzo. Anche il mio parente più stretto, il blogger Franz, che quanto a sensibilità umana e sociale non deve certo prendere me a modello, ne parla in modo molto sereno, con un pacato sorriso. I nostri Bianca e Carlo, persone squisite, ne trattano serenamente, e così tutti.


Nessuno sembra rendersi conto che questo libro è VERITIERO, E DESCRIVE UN INFERNO. L’inferno della attuale Kabul, quello che è diventata una città un tempo verdeggiante, ridente e serena, dopo l’invasione sovietica e tutte i conflitti successivi.


Io sto facendo molta fatica a finire questa lettura, provo un filo di angoscia che non assaporo nemmeno quando leggo i bollettini delle organizzazioni umanitarie (Medici Senza Frontiere, Amnesty International…) che sostengo con le mie donazioni. Non che in quelle pubblicazioni non siano descritte sofferenze umane paragonabili a queste, ma questa volta sono stato preso per così dire “a tradimento”.


Non sapevo che in quel detrminato mondo, che mi viene descritto in modo sobrio, avrei incontrato professori universitari raffinatissimi ridotti all’accattonaggio (peraltro a vuoto) e puzzolenti “di piedi e di caglio”, ma soprattutto bambini privati della loro infanzia, chiusi in orfanotrofi dove manca il cibo e mancano i letti e gli indumenti per non morire di freddo. In orfanotrofi dove il direttore ne vende uno ogni tanti ad un talebano pedofilo, per impedire che questi se ne prenda altri ancora con la forza. E per ricavare i soldi per nutrire i superstiti
Non sapevo che avrei assistito alla lapidazione di una coppia di adulteri nell’intervallo di una partita di calcio, con .lei che proprio non voleva morire…


E’ certamente un bene leggere questo libro, ma c’è da star male. Per lo meno, io sto veramente male. E mi sconcerta ritrovarmi solo in questo stato di angoscia. .

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Re: INFERNO KABUL

Messaggio  emma il Mar Apr 13, 2010 11:58 pm

E' un libro che fanno leggere al liceo, quasi tutti i ragazzi l'hanno più o meno sfogliato, ma non penso che l'abbiano capito. E' un bene è un male ? Sinceramente preferisco che non si lascino sopraffare, anche se è giusto che conoscano.

Poi ogni telegiornale fa vedere, più o meno capire, più meno che più, poi ci sono i film di guerra, i telefilmsss di guerra, gli eroi , i cartoonsss, tutti su tante guerre, e si vanifica il tutto nel trionfo delle immagini : sono immagini, film, televisione, "spettacolo", il cattivo muore e il buono trionfa. Chiacchiere, ma fuorvianti, e tutto si confonde.


E hai mai letto La pelle di Curzio Malaparte allora ??

Tu pensa che io non oso leggere Gomorra che già m'immagino l'angoscia che me ne verrebbe, e quella è ancora più vicino, moolto più vicino.


Ciao, stai sereno.

emma

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inferno Kabul

Messaggio  Patty B. il Mer Apr 14, 2010 5:21 pm

Hai perfettamente ragione è putroppo la dura realtà, ma se devi inquietarti tanto e stare male, fai come ho fatto io abbandonane la lettura. Un bacio Patty

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Re: INFERNO KABUL

Messaggio  ivanox il Mer Apr 14, 2010 5:51 pm

Ecco la concreta saggezza della cara Patty
dare il consiglio giusto!
Io quando in TV trovo eccessiva violenza
non necessaria, che siano i telegiornali o
le trasmissioni di approfondimento, cambio
canale.
Non è che così facendo miglioro il mondo,
ma non voglio assuefarmi alle immagini
crude come fanno tanti che, pur di fronte
a gente fatta a pezzi, non battono ciglio
e continuano a mangiare patatine fritte.
ivanox

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Re: INFERNO KABUL

Messaggio  Admin il Ven Apr 16, 2010 4:43 pm

emma ha scritto:E' un libro che fanno leggere al liceo, quasi tutti i ragazzi l'hanno più o meno sfogliato, ma non penso che l'abbiano capito. E' un bene è un male ? Sinceramente preferisco che non si lascino sopraffare, anche se è giusto che conoscano.

Poi ogni telegiornale fa vedere, più o meno capire, più meno che più, poi ci sono i film di guerra, i telefilmsss di guerra, gli eroi , i cartoonsss, tutti su tante guerre, e si vanifica il tutto nel trionfo delle immagini : sono immagini, film, televisione, "spettacolo", il cattivo muore e il buono trionfa. Chiacchiere, ma fuorvianti, e tutto si confonde.


E hai mai letto La pelle di Curzio Malaparte allora ??

Tu pensa che io non oso leggere Gomorra che già m'immagino l'angoscia che me ne verrebbe, e quella è ancora più vicino, moolto più vicino.


Ciao, stai sereno.

Cara Emma,
sono frequenti fra noi le affinità di pensiero, ed anche questa volta siamo talmente in sintonia che il tuo prezioso intervento anticipa alcuni motivi che io stesso intendevo trattare come attinenti al tema di fondo.
Uno di questi è l'atteggiamento dei giovani verso questo libro, atteggiamento che in questo caso accomuna ai giovani la quasi totalità degli adulti.
Io intendo criticare questa impostazione mentale nei "grandi", non certo negli adolescenti.
Potremmo forse definire così il fenomeno mentale di cui disquisiamo: un conto è "comprendere" ed un conto è "capire". La comprensione allude soltanto alla capacità di seguire il filo logico di una argomentazione, ripercorrerla dalle premesse alle conclusioni cogliendo i nessi. E' una operazione freddamente razionale. Il "capire" invece fa riferimento ad una appropriazione intima, sostanziale e completa dell'oggetto della conoscenza, nel quale si penetra con tutto il proprio essere, anche con il cuore e le emozioni. Oppure, l'oggetto viene preso dentro di noi coinvolgendo la TOTALITA' DEL NOSTRO IO, non la ragione soltanto o il senso estetico soltanto, o il loro binomio soltanto.
Anch'io, come te, preferisco che i ragazzi abbiano letto (ed eventualmente gustato) "Il Cacciatore di Aquiloni" al proprio livello naturale di esperienza, di compatibilità fra il proprio io e l'oggetto di esperienza.
I giovani sono naturalmente propensi al piacere, alla spensieratezza, per una spinta psicologica e forse biologica, ed io pure vorrei risparmiare a loro esperienze traumatiche. Per lo stesso motivo per cui vorrei risparmiare ai bambini la contemplazione del Crocefisso, per non dare ferite inutili alla psiche quando è fragile, ferite che sono solo controproducenti...
Ben altro discorso va fatto per gli adulti...io vorrei che loro questo libro lo avessero capito (laddove "capire" è anche "sentire"), non soltanto compreso...

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Re: INFERNO KABUL

Messaggio  Admin il Ven Apr 16, 2010 6:43 pm

Admin ha scritto:
emma ha scritto:E' un libro che fanno leggere al liceo, quasi tutti i ragazzi l'hanno più o meno sfogliato, ma non penso che l'abbiano capito. E' un bene è un male ? Sinceramente preferisco che non si lascino sopraffare, anche se è giusto che conoscano.

Poi ogni telegiornale fa vedere, più o meno capire, più meno che più, poi ci sono i film di guerra, i telefilmsss di guerra, gli eroi , i cartoonsss, tutti su tante guerre, e si vanifica il tutto nel trionfo delle immagini : sono immagini, film, televisione, "spettacolo", il cattivo muore e il buono trionfa. Chiacchiere, ma fuorvianti, e tutto si confonde.


E hai mai letto La pelle di Curzio Malaparte allora ??

Tu pensa che io non oso leggere Gomorra che già m'immagino l'angoscia che me ne verrebbe, e quella è ancora più vicino, moolto più vicino.


Ciao, stai sereno.

Cara Emma,
sono frequenti fra noi le affinità di pensiero, ed anche questa volta siamo talmente in sintonia che il tuo prezioso intervento anticipa alcuni motivi che io stesso intendevo trattare come attinenti al tema di fondo.
Uno di questi è l'atteggiamento dei giovani verso questo libro, atteggiamento che in questo caso accomuna ai giovani la quasi totalità degli adulti.
Io intendo criticare questa impostazione mentale nei "grandi", non certo negli adolescenti.
Potremmo forse definire così il fenomeno mentale di cui disquisiamo: un conto è "comprendere" ed un conto è "capire". La comprensione allude soltanto alla capacità di seguire il filo logico di una argomentazione, ripercorrerla dalle premesse alle conclusioni cogliendo i nessi. E' una operazione freddamente razionale. Il "capire" invece fa riferimento ad una appropriazione intima, sostanziale e completa dell'oggetto della conoscenza, nel quale si penetra con tutto il proprio essere, anche con il cuore e le emozioni. Oppure, l'oggetto viene preso dentro di noi coinvolgendo la TOTALITA' DEL NOSTRO IO, non la ragione soltanto o il senso estetico soltanto, o il loro binomio soltanto.
Anch'io, come te, preferisco che i ragazzi abbiano letto (ed eventualmente gustato) "Il Cacciatore di Aquiloni" al proprio livello naturale di esperienza, di compatibilità fra il proprio io e l'oggetto di esperienza.
I giovani sono naturalmente propensi al piacere, alla spensieratezza, per una spinta psicologica e forse biologica, ed io pure vorrei risparmiare a loro esperienze traumatiche. Per lo stesso motivo per cui vorrei risparmiare ai bambini la contemplazione del Crocefisso, per non dare ferite inutili alla psiche quando è fragile, ferite che sono solo controproducenti...
Ben altro discorso va fatto per gli adulti...io vorrei che loro questo libro lo avessero capito (laddove "capire" è anche "sentire"), non soltanto compreso...
Il secondo motivo importante di convergenza con Emma è l'accostamento tra il libro di cui trattiamo e "La Pelle" di Curzio Malaparte. Anch'io non me la sono mai sentita, di leggere l'opera di Malaparte; ne ho ricavato una qualche conoscenza dall'omonimo film di Liliana Cavani. Solo ora, forse vaccinato dal "Cacciatore di Aquiloni", desidero leggere anche "La Pelle". Mi era venuto spontaneo accostare le due realtà storiche e sociali, prima che Emma ce lo suggerisse: la Napoli del primissimo dopoguerrra e la Kabul di oggi. Certamente noi abbiamo rimosso quanto avvenne a Napoli, e la maggior parte dei cittadini italiani di oggi, non così vecchi per essere stati partecipi o testimoni di quelle sofferenze, quando ne sono stati informati hanno accolto queste informazioni scottanti e sconvolgenti adottando un tipico meccanismo di difesa dell'io, ben definito dalla psicoanalisi: l'"isolamento dall'emozione". Proprio come oggi viene normalmente letto il bel romanzo al quale è dedicato questo topic.
Vi è forse un modo per salvare o recuperare la nostra serenità, per non soffrire più del dovuto ed inutilmente, e nel contempo non perdere una preziosa esperienza di crescita (come sempre avviene attraverso la vera cognizione del dolore, anche se indiretta): farci accompagnare in questa esperienza dalla bellissima interpretazione di "Munasterio 'e Santa Chiara" che ci diede Vittorio De Sica. Un uomo che pur non essendo un cantante, amava tanto la SUA Napoli da saperci dare delle vibrazioni ed una vera catarsi con questa interpretazione, come non avrebbe potuto fare un'ugola d'oro della canzone e nemmeno della lirica: